Bangladesh e Myanmar: sì all’aiuto dell’UNHCR nel rimpatrio dei Rohingya

Pubblicato il 25 novembre 2017 alle 12:33 in Bangladesh Myanmar

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Bangladesh e Myanmar hanno deciso di accettare l’aiuto dell’Agenzia ONU per i Rifugiati per rimpatriare in sicurezza centinaia di migliaia di Rohingya musulmani che erano fuggiti dai violenti scenari di Myanmar, ha dichiarato il ministro degli Esteri del Bangladesh Abul Hassan Mahmood Ali.

Oltre 600mila Rohingya hanno cercato rifugio in Bangladesh dopo che l’esercito ha avviato una violenta operazione militare nei loro villaggi situati nelle regioni di confine a nord dello Stato birmano Rakhine. Tale operazione è stata la conseguenza diretta degli attacchi di alcuni militanti Rohingya – l’ARSA, Arakan Rohingya Salvation Army – contro una base dell’esercito e varie stazioni di polizia il 24 agosto 2017. Di fronte all’esodo dei Rohingya, che ha assunto le dimensioni di una grave crisi umanitaria, i due governi del Bangladesh e Myanmar giovedì 23 novembre hanno firmato un patto che prevede che il ritorno dei Rohingya a Myanmar debba iniziare entro due mesi. L’incertezza in merito a un eventuale ruolo della UN Refugee Agency (UNHCR, dall’inglese Nations High Commissioner for Refugees) nella vicenda ha spinto i gruppi umanitari a insistere affinché osservatori esterni salvaguardino il rimpatrio dei Rohingya.

Durante una conferenza stampa a Dhaka, avvenuta il 25 novembre 2017, il ministro degli Esteri del Bangladesh Abul Hassan Mahmood Ali ha assicurato che si agirà in collaborazione con la UN Refugee Agency. Abul Hassan Mahmood Ali ha reso noto che entrambi i Paesi, Bangladesh e Myanmar, hanno accettato di ricevere aiuto dalla UN Refugee Agency nel processo di rimpatrio dei Rohingya. Myanmar dunque accetterà l’assistenza della UN Refugee Agency in base alle relative esigenze. Il ministro degli Esteri del Bangladesh ha assicurato che entro tre settimane verrà formato un gruppo di lavoro congiunto che deciderà gli ultimi dettagli per dare il via al processo di rimpatrio.

Dopo aver lasciato i campi profughi del Bangladesh, i Rohingya che vorranno essere rimpatriati di loro volontà saranno spostati in nuovi campi improvvisati nel Myanmar, non lontano dalle loro case abbandonate, ha aggiunto Ali, affermando che a Rakhine le case sono state rase al suolo e devono essere ricostruite. Il ministro degli Esteri ha dunque proposto al Myanmar di accettare l’aiuto dell’India e della Cina per creare campi profughi per loro.

L’ONU e gli Stati Uniti hanno descritto le azioni dell’essercito di Myanmar come una “pulizia etnica”, e i gruppi umanitari hanno accusato le forze di sicurezza di aver commesso atrocità tra cui stupri di massa, omicidi e incendi dolosi. Gli USA hanno altresì avvertito di voler imporre sanzioni agli individui responsabili dei presunti abusi.

La svolta diplomatica avviene sabato 25 novembre 2017, a un giorno dalla visita programmata da papa Francesco nei due Paesi con l’intento di promuovere riconciliazione, perdono e pace.

Se da un lato la violenza a Rakhine è per lo più cessata, dall’altro i Rohingya hanno continuato a fuggire dal Myanmar dicendo di aver ormai irrimediabilmente perduto le loro fonti di guadagno e sostentamento sul territorio, ossia fattorie, pescherie e mercati.

Migliaia di Rohingya –in larga parte anziani, donne e bambini – attendono sulle spiagge vicino al confine che le imbarcazioni li trasportino in Bangladesh.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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