Rohingya: per Amnesty è apartheid

Pubblicato il 22 novembre 2017 alle 6:04 in Asia Myanmar

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Il controllo del Myanmar sulla minoranza etnica musulmana Rohingya rasenta quello “dell’apartheid”, secondo Amnesty International.

Il Myanmar e il Bangladesh stanno cercando una soluzione per gestire l’emergenza umanitaria dei profughi Rohingya che sono fuggiti dallo stato nord-occidentale di Rakhine, in Myanmar, per trovare rifugio nei campi di accoglienza di emergenza creati aldilà della linea di confine, nella zona di Cox’s Bazar, in Bangladesh. I due Paesi coinvolti nell’emergenza si sono accordati sul fatto che occorra rimpatriare i Rohingya, ma non sono d’accordo sul come i rimpatri debbano essere condotti. La ragione per cui più di 620 mila musulmani Rohingya hanno lasciato il Myanmar è la campagna militare dell’esercito birmano che si è intensificata in particolar modo dal 24 agosto scorso. In tale data, l’ARSA – Arakan Rohingya Salvation Army organizzazione militante nata per difendere i diritti della minoranza etnica oppressa– ha condotto una serie di attentati contro le stazioni di polizia di confine, scatenando una violenta reazione dell’esercito.

Amnesty International ha diffuso un rapporto in cui vengono analizzate le cause dell’attuale crisi dei Rohingya, partendo da anni di persecuzioni ai danni della minoranza etnica musulmana nel Myanmar, Stato a maggioranza buddista. Si tratta, secondo Amnesty, di una “campagna sponsorizzata dallo Stato” che ha ristretto virtualmente tutti gli aspetti della vita quotidiana dei Rohingya.

Il rapporto di Amnesty International sintetizza due anni di ricerche e afferma che la rete di controllo del Myanmar sulla minoranza etnica soddisfa tutti gli standard legali per essere definita come “apartheid che rientra tra i crimini contro l’umanità”.

Lo stato di Rakhine è “una scena del crimine. Lo è stato già da molto prima della violenta campagna militare degli ultimi tre mesi”, afferma Anna Neistat, la direttrice per la ricerca di Amnesty.

La minoranza etnica non gode della cittadinanza birmana, in base alla legge sulla cittadinanza del 1982, poiché la maggior parte dei Rohingya viene considerata immigrata clandestinamente dal vicino Bangladesh. Secondo Amnesty è dal 1982 che il governo birmano ha avviato una “campagna deliberata” che priva i Rohingya del diritto di vivere in Myanmar.

La repressione ai danni della minoranza etnica si è intensificata a partire dal 2012, quando hanno avuto inizio una serie di scontri violenti tra comunità musulmane e buddiste.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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