Avviate procedure di rimpatrio di emergenza per i migranti dei centri libici

Pubblicato il 1 dicembre 2017 alle 14:41 in Immigrazione Libia

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La Libia ha raggiunto un accordo con i leader europei e africani per effettuare rimpatri di emergenza dei rifugiati e dei migranti che hanno subito violenze e abusi all’interno dei centri di detenzione libici.

La decisione è stata presa a margine del summit tra l’Unione Europea e Africana a Abidjan, in Costa d’Avorio, tenutosi il 29 e il 30 novembre 2017. In cima all’agenda degli incontri c’era lo sviluppo dei Paesi africani e l’importanza dei giovani, ma la questione dei migranti in Libia ha finito per dominare le discussioni. Il presidente della Costa D’avorio, Alassane Ouattara, ha commentato: “Questa tragedia ci deve ricordare le ore più buie dell’umanità. Io mi appello al nostro forte senso di responsabilità ed esorto a prendere provvedimenti immediati”. Alla fine dell’evento, l’Unione Europea, l’Unione Africana e gli ufficiali dell’Onu hanno annunciato la creazione di una task force per gestire la situazione dei migranti in Libia, che collaborerà a stretto contatto con le autorità di Tripoli. L’obiettivo è quello di proteggere e salvare le vite dei migranti e dei rifugiati lungo le rotte migratorie, accelerare i rimpatri volontari e il ricollocamento di coloro che necessitano di protezione internazionale. Tali iniziative contribuiranno anche a smantellare i traffici illegali.

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha aggiunto che è fondamentale anche cercare di risolvere, o quantomeno di alleviare, le cause dell’immigrazione. A suo avviso, la tragedia nel Mediterraneo non avrà fine se non verranno create opportunità di immigrazioni legali, e se i cittadini africani non riusciranno ad avere la prospettiva di un futuro dignitoso nei propri Paesi di origine. A tale proposito, Magalie Laliberte, del network per la povertà Oxfam, ha affermato che la comunità internazionale deve investire negli Stati dell’Africa per creare più opportunità di lavoro, soprattutto per i giovani.

Il quotidiano libico Libya Herald ha riportato le parole del premier di Tripoli, Fayez Serraj, presente al summit, il quale avrebbe affermato che soltanto il 4% dei migranti presenti in Libia, pari a circa 22,000, è costretto nei centri di detenzione, mentre il restante è in fase di integrazione nel mercato del lavoro locale. Le stime di Serraj, tuttavia, sono nettamente minori rispetto a quelle effettuate dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), secondo cui tra i 400,000 e i 700,000 migranti vivono in condizioni disumane in Libia. Il premier libico ha concluso il proprio intervento chiedendo ai Paesi africani di prendersi le proprie responsabilità e di far rimpatriare i propri cittadini, e all’Europa di contribuire, accettando i migranti.

Attualmente, insieme ai propri Stati membri, l’UE costituisce il principale donatore dell’Africa, alla quale trasferisce annualmente 20 milioni di euro e, grazie al nuovo External Investmenr Plan, presentato il 20 novembre 2017, è previsto che le autorità europee stanzino 44 miliardi di euro attraverso un investimento privato, entro il 2020. Ad oggi, lo EU Emergency Trust Fund per l’Africa dispone di 3,2 miliardi di euro, utilizzati per 117 diversi programmi volti a creare posti di lavoro, a incentivare lo sviluppo economico e a meglio gestire il fenomeno migratorio.

In linea con quanto affermato nel corso del summit di Abidjan, mercoledì 29 novembre 2017, la Nigeria ha fatto rimpatriare 240 migranti dalla Libia, affermando di volersi impegnare per far rientrare tutti i cittadini nigeriani che si trovano nel Paese nordafricano.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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