Egitto: strage nel Sinai del Nord

Pubblicato il 25 novembre 2017 alle 12:00 in Africa Egitto

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305 persone sono morte e 109 sono rimaste ferite in un’esplosione che ha colpito la moschea di Al-Rawdah, situata nei pressi della città di Al-Arish, capoluogo del governatorato egiziano del Sinai del Nord, venerdì 24 novembre 2017. 

Secondo le ricostruzioni dell’avvenimento, un dispositivo esplosivo sarebbe esploso nella moschea di Al-Rawdah, situata a circa 20 km a ovest della città di Al-Arish, poco dopo la preghiera del venerdì, il giorno sacro dei musulmani. L’esplosione sarebbe poi stata seguita da colpi di arma da fuoco contro la folla che tentava di fuggire e contro le ambulanze. Al momento, non è stata rivendicata la responsabilità dell’attacco. L’Egitto ha dichiarato 3 giorni di lutto nazionale nel Paese.

Sabato 25 novembre, all’indomani della strage, l’esercito egiziano ha reso noto di aver  effettuato raid aerei nel corso della notte contro i militanti ritenuti responsabili della morte degli oltre 230  fedeli che si trovavano presso la moschea quando è avvenuta l’esplosione.

“Le forze aeree nelle ultime ore hanno eliminato alcuni  avamposti utilizzati dai terroristi ”, ha riferito l’esercito.

Nella penisola del Sinai è molto attivo un gruppo terroristico affiliato allo Stato Islamico, che si autodefinisce “Stato del Sinai”. Il gruppo ha più volte rivendicato la paternità di attacchi terroristici avvenuti nell’area contro le forze della polizia egiziana. In seguito al rovesciamento del presidente egiziano Hosni Mubarak, nel 2011, centinaia di islamisti hanno fatto ritorno in patria dall’Afghanistan, decidendo di stabilirsi nel Sinai.  Dopo che il successivo presidente, Mohamed Morsi, è stato rimosso, nel 2013, gli islamisti hanno cominciato a condurre attacchi terroristici in modo sistematico contro le forze di sicurezza. Ciò ha causato l’evacuazione di molte persone residenti nel luogo. 

Dal 2012 al 2015, nell’area, si sono verificati più di 400 attacchi contro gli agenti delle forze di sicurezza locali. A partire dal 2016, il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi ha aumentato le misure anti-terrorismo, attraverso l’adozione dell’iniziativa Operation Right of the Martyr, che prevede operazioni contro i militanti dello Stato Islamico presenti nel territorio.

Il 12 ottobre 2017, il presidente egiziano aveva esteso lo stato di emergenza nel Paese per un periodo di 3 mesi, a causa del persistere della situazione di instabilità nel territorio. L’Egitto aveva imposto lo stato di emergenza nell’area settentrionale del Sinai il 25 ottobre 2014, dopo una serie di attacchi terroristici nella regione, che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile, il presidente egiziano aveva esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo l’uccisione di 47 persone negli attentati contro due chiese copte durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme.

Recentemente, un nuovo gruppo estremista è apparso sulla scena egiziana. Si tratta di “Ansar Al-Islam”, un’organizzazione affiliata di Al-Qaeda che ha rivendicato l’attentato che, il 20 ottobre 2017, aveva portato alla morte di almeno 16 poliziotti nel deserto occidentale egiziano.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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