Immigrazione: il sistema di accoglienza italiano

Pubblicato il 25 novembre 2017 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Il sistema di accoglienza per i richiedenti asilo e i rifugiati nel territorio italiano è nato in seguito all’adozione del decreto legislativo 140/2005 di attuazione della direttiva europea 2003/9/CE, la quale stabilisce le norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri dell’Unione. Ad oggi, il sistema di accoglienza italiano è fondato su una normativa frammentata e composta da diverse leggi e decreti legislativi che, talvolta, rendono poco chiare le modalità di accoglienza e di integrazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Italia. In teoria, tale sistema è articolato in due fasi: la prima e la seconda accoglienza.

Non appena i migranti irregolari sbarcano sul suolo italiano, vengono radunati negli hotspot dove, dopo aver fatto lo screening sanitario ed aver ricevuto un primo soccorso, vengono identificati e possono avviare le procedure per le eventuali domande di asilo. Gli hotspot operativi sono in tutto 4 e si trovano a Lampedusa, Trapani, Pozzallo e Taranto. Entro 48 ore dal proprio arrivo, coloro che fanno immediatamente richiesta di protezione internazionale vengono ricollocati nelle hub regionali, mentre coloro che non fanno richiesta o che risultano idonei per proporla, vengono condotti nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) per essere rimpatriati. Secondo i dati statistici presentati dalla Camera il 23 gennaio 2017, le hub regionali si trovano a:

  • Crotone
  • Bologna
  • Gorizia
  • Udine
  • Castelnuovo di Porto (RM)
  • Bari
  • Brindisi
  • Foggia
  • Agrigento
  • Messina
  • Caltanissetta
  • Catania
  • Bagnoli di Sopra (PD)
  • Treviso
  • Cona (VE)

Tali strutture, in teoria, avrebbero dovuto sostituire la vecchia classificazione effettuata dal Ministero dell’Interno in Cpsa, Cda, Cara e Cie. Tuttavia, le procedure di accoglienza non sono del tutto lineari, così che, ancora oggi c’è, poca chiarezza riguardo al suo funzionamento effettivo. La classificazione del Ministero dell’Interno, basata sulla differenziazione degli status giuridici degli stranieri, prevedeva 4 i tipi di strutture dedicate alla prima accoglienza dei migranti. I primi erano i Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), istituiti con Decreto interministeriale del 16 febbraio 2006 e dedicate all’accoglienza temporanea, con sede a Agrigento, Lampedusa, Cagliari, Elmas, Lecce, Otranto, Ragusa e Pozzallo. In queste strutture, i migranti potevano richiedere protezione internazionale o asilo e, in base alla valutazione sul loro status, venivano poi trasferiti altrove. La seconda tipologia di centri esistenti in Italia erano i Centri di accoglienza (Cda), istituiti con la Legge n. 563/95, garantivano una forma di prima assistenza dei richiedenti asilo, in attesa della definizione della loro condizione giuridica sul territorio italiano. Accanto ad essi, il Ministero posizionava i Centri di accoglienza per i richiedenti asilo (Cara), istituiti con il D.Lgs. n. 25/08 per accogliere i richiedenti protezione internazionale, con sede a:

  • Gorizia, Gradisca d’Isonzo
  • Ancona, Arcevia
  • Roma, Castelnuovo di Porto
  • Foggia, Borgo Mezzanone
  • Bari, Palese
  • Brindisi, Restinci
  • Lecce, Don Tonino Bello
  • Crotone, Loc. S.Anna
  • Catania, Mineo
  • Ragusa, Pozzallo
  • Caltanissetta, Contrada Pian de Lago
  • Agrigento, Lampedusa
  • Trapani, Salina Grande
  • Cagliari Elmas

Coloro che erano giunti in Italia in modo irregolare e non presentavano una richiesta di asilo, o non avevano i requisiti per presentarla, venivano mandati presso i Centri di identificazione e espulsione (Cie), ubicati a Torino, Roma, Bari, Trapani e Caltanissetta. In tali strutture, i migranti dovevano essere trattenuti per un massimo di 90 giorni, estendibili tuttavia a 12 mesi. Lo scorso febbraio, il ministro dell’interno, Marco Minniti, e il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, hanno presentato al Governo il testo di un decreto per introdurre misure volte ad accelerare le procedure di asilo, rimpatrio ed espulsione. La riforma Minniti-Orlando è divenuta operativa il 17 agosto 2017, e ha introdotto un sostanziale cambiamento, sostituendo i CIE con i Centri di Permanenza e Rimpatrio (CPR), da istituire uno in ogni regione, per un totale di 20 strutture da 100 posti ciascuna. La riforma prevede altresì l’istituzione di giudici speciali dedicati interamente alle richieste di asilo e dei rimpatri, scelti tra magistrati con una profonda conoscenza del fenomeno migratorio.

Una volta che i migranti sono passati per le hub regionali o i centri di prima accoglienza, il Ministero dell’Interno prevede lo SPAR, il Sistema di Protezione e Accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, istituito dalla Legge n. 189/2002. Tale sistema è costituito dalla rete degli enti locali che vi accedono e mette a disposizione un’accoglienza di tipo integrato. Ciò significa che lo SPAR non si limita a fornire vitto e alloggio ai migranti, ma prevede misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, al fine di inserire i migranti nella società e nel mondo del lavoro. Come spiega il Ministero dell’Interno, per attivare lo SPRAR, gli enti locali possono usufruire di risorse finanziarie messe a disposizione dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, in base ai progetti che presentano destinati all’accoglienza per i richiedenti asilo, i rifugiati e i destinatari di protezione sussidiaria. Le iniziative presentate non devono essere legate strettamente al numero di persone accolte dagli enti locali, in cui costo medio giornaliero è pari a 35 euro. Di questa somma, il migrante riceve circa 2,50 euro, la restante cifra è utilizzata per coprire le spese delle strutture. Secondo le ultime stime aggiornate al luglio 2017, sono coinvolti nel sistema SPRAR 31,301 individui, di cui 2,865 minori non accompagnati, per un totale di 768 progetti ricoperti da 664 enti locali.

Dal momento che solo 582 Comuni sui quasi 8,000 hanno aderito allo SPAR, nel 2014 sono stati introdotti i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), i quali sono concepiti come strutture da aprire per fronteggiare situazioni di emergenza, come arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti asilo che il sistema ordinario non è in grado di assorbire. I CAS, affidati direttamente dalle prefetture, sono gestiti sia da enti no profit, sia enti profit, e possono essere diretti sia in modalità di accoglienza collettiva, sia di accoglienza diffusa. La prima comprende le strutture come gli hotel, gli agriturismi e i B&B e le case coloniche; la seconda prevede, invece, che i migranti vengano sistemati in appartamenti.

L’8 novembre 2017, il network contro la povertà OXFAM ha pubblicato un report intitolato “La lotteria Italia dell’Accoglienza”, in cui ha denunciato che “il Sistema di accoglienza italiano è guidato da un approccio emergenziale”. Il documento spiega che, nonostante la diminuzione significativa degli sbarchi sulle coste italiane nel corso del 2017, in Italia “vige una gestione emergenziale che moltiplica i Centri di Accoglienza Straordinaria a detrimento del sistema SPRAR, con un affidamento quasi del tutto casuale dei richiedenti asilo a uno dei due”. A sostegno di tale affermazione, l’OXFAM riferisce che, a marzo 2017, erano stati inseriti nei centri di accoglienza 174,356 stranieri, di cui 136,477 sistemati nei CAS sparsi in tutto il Paese, caratterizzati da livelli e qualità di accoglienza profondamente disomogenei. Ne sono la dimostrazione le numerose proteste scoppiate nel corso dei mesi passati presso vari centri di accoglienza sparsi in tutta Italia. L’ultima è avvenuta il 13 novembre 2017 a Conetta, dove un gruppo formato da 300 ospiti della struttura ha organizzato una manifestazione per protestare contro le condizioni del centro, dove circa 1,400 migranti sono costretti a dormire accampati in tende al freddo.

La denuncia dell’OXFAM è arrivata a due giorni di distanza dalla presentazione della “Relazione sulla tutela della salute dei migranti e della popolazione residente”, in cui il bilancio del 2017 appare molto diverso. Secondo il documento, il 2017 è stato un anno di svolta in ambito dell’accoglienza dei migranti. Dopo anni molto duri caratterizzati da una situazione di emergenza perenne, l’anno corrente è stato all’insegna delle risposte strutturali e ha visto la standardizzazione dei servizi di accoglienza dei migranti. In occasione della presentazione della relazione, la responsabile del dipartimento per l’immigrazione, Gerarda Pantalone, ha spiegato: “Dopo anni in cui abbiamo agito all’istante, adesso ci siamo organizzati e, grazie a una forte collaborazione tra tutte le istituzioni e il mondo dell’associazionismo e del volontariato, oggi non c’è più la parola emergenza”.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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