La Cina sta aumentando la propria forza militare e nucleare

Pubblicato il 30 novembre 2017 alle 6:01 in Asia Cina

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La Cina sta accrescendo la propria forza militare e nucleare.

Il quotidiano del Partito Comunista cinese, People’s Daily, ha riportato che, entro l’inizio del 2018, sarà dispiegato il missile intercontinentale DF-41, uno dei razzi capaci di coprire la distanza più lunga al mondo, pari a 12,000 km. L’esperto militare cinese, Yang Chengjun, ha riferito che l’ultimo test dell’arma di quarta generazione, molto strategica per la Cina, è stato un successo. Secondo dati pubblici, il DF-41, lungo 16,5 metri e largo 2,78 metri e capace di trasportare 10 testate multiple manovrabili, è un rivale dei missili di sesta generazione che sono stati sviluppati da alcuni Paesi, come il razzo americano LGM-30 Mineteman, e il russo RT-2PM2. “Il nuovo missile cinese sarà in grado di colpire qualsiasi area del globo, rendendo la Cina capace di contrastare eventuali attacchi nucleari contro il proprio territorio”, ha spiegato Yang.

Il 26 novembre 2017, un’industria della provincia di Hubei, nel centro del Paese, ha reso noto che inizierà la costruzione di una piattaforma marina nucleare, progettata per fornire energia alle piattaforme petrolifere offshore cinesi. Secondo tale industria, il progetto è già stato finalizzato e sta per iniziare la fase di costruzione, che dovrebbe essere completata entro il 2020. Verranno sviluppati due tipi di piattaforme, una sommersa e una galleggiante. La seconda produrrà una maggiore quantità di energia, che potrebbe alterare le condizioni marine, come la forza delle onde, del mare e le maree. Uno studioso della Chinese Academy of Engineering, Zhang Jinlin, ha riferito che le piattaforme costituiscono un progetto civile e militare progettato per evitare lo spreco di energia, e per assicurare la protezione dalle radiazioni. Jinlin ha aggiunto che, una volta che la tecnologia nucleare delle piattaforme verrà ridotta, potrà essere applicata alle navi militari, agli aerei da guerra e ai sottomarini nucleari. Insieme allo sviluppo delle tecnologie nucleari, a partire dal 2015, la Cina ha promosso una serie di riforme militari. Tra queste, la riforma della difesa nazionale e dell’esercito, la più importante messa in atto dal 1955, ha l’obiettivo di equiparare la forza militare del Paese alla sua importanza economica.

Le prime modifiche sono state di stampo amministrativo, e hanno visto un cambiamento nella struttura della Commissione Militare Centrale, i cui quattro dipartimenti sono stati riorganizzati e suddivisi in 15 unità. Successivamente, è stato istituito un dipartimento autonomo per l’Armata Popolare di Liberazione (APL), non più sotto l’egida del Dipartimento General Staff, e sono stati differenziati diversi corpi specializzati dell’esercito.

Al fine di rafforzare il potere e l’influenza sulla scena internazionale, la Cina sta promuovendo anche la propria presenza militare all’estero. Ciò significa una maggiore partecipazione alle missioni di peace-keeping dell’Onu, ma anche un maggiore coinvolgimento nelle esercitazioni militare congiunte con altre potenze, come la Russia, e la costruzione di basi militari all’estero. In linea con tali obiettivi, il primo agosto 2017, è stata inaugurata la prima base militare cinese in Gibuti. Infine, nel 2017, Pechino ha aumentato il budget della spesa militare del 7%, per un valore pari a 151 miliardi di dollari.

La crescita militare cinese, insieme alle mire espansionistiche della Russia, stanno preoccupato la NATO, la quale sta cercando di aumentare a sua volta la propria forza. Secondo quanto riportato dall’ultimo report dell’alleanza atlantica, tale situazione potrebbe portare ad una sorta di “nuova Guerra Fredda”. Il documento identifica 20 tendenze globali che potrebbero ripercuotersi sulla NATO entro il 2025, tra cui l’intelligenza artificiale, lo sviluppo tecnologico e i cambiamenti climatici.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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