Minniti: integrazione cruciale per evitare fusione tra migranti e terrorismo

Pubblicato il 5 dicembre 2017 alle 14:02 in Immigrazione Italia

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Un’integrazione efficiente è l’antidoto alla fusione tra l’immigrazione e il terrorismo.

Questa è la soluzione proposta dal ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, in occasione del seminario organizzato dal CeSPI a Bruxelles, il 4 dicembre 2017, per evitare che i due fenomeni possano intrecciarsi e costituire un pericolo ancora più grande per l’Italia. Il ministro ha sottolineato che lo Stato italiano presenta un limite oggettivo nella possibilità di integrazione che deve essere riconosciuto per la salvaguardia del presente e del futuro, poiché esiste un legame tra la mancata integrazione e il terrorismo. Di conseguenza, i Paesi in cui l’integrazione dei migranti funziona alla perfezione sono più sicuri rispetto a quelli in cui il processo di integrazione presenta delle falle. A tale proposito, Minniti ha posto l’attenzione sui foreign fighters che, adesso che l’ISIS è stato sconfitto militarmente in Siria e in Iraq, potrebbero tentare di rientrare in Europa, infiltrandosi tra i flussi migratori. Alla luce di ciò, il controllo dei confini meridionali della Libia e delle rotte migratorie del Mediterraneo sono cruciali anche per contrastare il terrorismo. “Siamo di fronte a uno scacco militare, e ciò presuppone una fuga, una ritirata confusa, una diaspora di ritorno. Se c’è questa possibilità dobbiamo comprendere che l’incrocio tra i terroristi e i flussi migratori è un’ipotesi che non possiamo scartare”, ha precisato il ministro con riferimento ai combattenti stranieri che si erano uniti all’ISIS.

Nel corso del seminario, il ministro ha affrontato altri aspetti, tra cui il controllo dei confini meridionali della Libia e le risorse da destinare al continente africano. Ad avviso di Minniti, per affrontare la questione del fenomeno migratorio è necessario eliminare la parola “emergenza” e sostituirla con il termine “strutturale”.

Quanto affermato dal ministro era già stato sottolineato lo scorso 11 novembre, in occasione della presentazione della “Relazione sulla tutela della salute dei migranti e della popolazione residente”, dalla responsabile del dipartimento per l’immigrazione, Gerarda Pantalone, la quale aveva affermato che, dopo anni in cui gli interventi in ambito migratorio erano stati caratterizzati dall’emergenza, il 2017 è stato un anno all’insegna delle risposte strutturali. Ciò, sia secondo il ministro, sia secondo la Pantalone, è stato possibile grazie alla creazione dell’ossatura di un sistema di accoglienza basato su tre assi normativi. Il primo asse è stato la velocizzazione dei tempi di ospitalità nei centri e sull’effettività dei rimpatri; il secondo è stato l’accordo con l’Anci per la realizzazione della rete per il sistema di protezione per i rifugiati e i richiedenti asilo; il terzo asse, infine, è stato il Piano nazionale d’integrazione per i titolati di protezione internazionale.

In mertito alla Libia, Minniti ha affermato che, a suo avviso, la comunità internazionale ha un debito verso il Paese nordafricano, in quanto è intervenuta portando al rovesciamento del dittatore Muammar Gheddafi, senza tuttavia avere un progetto successivo. Il caos che ha seguito l’ottobre 2011 ha fatto sì che, nel giro di due anni, il traffico di esseri umani divenisse una delle principali fonti di reddito di un’ampia porzione di popolazione. Per tale ragione, ha affermato Minniti, se si lotta per combattere l’illegalità, è necessario proporre guadagni alternativi.

Infine, riguardo all’impegno europeo nel continente africano, il capo del Viminale sostiene che siano necessarie risorse da mettere in campo, passando così dagli aiuti agli investimenti. A suo avviso, non dobbiamo guardare al rapporto Africa-Europe in un’ottica caritatevole, in quanto i Paesi europei “non stanno facendo un favore a nessuno”. Più semplicemente, l’Europa ha bisogno dell’Africa, e l’Africa ha bisogno dell’Europa allo stesso modo. Al fine di costruire un futuro stabile per l’integrazione e la legalità dei migranti, ha concluso Minniti, c’è bisogno di passione e di costruire un rapporto di fiducia che sia duraturo nel tempo, non solo con i governi, ma anche con le popolazioni africane.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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