USA: stop al rifornimento di armi ai curdi siriani

Pubblicato il 25 novembre 2017 alle 15:20 in Medio Oriente Siria

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Gli Stati Uniti non riforniranno più di armamentari le milizie curde in Siria, ha annunciato il presidente americano, Donald Trump,al presidente della Turchia, Tayyip Recep Erdogan, stando alle dichiarazioni del ministro degli Esteri turco.

Venerdì 24 novembre il presidente degli Stati Uniti ha riferito alla Turchia che gli USA smetteranno di rifornire di armi le milizie curde siriane dell’Unità di Protezione Popolare. A renderlo noto è stato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. Trump ha menzionato tale notizia durante quella che la presidenza della Turchia ha definito una conversazione telefonica “produttiva” con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, e la Casa Bianca ha accolto positivamente la possibilità di riaffermare una “partnership strategica”.

“Il presidente Trump ha detto di aver dato un chiaro ordine per cui non saranno più fornite armi all’Unità di Protezione Popolare; fondamentalmente egli ha detto che questo nonsenso avrebbe dovuto finire prima”, ha dichiarato Mevlut Cavusoglu durante una conferenza stampa tenutasi ad Ankara venerdì.

Il gruppo militare curdo si è impegnato in prima linea, spalleggiato dagli Stati Uniti, per strappare allo Stato Islamico i territori che aveva conquistato, ivi inclusa Raqqa.

La Casa Bianca è stata meno esplicita circa le intenzioni dell’esercito americano nei confronti dell’Unità di Protezione Popolare curda; ha tuttavia confermato che il presidente Trump ha parlato al suo omologo turco, Erdogan, “di modifiche pendenti all’appoggio militare fornito ai nostri partner sul terreno siriano, ora che la battaglia di Raqqa è giunta al termine e che stiamo avanzando verso una fase di stabilizzazione per assicurarci che [l’ISIS] non faccia ritorno”.

L’Unità di Protezione Popolare è il nome delle forze curde in Siria, che sotto gli occhi degli Stati Uniti si sono dimostrate le forze più efficienti sul campo di battaglia contro il gruppo dello Stato Islamico.

“Naturalmente, ci siamo rallegrati di queste dichiarazioni”, ha affermato il ministro Cavusoglu. “Certo, vogliamo vedere che ciò sia messo in pratica”.

Negli ultimi mesi, l’Unità di Protezione Popolare ha riconquistato territori occupati dai jihadisti dell’ISIS, tra cui anche Raqqa, la precedente “capitale” di fatto situata nella Siria settentrionale.

Tuttavia la Turchia considera tali milizie curde e la loro ala politica di rappresentanza, il Partito dell’Unione Democratica, come gruppi “terroristici” connessi al Partito dei Lavoratori del Kurdistan, dichiarato fuorilegge. Cavusoglu ha infatti reiterato che la Turchia considera l’Unità di Protezione Popolare come una “minaccia” che tenta di dividere la Siria.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan – proscritto in quanto gruppo “terroristico” dalla Turchia e dai suoi alleati occidentali, tra cui gli Stati Uniti – ha sovvenzionato un’insurrezione interna alla Turchia dal 1984.

I rapporti tra gli Stati Uniti e la Turchia sono tesi da quando l’amministrazione dell’ex presidente Barack Obama ha appoggiato l’Unità di Protezione Popolare e Washington non ha accolto la richiesta di estradizione di Fethullah Gulen, situato in Pennsylvania e incolpato di essere il mandante del colpo di stato turco del 2016. Dal canto suo, Gulen smentisce fermamente le accuse.

Gli accordi bilaterali tra i due Paesi rischiano di essere ulteriormente sfilacciati per via di un processo in programma a New York intentato contro il commerciante d’oro turco-iraniani Reza Zarrab e Mehmet Hakan Atilla, vice amministratore delegato della banca statale turca Halkbank. Entrambi sono accusati di non aver ottemperato alle sanzioni americane sull’Iran. Il processo dovrebbe aprirsi i primi del mese di dicembre, ma alcuni temono la possibilità di multe a una o più banche turche in caso il verdetto riconosca la colpevolezza dei due imputati.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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