Siria: la pace di Putin

Pubblicato il 23 novembre 2017 alle 13:35 in Russia Siria

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La stampa russa, e non solo russa, parla già di “Jalta del Medio Oriente”: il vertice tra Putin, Erdogan e Rohani a Sochi, per definire il futuro della Siria e le rispettive aree di influenza e di interesse nella regione è un grande successo della politica estera del Cremlino. 

Il primo trilaterale tra Russia, Turchia e Iran è stato definito “storico” da giornalisti e politici, primi fra tutti i tre ministri degli esteri, Lavrov, Cavusoglu e Zarif che, lo scorso 19 novembre ad Antalya, in Turchia, si erano riuniti per spianare la strada al vertice di Sochi. Il vertice che ha visto la nascita della “grande troika”.

Dopo aver ricevuto il presidente siriano Assad, e i leader turco e iraniano singolarmente, Putin ha incassato il sostegno per il Congresso per il Dialogo nazionale che il Cremlino ha deciso di promuovere al fine di raggiungere la pace in Siria.

“Russia, Turchia e Iran hanno adottato una dichiarazione congiunta che definisce le aree di cooperazione prioritarie per il futuro della Siria e le questioni di interesse di ciascun paese” – ha dichiarato Putin in conferenza stampa al termine del vertice.

“Il documento siglato delinea le aree prioritarie per un’ulteriore cooperazione tra Russia, Turchia e Iran, i paesi che svolgono un ruolo di primo piano negli affari siriani, e definisce compiti specifici per il futuro” – ha continuato il capo di stato russo.

Riassumendo i risultati del vertice, Putin ha affermato che i tre presidenti hanno “preso atto con soddisfazione dei progressi significativi nella lotta comune contro il terrorismo e hanno ribadito la loro disponibilità a rafforzare la cooperazione per la distruzione finale dell’ISIS, di al-Nusra e di altri gruppi estremisti”.

I tre paesi, che nell’ultimo anno hanno condotto i negoziati di Astana e promosso la creazione di quattro zone di de-escalation in Siria, hanno dunque trovato un accordo per porre le basi per le future sfere di influenza. Gli attriti causati dalla questione curda sembrano superati, con il riconoscimento de facto della supremazia dell’interesse di Ankara in materia. L’invito di Putin ai curdi al Congresso per il Dialogo nazionale da lui sponsorizzato aveva infatti irritato la Turchia, che ha fatto saltare un primo vertice previsto per lo scorso 18 novembre.

Il Congresso per il Dialogo nazionale, secondo Putin, ha l’obiettivo di riunire delegati di vari partiti politici siriani, dell’opposizione interna ed esterna,  di tutti i gruppi etnici e confessionali attorno al tavolo dei negoziati. “Il Congresso prenderà in considerazione le questioni chiave dell’agenda nazionale per la Siria, principalmente legate allo stabilimento delle regole della futura struttura dello Stato, l’adozione di una nuova Costituzione, lo svolgimento di elezioni basate sulle regole stabilite in comune, sotto la supervisione delle Nazioni Unite” – ha affermato il capo di stato russo.

Putin ha sottolineato come la ricostruzione della Siria rappresenti la sfida principale per il futuro. “Dovremo fare un enorme lavoro di ricostruzione, per prima cosa dovremo aumentare la quantità di aiuti umanitari da inviare alla popolazione, coprire l’intero territorio del paese e iniziare un’opera di preservazione del patrimonio artistico e culturale”.

In conclusione, Putin ha espresso la speranza che gli accordi raggiunti al vertice possano “aiutare realmente ad accelerare il processo di pace in Siria, a ridurre il rischio di nuovi conflitti, ad evitare il peggioramento del confronto inter-etnico e inter-religioso, e, di conseguenza, avere un impatto molto positivo sull’intero Medio Oriente”.

Soddisfazione è stata espressa anche dai presidenti di Turchia e Iran. Hassan Rohani ha ringraziato Putin per il ruolo svolto nell’organizzazione del vertice ed ha aggiunto che “si apre una nuova prospettiva per la Siria”.

“Abbiamo delineato le nostre posizioni – ha sottolineato Rohani – tutti e tre i paesi hanno parlato a favore del Congresso per il Dialogo nazionale inter-siriano qui a Sochi, nonché negli incontri a livello di ministri degli esteri dei tre paesi. Rappresentanti dei servizi speciali dei tre paesi si incontreranno per garantire le condizioni per lo svolgimento di questo congresso. Speriamo che questo Congresso costituisca un nuovo passo verso il raggiungimento della pace e della stabilità in Siria, e possa garantire lo svolgimento di elezioni libere in Siria sulla base di una nuova costituzione”.

In conferenza stampa, Racep Tayyip Erdogan ha elogiato il ruolo di Putin e della Russia, chiamando “amico” il presidente della Federazione. Il capo dello stato turco ha sottolineato l’importanza della creazione delle zone di de-escalation e del progresso degli accordi di Astana, ribadendo l’impegno turco affinché “il Congresso per il Dialogo nazionale avviato su iniziativa della Federazione russa sia un successo”.

Erdogan ha definito positiva l’esclusione dal Congresso “dei gruppi terroristici che colpiscono il nostro paese e quelli che operano in Siria”. “Nessuno dovrebbe aspettarsi che ci sediamo sotto lo stesso tetto con un’organizzazione terroristica che mina la nostra sicurezza nazionale – ha continuato il presidente turco riferendosi ai curdi- se ci impegniamo per l’integrità territoriale della Siria, così come per l’unità politica della Siria, non possiamo considerare attore politico legittimo una banda sanguinosa che sta cercando di dividere il paese”.

Tutti e tre i presidenti, al termine della conferenza stampa, hanno invitato le Nazioni unite e la comunità internazionale a sostenere gli sforzi per la pace in Siria che Russia, Turchia e Iran stanno compiendo.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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