Onu: persecuzione dei Rohingya dovrebbe essere considerata un genocidio

Pubblicato il 7 dicembre 2017 alle 6:01 in Asia Myanmar

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L’Alto Rappresentante dei diritti umani dell’Onu, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha affermato che la persecuzione dei Rohingya in Myanmar potrebbe essere considerata un genocidio.

In occasione della riunione del Consiglio dei Diritti Umani, martedì 5 dicembre 2017, Zeid ha reso noto che gli investigatori dell’Onu concordano che le brutalità commesse contro i Rohingya nello Stato di Rakhine, a partire dallo scorso agosto, sono talmente gravi da poter essere definite “un genocidio”. Tra le violenze sono stati riscontati incendi da parte delle forze di sicurezza del Myanmar per far bruciare vivi i Rohingya nelle proprie abitazioni, assassinii di adulti e bambini, spari contro i civili, stupri di donne e bambine e distruzione di scuole, case, mercati e moschee. Alla luce di ciò, Zeid ha esortato il Consiglio, formato da 47 membri, a chiedere l’autorizzazione dell’Assemblea Generale dell’Onu per avviare un nuovo meccanismo capace di provare la responsabilità individuale dei criminali.

Dall’altra parte, il governo del Myanmar ha negato le accuse di pulizia etnica e di aver commesso crimini contro l’umanità, pur vietando l’accesso ai giornalisti e agli investigatori delle Nazioni Unite nelle aree interessate Dello Stato di Rakhine. L’esercito locale continua ad affermare che le azioni militari siano state una risposta agli attacchi coordinati effettuati da gruppi armati di Rohingya.

Zeid ha specificato che, dallo scorso agosto a oggi, almeno 626,000 individui sono fuggiti, cercando salvezza nel vicino Bangladesh. Il 23 novembre 2017, le autorità di Yangon e Dacca hanno firmato un accordo per il rimpatrio di migliaia di Rohingya, la maggior parte dei quali è concentrata nella città bangladese di Cox’s Bazar. Ad avviso di Zeid, tuttavia, nessun rifugiato dovrebbe essere riportato in Myanmar senza che sia stato effettuato un controllo umanitario che assicuri la loro salvezza. Allo stesso modo, Amnesty International ha chiesto al Consiglio dei Diritti Umani di adottare una risoluzione rigida per mandare un messaggio al governo del Myanmar, affinché gli abusi contro i Rohingya finiscano immediatamente.

Intanto, la scorsa settimana, il Bangladesh ha approvato un progetto del valore di 280 milioni di dollari per collocare temporaneamente 100,000 profughi Rohingya presso un’isola nella Baia del Bengala.

I Rohingya sono una minoranza musulmana stanziata in Myanmar che non gode della cittadinanza birmana, poiché i suoi membri vengono considerati immigrati clandestini dal vicino Bangladesh. Secondo quanto riferito da Amnesty International, già dal 1982, il governo birmano aveva avviato una “campagna deliberata” che privava i Rohingya del diritto di vivere in Myanmar. Il conflitto nello Stato di Rakhine, scoppiato lo scorso agosto, rischia di divenire un ambiente propizio per le reti terroristiche che del sud-est asiatico legate all’ISIS.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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