Immigrazione: USA si ritirano da progetto internazionale

Pubblicato il 3 dicembre 2017 alle 12:49 in Immigrazione USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di ritirare il suo Paese dal Migration Compact, accordo internazionale su migranti e rifugiati.

La missione americana presso le Nazioni Uniti ha informato il segretario generale dell’ONU, António Guterres, che gli Stati Uniti intendono mettere fine alla loro partecipazione al Migration Compact, patto mondiale sulla migrazione. A renderlo noto è l’amministrazione del presidente Trump nella giornata di sabato 2 dicembre 2017 attraverso un comunicato ufficiale. A settembre 2016, i 193 membri dell’Assemblea generale dell’ONU avevano adottato all’unanimità un testo detto “Dichiarazione di New York” per i rifugiati e i migranti; tale documento è volto a migliorare sul lungo periodo la gestione internazionale dei flussi migratori, l’accoglienza dei migranti e il loro eventuale rimpatrio. Sulla base di tale Dichiarazione, l’Alto commissario per i Rifugiati Filippo Grandi è stato incaricato di proporre un patto multilaterale sui migranti e sui rifugiati in occasione del suo rapporto annuale presso l’Assemblea generale dell’ONU che si terrà nel 2018. Il patto dovrà incentrarsi su due punti principali: l’individuazione di una linea coerente di misure da mettere in pratica per risolvere la situazione, allo stato odierno problematica, e dei programmi d’azione concreti.

Sabato 2 dicembre 2017 la missione degli Stati Uniti presso l’ONU ha spiegato in un comunicato che la Dichiarazione di New York comprende numerose disposizioni incompatibili con le politiche americane sull’immigrazione e sui rifugiati, andando a scontrarsi con i principii stabiliti dall’amministrazione Trump in materia di flussi migratori. Tali incompatibilità non sono state rese note, ma – come ha continuato a spiegare Nikki Haley, ambasciatrice americana alle Nazioni Unite – il presidente Trump ha conseguentemente deciso la cessazione della partecipazione americana alla progettazione e stesura del Patto, che prima di essere convalidato dovrà ottenere il benestare dell’ONU nel 2018.

Da quando il repubblicano Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca a gennaio 2017, questa non è la prima volta che il presidente annulla gli impegni presi in materia internazionale dal suo predecessore democratico, Barack Obama. Primo fra tutti l’accordo sul clima di Parigi sottoscritto nel 2015 e volto ad arginare il riscaldamento globale, da cui Trump ha manifestato la volontà di recedere; ma anche la sua decisione di uscire dall’Unesco – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura – a partire dal 2019, poiché l’organismo internazionale avrebbe mostrato pregiudizi nei confronti di Israele. In un altro settore, la lotta contro la proliferazione del nucleare, il presidente americano non riconosce più il rispetto dell’Iran di un accordo internazionale del 2015 volto a garantire la natura pacifica del suo programma atomico. Il cambiamento di rotta statunitense in materia rappresenta un primo passo verso una eventuale fine di tale intesa.

L’ambasciatrice americana Haley ha sottolineato che l’America è fiera della sua tradizione culturale in materia di immigrazione e della sua leadership nel sostegno alle popolazioni migranti e ai rifugiati in tutto il mondo. Tuttavia, Haley ha spiegato che l’approccio globale della Dichiarazione di New York risulta incompatibile con la sovranità americana, in quanto le decisioni statunitensi sulle politiche di immigrazione devono “sempre essere prese dagli americani, e dagli americani soltanto”.

In seguito alla volontà manifestata dagli USA, il presidente in carica in seno all’Assemblea generale dell’ONU, il leader diplomatico slovacco Miroslav Lajcak, ha rilasciato un comunicato in cui si rammarica della decisione americana, affermando che le migrazioni sono un problema mondiale che pertanto esige una risposta mondiale. Il suo portavoce, Brenden Varma, ha poi aggiunto che il multilateralismo resta il mezzo migliore per affrontare le sfide mondiali.

Il dietrofront statunitense dal progetto del Migration compact avviene all’indomani di un incremento delle riunioni sull’immigrazione da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che da novembre ha intensificato gli incontri dedicati a questa problematica. Infatti, dopo la crisi dei migranti e dei rifugiati che tentano di raggiungere l’Europa, la questione è tornata a far parlare di sé da agosto con l’esodo dei Rohingya che da Myanmar sono diretti verso il Bangladesh, e per via di una sospetta tratta di schiavi in Libia.

Il Migration Compact (patto sulla migrazione) è la proposta presentata il 15 aprile 2016 dal governo italiano di Matteo Renzi all’Unione Europea per ridisegnare le politiche europee circa i rapporti con i Paesi terzi, e in particolar modo con quelli africani, dai quali arriva il grosso dei flussi migratori diretti verso l’area mediterranea del continente europeo.  Tale documento è stato inviato al presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, all’allora presidente del Consiglio dell’Unione Europea, il premier olandese Mark Rutte, e all’alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Federica Mogherini.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti francesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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