IOM sostiene le iniziative dell’Unione Europea e Africana per i migranti in Libia

Pubblicato il 4 dicembre 2017 alle 14:11 in Immigrazione Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il direttore generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), Lacy Swing, ha dichiarato che l’IOM supporterà le iniziativa dell’Unione Europea e dell’Unione Africana, sostenute dall’Onu, per migliorare le condizioni dei migranti intrappolati nei centri di detenzione libici.

Il 29 e il 30 novembre 2017, in occasione del summit tra l’Unione Europea e Africana a Abidjan, in Costa d’Avorio, i leader europei e africani hanno affrontato la questione della crisi migratoria del Mediterraneo, ponendo particolare attenzione sulle condizioni dei migranti africani che sono costretti in “prigioni” in Libia, dove subiscono continui abusi e torture. Lo scorso 14 novembre, la CNN aveva pubblicato un video in cui mostrava migranti che venivano venduti all’asta come schiavi, poco lontano da Tripoli, a 400 dollari. Alla luce di ciò, l’Unione Africana e gli ufficiali dell’Onu hanno annunciato la creazione di una task force per gestire la situazione dei migranti nel Paese nordafricano, che collaborerà a stretto contatto con le autorità di Tripoli per raggiungere tre obiettivi. Il primo è quello di proteggere e salvare le vite dei migranti e dei rifugiati lungo le rotte migratorie, il secondo è l’acceleramento dei rimpatri volontari e, il terzo, è il ricollocamento di coloro che necessitano di protezione internazionale. Tali iniziative, ad avviso della comunità internazionale, contribuiranno anche a smantellare i traffici illegali.

Da parte sua, l’IOM sta portando avanti un programma per i ritorni volontari dei migranti nei Paesi di origine, grazie al quale, dal primo gennaio all’inizio del dicembre 2017, 14,004 individui sono tornati a casa. Inoltre, il 28 novembre 2017, il governo di Tripoli, guidato dal premier Fayez Serraj e sostenuto dall’Onu, ha annunciato l’organizzazione di voli per rimpatriare i migranti che sono tenuti prigionieri nei centri di detenzione libici. L’iniziativa, in collaborazione con l’IOM e la UN Refugee Agency (UNHCR), prevede che le autorità di Tripoli organizzino aerei almeno due o quattro volte a settimana. Entro la fine dell’anno, è previsto che vengano fatti rimpatriare altri 15,000 individui, soprattutto grazie alla formazione della task force congiunta per la gestione dei migranti, stabilita al summit di Abidjan. “Velocizzare i rimpatri dei migranti potrebbe non risolvere completamente il problema dei centri di detenzione libici, ma è nostro compito tirare fuori gli individui da quei centri”, ha spiegato Swing.

Secondo le registrazioni effettuare dall’IOM, ad oggi, sono più di 400,000 i migranti rinchiusi nei centri di detenzione in Libia, anche se è stato stimato che siano complessivamente 700,000. In tali luoghi, gli individui sono costretti a vivere in condizioni precarie, senza abbastanza cibo, acqua e altri beni di prima necessità. Molti centri sono talmente affollati che i migranti non hanno spazio nemmeno per sdraiarsi. Inoltre, sono sistematicamente sottoporti a torture e abusi, che non vengono risparmiati nemmeno alle donne e ai minori.

Affinché il rimpatrio volontario degli stranieri sia efficace, l’IOM assisterà altresì la loro reintegrazione all’interno delle società locali, cercando di assistere e migliorare le condizioni interne dei Paesi africani maggiormente interessati dal fenomeno migratorio, al fine di alleviare le cause dell’immigrazione e contrastare il traffico di esseri umani. La maggior parte dei migranti che prenderanno parte al programma di rimpatrio sono originari della Nigeria, Guinea, Gambia, Mali e Senegal.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.