Corte Suprema approva bando anti-migranti di Trump

Pubblicato il 5 dicembre 2017 alle 11:12 in Immigrazione USA e Canada

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La Corte Suprema americana ha approvato l’entrata in vigore del bando anti-migranti che vieterà l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da Libia, Yemen, Ciad, Somalia, Iran, Siria, Corea del Nord e a determinati individui del Venezuela, per motivi di sicurezza nazionale.

La decisione viene considerata una grande vittoria dall’amministrazione Trump che, dall’inizio del mandato del presidente, aveva faticato a imporre definitivamente gli ordini esecutivi contro gli stranieri. Il 28 gennaio 2017, dopo soli 8 giorni dall’insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump aveva varato un primo bando anti-migranti, che era stato bloccato e riformulato il 6 marzo 2017, vietando l’entrata negli USA ai cittadini originari di Iran, Somalia, Sudan, Siria, Libia e Yemen. Dalla primavera passata, la questione è stata oggetto di riesame presso la Corte statunitense fino a che, il 13 settembre scorso, la Corte Suprema americana si è espressa a favore di tale restrizione, senza tuttavia permettere la sua entrata in vigore. Il 24 settembre 2017, è stata emessa una terza versione del bando volta a vietare l’entrata dei cittadini provenienti da Iran, Libia, Siria, Yemen, Somalia, Ciad e Corea del Nord negli USA. Tale ordine è stato bloccato da un giudice federale delle Hawaii, il 18 ottobre scorso. Infine, il 25 ottobre 2017, Trump ha firmato un altro ordine esecutivo che ripristinava l’ammissione dei rifugiati negli Stati Uniti ma che escludeva, tuttavia, quelli provenienti da 11 Paesi, non specificati per sicurezza, i quali sarebbero stati banditi dagli USA per 90 giorni.

Adesso, la decisione della Corte Suprema permetterà all’amministrazione di applicare definitivamente le restrizioni sulle entrate negli USA. Tali restrizioni variano a seconda del Paese in questione ma, nella maggior parte dei casi, i cittadini degli Stati presenti nel bando non potranno emigrare negli Stati Uniti in modo permanente, mentre a molti sarà vietato di andare a studiare, lavorare o addirittura in vacanza negli USA. L’Iran, ad esempio, potrà continuare a mandare i propri studenti nell’ambito di scambi culturali, ma questi saranno soggetti a controlli molto rigidi, mentre i somali non potranno più emigrare negli Stati Uniti, ma potranno visitarli per periodi ridotti venendo sottoposti a screening particolari. Il New York Times spiega che la nuova decisione della Corte Suprema ha ribaltato il compromesso raggiunto lo scorso giugno, secondo cui i cittadini che avevano legami con gli USA avrebbero potuto continuare ad entrarvi, nonostante le restrizioni previste dalle versioni precedenti del  bando.

Il procuratore generale, Jeff Sessions ha definito l’entrata in vigore dell’ordine esecutivo “una vittoria sostanziale per la sicurezza e la protezione dei cittadini americani”. Allo stesso modo, un portavoce della Casa Bianca, Hogan Gidley, ha riferito che il bando è “legale ed essenziale per proteggere il Paese”. Dall’altro lato, tuttavia, la American Civil Liberties Union, che riunisce tutti i gruppi che contrastano l’ordine, ha dichiarato che continuerà a denunciare l’illegalità del bando, cercando di portarlo di nuovo di fronte alla Corte. “Il pregiudizio anti-musulmano di Trump non è un segreto, è solo fortunato che le restrizioni siano state approvate per adesso, ma non rappresentano il nostro volere”, ha riferito il direttore dell’A.C.L.U.’s Immigrants’ Rights Project, Omar Jadwat.

Fin dalla propria campagna elettorale, il presidente Trump aveva annunciato di voler adottare una linea rigida nei confronti dell’immigrazione, al fine di rendere gli Stati Uniti un Paese più sicuro. Oltre all’emanazione dei bandi, tale promessa si è concretizzata, il 6 settembre 2017, con l’abrogazione del programma Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA), volto a evitare la deportazione dei giovani clandestini giunti negli Stati Uniti da bambini. Trump ha dato al Congresso sei mesi di tempo per trovare una nuova soluzione legislativa. Il DACA, o “programma per i sognatori”, era stato adottato nel 2012 dalla precedente amministrazione di Barack Obama, con l’intento di permettere ai giovani immigrati di poter lavorare legalmente negli USA.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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