La Corea del Nord e la dinamica della guerra

Pubblicato il 30 novembre 2017 alle 12:58 in Corea del Nord Il commento

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Sorriso vita in diretta

Il dittatore della Corea del Nord ci spaventa. Una forma di ossessione per la sua personalità ha invaso i media. Eppure, ogni discorso sulla sua psicologia è una condanna a non capire. Per intendere correttamente il senso di questa affermazione, occorre conoscere la dinamica della guerra che dipende da tre tipi di armi: risibili, temibili e terribili.

Quando il nemico ha armi risibili, il ricorso alla guerra è molto probabile. Gli Stati Uniti hanno attaccato il governo talebano in Afghanistan, Saddam Hussein in Iraq e Gheddafi in Libia perché sapevano di scontrarsi con eserciti risibili. L’8 agosto 2008, la Russia ha attaccato la Georgia senza la minima esitazione. A Putin bastarono un paio di giorni per piegare un esercito inconsistente. Nessun leone esita davanti a una gazzella.

Quando il nemico ha armi temibili, il ricorso alla minaccia diventa più conveniente della guerra. Gli Stati Uniti preferiscono minacciare l’Iran piuttosto che attaccarlo. Se Trump provasse a invadere Teheran, perderebbe numerosi soldati e rimarrebbe impantanato in Medio Oriente. È ciò che Obama spiegò a Thomas Friedman, in una video intervista al “New York Times” del 14 luglio 2015: gli accordi sono preferibili alla guerra perché “l’Iran ha un buon esercito”. Dal canto suo, l’Iran ha preferito firmare gli accordi contro il suo programma nucleare, pur sapendo che rappresentano un atto di sottomissione agli Stati Uniti. Chi ha armi terribili non consente a nessuno di interferire nella sua politica interna.

Quando il nemico ha armi terribili, come la Corea del Nord, il ricorso alla diplomazia è d’obbligo. Trump sta pregando il presidente della Cina di convincere Kim Jong-un a sedersi a un tavolo negoziale. Uno scambio di bombe atomiche non gli sembra conveniente. Trump ebbe addirittura parole di stima per Kim Jong-un. In un’intervista a CBS News del 30 aprile 2017, disse che il dittatore della Corea del Nord era un uomo molto in gamba. Periodicamente lo dileggia, ma è teatro. Trump cerca una mediazione.

Per riassumere la dinamica della guerra, i casi sono tre. Le armi risibili incoraggiano la forza bruta; le armi temibili la scoraggiano e quelle terribili la paralizzano.

Da questa legge sociologica, possiamo ricavare tre insegnamenti. Il primo è che all’Italia conviene avere un esercito quanto meno temibile. Il secondo è che gli Stati Uniti e la Russia arretrano soltanto se non possono avanzare. Il terzo è che amare la pace significa augurarsi che i nemici dell’Occidente, con eserciti risibili, non siano troppi.

La psicologia di Kim Jong-un è irrilevante per comprendere la dinamica dei rapporti tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti. È facile dimostrarlo. Trump ha un temperamento aggressivo e infatti, il 13 aprile 2017, ha sganciato la bomba non nucleare più potente che esista contro una postazione dell’Isis in una cava dell’Afghanistan, ma non l’ha sgangiata contro la Corea del Nord perché i militanti dell’Isis sono risibili e i nordcoreani sono terribili. Allo stesso modo, Trump ha lanciato un attacco missilistico contro una base di Bassar al Assad, il 6 aprile 2017, per punire il suo ricorso alle armi chimiche contro i siriani, ma ha prima avvisato i russi dell’attacco affinché avessero il tempo di mettersi al riparo. Assad è risibile; Putin è terribile.

In un sistema internazionale dominato dall’anarchia, ovvero dall’assenza di un’autorità superiore che sieda al di sopra degli Stati, la pace è possibile soltanto se la guerra è impossibile. Se abbiamo a cuore la pace nel mondo, dobbiamo tifare, almeno un po’, per i nostri nemici più risibili. Tifare per i propri nemici significa augurarsi che i rapporti di forza tra le potenze non siano mai così sbilanciati da rendere troppo conveniente il ricorso alla forza bruta.

Tutto questo non significa augurarsi che gli Stati Uniti perdano il ruolo di potenza egemone. Al contrario, è bene che la Casa Bianca domini il mondo. Questo ruolo gli spetta perché l’ha guadagnato sconfiggendo tutti i suoi nemici. Come abbiamo visto, l’arena internazionale è una giungla dominata dal più forte. Nessuno pensi che, tramontati gli Stati Uniti, il mondo cambierebbe. Si verificherebbe soltanto un passaggio di consegne da una potenza all’altra. Siccome l’Italia è un alleato stretto degli Stati Uniti, non ha alcun interesse ad assistere al declino americano. Ha però un interesse ad assistere al declino delle guerre americane che ci creano molti problemi. Vi sono infatti modi diversi di dominare il mondo e la guerra non è il solo.

Per gentile concessione del direttore de “il Messaggero”, articolo pubblicato nella rubrica “Atlante” domenica 26 novembre 2017.

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di Alessandro Orsini

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