Gerusalemme capitale di Israele: la visione della Cina

Pubblicato il 7 dicembre 2017 alle 14:11 in Asia Cina

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La Cina sostiene che il riconoscimento di Gerusalemme come capitale israeliana non promuoverà gli interessi nazionali degli Stati Uniti, né sarà utile ad assicurare la pace in Medio Oriente. E’ quanto afferma il quotidiano cinese in lingua inglese, China Daily, il 7 dicembre 2017.

Il giorno precedente, il presidente Donald Trump ha annunciato in diretta internazionale che Gerusalemme verrà riconosciuta come capitale di Israele e che diventerà la nuova sede dell’ambasciata statunitense nel Paese che, attualmente, si trova a Tel Aviv. Nel corso della settimana passata, Trump era stato messo in guardia dagli altri Paesi arabi, i quali sono convinti che il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele causerà ulteriori tensioni in Medio Oriente. Occorre ricordare che lo status di Gerusalemme costituisce una delle questioni più complicate all’interno del processo di pace israeliano-palestinese, in quanto la città rappresenta un sito religioso fondamentale sia per i musulmani, sia per gli ebrei, che ambiscono entrambi a proclamarla capitale del proprio Stato. La comunità internazionale ritiene che lo status di Gerusalemme possa essere definito soltanto nei colloqui di pace diretti tra Israele e la Palestina.

Un editoriale pubblicato sul quotidiano nazionale cinese in lingua inglese, The Global Times, aiuta a comprendere meglio la visione della Cina sulla questione. L’articolo riferisce che la decisione di Trump demolirà anni di sforzi diplomatici tra i palestinesi e gli israeliani e che, inoltre, il ruolo da mediatore ricoperto dagli Stati Uniti per molto tempo, adesso, è ormai giunto al termine. Alla luce di ciò, la mossa del presidente avrà un grande impatto sulle future dinamiche politiche mediorientali, peggiorando le faide territoriali tra i due popoli. La ragione per cui Trump ha “dato un calcio al nido dei calabroni”, quale Gerusalemme, è difficile da analizzare, così come è complicato determinare quali saranno le implicazioni a livello internazionale. Ciò che è certo, spiega il quotidiano cinese, è che la reazione araba e islamica sarà a dir poco drastica. Gli estremisti sfrutteranno l’occasione, come altre volte in passato, per dimostrare che la loro strada è l’unica via, sollevando un’ondata di nuovi attacchi terroristici. A tale riguardo, ad avviso dell’editoriale cinese, gli Stati Uniti devono aspettarsi una nuova seriedi attentati sul suolo domestico.

Riguardo alle motivazioni che hanno spinto Trump a prendere tale decisione, The Global Times riferisce che il leader americano potrebbe essersi fatto sovrastare dall’ansia di rispettare quanto promesso ad Israele nel corso della propria campagna elettorale. Nel settembre 2016, a meno di due mesi dalle elezioni presidenziali, Trump promise al presidente israeliano, Benjamin Netanyahu, che, se fosse stato eletto alla guida degli Stati Uniti, avrebbe riconosciuto sicuramente Gerusalemme come capitale di Israele. Come osserva il quotidiano cinese, il leader della Casa Bianca, non solo ha mantenuto la promessa, ma ha fatto ciò che i suoi predecessori non si erano azzardati a fare. Questa evidenza, afferma l’articolo, aiuta a comprendere la vera natura di Donald Trump che, dall’inizio del mandato presidenziale il 20 gennaio 2017 a oggi, ha dimostrato più volte di essere un leader audace. Da quando si è insediato alla Casa Bianca, gli Stati Uniti si sono ritirati dalla Trans-Pacific Partnership (TPP) il 24 gennaio e dall’accordo sul clima di Parigi il primo giugno; hanno bombardato una base aerea in Siria, il 6 aprile; hanno decertificato l’accordo nucleare iraniano, il 13 ottobre e, infine, hanno adottato un bando anti-migranti che vieta l’ingresso negli USA a sei Paesi a maggioranza musulmana, approvato dalla Corte Suprema statunitense il 5 dicembre scorso. Sembra incredibile, ma “Trump sta solo facendo ciò che ha promesso”.

Quale sarà la sua prossima mossa?

Se Trump continuerà su questa linea, ad avviso del Global Times, è probabile che utilizzerà la forza degli Stati Uniti per riformare e cambiare tutti quei luoghi del mondo che non lo soddisfano. Ad esempio, sotto la sua guida, gli USA potrebbero decidere di intervenire militarmente contro la Corea del Nord: se Pyongyang continuerà a rifiutarsi di interrompere i test nucleari e missilistici, le possibilità che Trump ricorra alle forze armate diventerà sempre più alta.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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