Come si manipola l’informazione

Pubblicato il 27 novembre 2017 alle 18:32 in Corea del Nord Il commento

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Cisnetto 3

Le tecniche più utilizzate dai giornalisti per manipolare l’informazione sono tre. La prima consiste nel diffondere notizie false. È una tecnica impiegata nei regimi autoritari, che hanno il controllo sui media, ma che non viene quasi mai usata nelle società libere, dove le notizie false vengono identificate facilmente.

Le tecniche più utilizzate dai giornalisti delle società libere sono le rimanenti due.

La prima consiste nello scrivere un articolo evitando di riportare una serie di notizie che metterebbe in pericolo il successo della manipolazione. Ad esempio, si vuol far credere che il dittatore della Corea del Nord provi piacere nel vedere che i suoi concittadini vivono con i vermi nello stomaco e si attribuisce soltanto a lui la causa delle cattive condizioni dell’agricoltura del suo paese. Subito dopo, l’autore dell’articolo si affretta a negare il peso delle sanzioni dell’Occidente nel processo di impoverimento della Corea del Nord. In realtà, le sanzioni hanno avuto ripercussioni drammatiche sulla vita dei nordocreani, ma non viene raccontato oppure viene negato contro ogni logica: nessuno utilizzerebbe le sanzioni, se non avessero conseguenze negative sulla Corea del Nord.

La seconda tecnica più utlizzata dai giornalisti delle società libere per manipolare l’informazione consiste nel non riportare migliaia di notizie. È una forma nascosta di censura. Se, ad esempio, un quotidiano italiano vuole convincere i lettori che l’Iran è un paese malvagio, eviterà di dire che l’Iran si arma come conseguenza del fatto che gli Stati Uniti vendono molte armi ai suoi nemici. Mi spiego meglio. Obama ha chiuso un enorme accordo militare con Israele prima di lasciare la Casa Bianca mentre Trump l’ha chiuso con l’Arabia Saudita. Arabia Saudita e Israele sono nemici irriducibili dell’Iran che si arma, a sua volta, spaventato di essere attaccato dalla nuova potenza militare di israeliani e sauditi. La conclusione dei giornalisti è: l’Iran è cattivo. 

La domanda è: perché i giornalisti delle società libere, e quindi anche i giornalisti italiani, manipolano l’informazione in questo modo?

Gli obiettivi principali che vogliono raggiungere sono due. Il primo è che, una volta costruita l’immagine di un mostro, possono atterrire le persone e spingerle ad andare in edicola. È la stessa tecnica che è stata utilizzata con l’Isis quando i giornalisti dicevano, o inducevano a credere, che i miliziani dello Stato Islamico avrebbero conquistato tutto il Medio Oriente. Oggi sappiamo che quei miliziani e le loro roccaforti erano un fenomeno militarmente irrilevante. Abbattuto lo Stato Islamico, i giornalisti hanno preso ad alimentare una nuova forma di terrore rappresentata dal pericolo che il dittatore della Corea del Nord lanci una bomba atomica contro di noi. Questo pericolo è totalmente inventato perché Kim Jong-un non ha alcuna intenzione di attaccarci e infatti non ci attaccherà, se non sarà attaccato. È lo stesso modo di operare di molte trasmissioni televisive: atterrire per fare audience.

La seconda ragione per cui molti giornalisti delle società libere manipolano l’informazione è che cercano di forgiare un clima psicologico che spinga le persone ad accettare un’eventuale guerra. L’obiettivo è raggiunto quando ci convinciamo che i nostri nemici, o presunti tali, sono pazzi e che pertanto non sarebbe possibile con loro nessun ragionamento logico o trattativa. La conclusione di milioni di italiani diventa: “Ma è un pazzo! Si può soltanto abbatterlo!”. La guerra porterà tantissimi morti, ma gli italiani diranno che i governi occidentali che hanno attaccato per primi hanno operato correttamente per mancanza di alternative.

La vera libertà della conoscenza nelle società libere non scaturisce dal giornalismo, ma dalle università. Il giornalismo è il luogo in cui si imparano le tecniche della manipolazione; le università sono il luogo in cui vengono svelate. Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano in Italia sulla politica internazionale

di Alessandro Orsini

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