Consiglio di sicurezza dell’Onu condanna l’ultimo test missilistico di Pyongyang

Pubblicato il 30 novembre 2017 alle 9:55 in Corea del Nord USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato fortemente l’ultimo test missilistico della Corea del Nord, effettuato il 29 novembre 2017.

Nel corso di un meeting di emergenza del Consiglio richiesto da Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone, l’ambasciatrice americana, Nikki Haley, ha riferito che “le azioni del regime canaglia di Kim Jong-un hanno portato il mondo sempre più vicino a una guerra”. A suo avviso, se scoppierà un conflitto, sarà causato dai continui atti di aggressione di Pyongyang, che verrà “completamente distrutto”. L’ambasciatrice ha altresì aggiunto che, nonostante le sanzioni imposte nel corso dei mesi passati, la Corea del Nord continua a testare missili sempre più potenti, avvicinandosi ad avere un vero e proprio arsenale nucleare. Per fronteggiare tale pericolo, la Haley ha esortato tutti i Paesi a isolare ulteriormente Pyongyang, tagliando tutti i legami con il regime.

La reazione del presidente Donald Trump e degli ufficiali della Casa Bianca è stata caratterizzata da un linguaggio meno duro rispetto a quello dell’ambasciatrice statunitense all’Onu. Trump ha commentato l’accaduto dicendo che “la situazione verrà gestita al più presto”, e che “verranno imposte maggiori sanzioni contro la Corea del Nord”. Il segretario della Difesa, James Mattis, invece, ha espresso la propria preoccupazione riguardo all’avanzamento tecnologico e nucleare raggiunto da Pyongyang, riferendo che “la Corea del Nord sta continuando a compiere sforzi per costruire una minaccia che mette a rischio la pace mondiale, regionale e certamente anche quella degli Stati Uniti”. Infine, il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha condannato l’accaduto, riferendo tuttavia che “l’opzione diplomatica rimane una possibilità”.

Come si legge sul sito ufficiale della Casa Bianca, subito dopo il test missilistico nordcoreano, Trump ha colloquiato telefonicamente con il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, e con il presidente cinese, Xi Jinping. Durante la conversazione, i leader americano e sudcoreano hanno condannato le azioni di Pyongyang, concordando che lo sviluppo del programma nucleare nordcoreano è una minaccia per il mondo interno. Nel corso della telefonata con Xi Jinping, invece, Trump ha sottolineato l’importanza del ruolo cinese nel cercare di convincere la Corea del Nord a interrompere le provocazioni, e a decidere di denuclearizzarsi. Nonostante la Cina non apprezzi le mosse di Pyongyang, ritiene che gli Stati Uniti e la Corea del Sud siano ugualmente responsabili delle tensioni nella regione. A suo avviso, Washington e Seoul hanno contribuito a peggiorare la situazione attraverso le esercitazioni militari congiunte.

Il missile testato dalla Corea del Nord il 29 novembre scorso, un ICBM Hwasong-15, è il più potente che il regime abbia lanciato finora, capace di raggiungere qualsiasi area del territorio statunitense. L’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana, KCNA WATCH, ha riportato le parole del viceministro dell’Industria Metallurgica di Pyongyang, Yang Ho, il quale ha riferito di essere molto eccitato per il successo del test missilistico. “Il test è stato come un rombo di tuono per gli Stati Uniti e le forze ostili che stanno cercando di bloccare la nostra avanzata nucleare. Per Pyongyang, invece, è stato una grande vittoria che dimostra al mondo intero che siamo in grado di proteggerci con il nucleare”, ha dichiarato il ministro. Ad avviso del vicepresidente della State Academy for Science nordcoreana, Hong Pyong Guk, il missile Hwasong-15 “è il razzo perfetto capace di colpire tutto il territorio statunitense, con una testata molto pesante”. Il comunicato dell’agenzia di stampa si conclude riferendo che “il lancio del 29 novembre 2017 farà capire agli USA e ai suoi alleati vassalli che è tempo di considerare altre opzioni per risolvere le tensioni”.

In un articolo pubblicato su The National Interest, Eric Gomez ritiene che, nonostante il test missilistico abbia dimostrato che la Corea del Nord sta completando il proprio programma nucleare, l’entità della minaccia contro gli USA, sostanzialmente, non è cambiata. L’autore spiega che il missile Hwasong-14, lanciato il 28 luglio 2017 da Pyongyang, era già in grado di raggiungere il territorio americano, per cui, a suo avviso, la situazione non si è aggravata. Eventuali nuove sanzioni da parte di Washington potrebbero rallentare lo sviluppo dell’arsenale nucleare, ma non migliorerebbero l’immagine strategica degli Stati Uniti, i quali, al contrario, dovrebbero cogliere l’occasione per rivalutare il proprio approccio, fissando nuovi obiettivi e sviluppando un piano di azione diverso. L’autore conclude che la denuclearizzazione, pur costituendo traguardo nobile, non dovrebbe essere imposta come una precondizione per il dialogo con la Corea del Nord, dal momento che la difesa del Paese è la cosa più importante per Kim Jong-un. Gli USA, invece, per convincere Pyongyang a sedersi al tavolo dei negoziati, dovrebbero sospendere le proprie dimostrazioni di forza.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.