Egitto: il Sinai diventerà una zona sicura entro 3 mesi

Pubblicato il 29 novembre 2017 alle 18:02 in Africa Egitto

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ha ordinato al proprio esercito di utilizzare tutta la forza necessaria per rendere sicura la penisola del Sinai entro i prossimi 3 mesi.

La decisione di Al-Sisi, annunciata mercoledì 29 novembre 2017, giunge pochi giorni dopo l’attentato che, il 24 novembre 2017, ha colpito la moschea di Al-Rawdah, situata nei pressi della città di Al-Arish, capoluogo del governatorato egiziano del Sinai del Nord, causando la morte di 305 persone e il ferimento di altre 109.

Pochi giorni dopo, il 28 novembre 2017, il Ministero degli Interni egiziano ha annunciato che le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 11 presunti militanti durante alcuni scontri a fuoco nel governatorato di Ismailia, al confine con il Sinai del Nord. L’area in cui si sono verificati i combattimenti sarebbe stata un nascondiglio dei militanti estremisti, utilizzata come campo di addestramento e magazzino per le armi e il materiale logistico.

L’attacco terroristico non è ancora stato rivendicato. Nella penisola del Sinai è molto attivo un gruppo terroristico affiliato allo Stato Islamico, che si autodefinisce “Stato del Sinai”. Il gruppo ha più volte rivendicato la paternità di attacchi terroristici avvenuti nell’area contro le forze della polizia egiziana. Recentemente, un nuovo gruppo estremista è apparso sulla scena egiziana. Si tratta di “Ansar Al-Islam”, un’organizzazione affiliata di Al-Qaeda che ha rivendicato l’attentato che, il 20 ottobre 2017, aveva portato alla morte di almeno 16 poliziotti nel deserto occidentale egiziano.

Durante il suo discorso, Al-Sisi si è rivolto al capo di stato maggiore dell’esercito egiziano, Mohamed Farid Hegazy, affermando: “È vostra responsabilità rendere sicuro e stabilizzare il Sinai entro i prossimi 3 mesi. Potete utilizzare tutta la forza bruta necessaria”. Il presidente egiziano ha aggiunto: “Invitiamo ad affrontare la campagna di distorsione contro la religione islamica. Non dobbiamo essere uno strumento di distorsione dell’Islam e dei musulmani e dobbiamo lavorare per correggere l’immagine della religione islamica”.

In Egitto è in vigore lo stato di emergenza dal 10 aprile 2014. Al-Sisi aveva imposto lo stato di emergenza nell’area settentrionale del Sinai il 25 ottobre 2014, dopo una serie di attacchi terroristici nella regione, che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile, il presidente egiziano aveva esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo l’uccisione di 47 persone negli attentati contro due chiese copte durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme. Più recentemente, il 12 ottobre 2017, il presidente egiziano aveva esteso lo stato di emergenza per un periodo di 3 mesi, a causa del persistere della situazione di instabilità nel territorio.

In seguito al rovesciamento del presidente egiziano Hosni Mubarak, nel 2011, centinaia di islamisti hanno fatto ritorno in patria dall’Afghanistan, decidendo di stabilirsi nel Sinai. Dopo che il successivo presidente, Mohamed Morsi, è stato rimosso, nel 2013, gli islamisti hanno cominciato a condurre attacchi terroristici in modo sistematico contro le forze di sicurezza. Ciò ha causato l’evacuazione di molte persone residenti nel luogo. Dal 2012 al 2015, nell’area, si sono verificati più di 400 attacchi contro gli agenti delle forze di sicurezza locali. A partire dal 2016, il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi ha aumentato le misure anti-terrorismo, attraverso l’adozione dell’iniziativa Operation Right of the Martyr, che prevede operazioni contro i militanti dello Stato Islamico presenti nel territorio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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