Serraj negli USA: “Spero nella sospenzione dell’embargo sulle armi”

Pubblicato il 2 dicembre 2017 alle 6:01 in Libia USA e Canada

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Il premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj, è in visita ufficiale negli Stati Uniti. Il 30 novembre 2017 ha incontrato il segretario della Difesa, James Mattis al Pentagono, mentre il primo dicembre il presidente Donald Trump alla Casa Bianca.

Durante i colloqui al Pentagono, Mattis e Serraj hanno riconosciuto i progressi effettuati dal Paese nordafricano nella lotta contro gli estremisti e l’ISIS. Tuttavia, il premier libico ha affermato di sperare che l’Onu riduca l’embargo di armi contro la Libia, in vigore dal settembre 2011. A suo avviso, le autorità libiche hanno equipaggiamenti insufficienti a contrastare efficacemente i terroristi, motivo per cui la sospensione dell’embargo porterebbe beneficio alle forze di sicurezza. “Speriamo che le limitazioni vengano parzialmente eliminate, almeno verso alcune branche dell’esercito, come la Guardia Presidenziale e la Guardia Costiera, così da permettere loro di combattere definitivamente gli estremisti islamisti”, ha affermato Serraj. Dall’altra parte, Mattis, oltre ad aver apprezzato lo sforzo della autorità libiche nelle operazioni antiterrorismo, ha ribadito il supporto degli Stati Uniti a un progresso politico e della sicurezza della Libia.

Non sono ancora stati rilasciati dettagli riguardo al colloquio con Donald Trump, perciò non è chiaro se i due leader abbiano affrontato il tema della crisi migratoria e del mercato dei migranti schiavi in Libia, denunciato dalla CNN lo scorso 14 novembre attraverso un video che mostrava migranti africani venduti all’asta per 400 euro, poco lontano da Tripoli. Ciò ha provocato l’indignazione della comunità internazionale, portando l’Onu a definire la schiavitù in Libia un “crimine contro l’umanità”. La questione è stata al centro del summit di Abidjan tra l’Unione Europea, l’Unione Africana e gli ufficiali dell’Onu, tenutosi il 19 e 30 novembre 2017.

Dal rovesciamento del dittatore Muammar Gheddafi, nell’ottobre del 2011, la Libia si trova in una situazione di profonda instabilità. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è andato sull’orlo di una nuova guerra civile, che ha visto la contrapposizione tra due governi rivali, uno insediato a Tripoli, e uno insediato a Tobruk. Il 17 dicembre 2015, i due attori, guidati dall’Onu, hanno raggiunto un accordo per la formazione del Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato dal premier Fayez Serraj, che avrebbe dovuto unificare il panorama politico libico. Tuttavia, il GNA è riuscito ad insediarsi a Tripoli soltanto nel marzo 2016, non venendo riconosciuto né dal governo di Tobruk, appoggiato da Russia ed Egitto, né dalle forze fedeli all’ex governo di Tripoli, che hanno iniziato a commettere una serie di attacchi contro la capitale per riprendere il potere. Tale situazione ha fatto sì che ad oggi, nonostante l’appoggio dell’Onu e degli USA, il governo di Serraj stia ancora faticando per imporre la propria autorità in tutta la Libia. Il 26 settembre 2017, a Tunisi, è iniziata la prima fase del Piano d’azione delle Nazioni Unite per la Libia, presentato sei giorni prima dall’inviato dell’ONU in Libia, Ghassan Salamé, per effettuare una serie di modifiche all’accordo di Skhirat. Il piano mira a porre fine alla crisi politica e di sicurezza che il Paese, introducendo cambiamenti istituzionali mirati a creare le condizioni per l’organizzazione di elezioni nazionali.

Da quanto ha iniziato il proprio mandato presidenziale, il 20 gennaio 2017, Trump ha sostenuto che gli USA non dovessero intervenire in Libia, pur confermando il proprio sostegno al governo di Serraj e all’unificazione politica del Paese. Tuttavia, nell’ambito della lotta al terrorismo, in linea con la decisione di eliminare le limitazioni ai bombardamenti aerei contro i terroristi, il 22 settembre 2017, l’amministrazione Trump ha bombardato per la prima volta i militanti dello Stato Islamico in Libia, colpendo un campo di addestramento dell’organizzazione nel deserto libico.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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