Francia: primo Paese europeo ad accogliere i migranti evacuati in Niger dalla Libia

Pubblicato il 21 novembre 2017 alle 18:02 in Francia Immigrazione

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La Francia sarà il primo Paese europeo ad accogliere i migranti che sono stati evacuati dalla Libia in Niger dalla UN Refugee Agency, l’11 novembre 2017.

Il Ministero dell’Interno francese ha spiegato che, entro gennaio 2018, i 25 migranti di origini eritree, etiopi e sudanesi, tra cui 15 donne e 4 bambini, verranno trasferiti in Francia. Tali individui hanno raggiunto il Niger grazie all’aiuto della UN Refugee Agency, dopo aver vissuto per lungo tempo in condizioni molto gravi in Libia. Le autorità francesi hanno riferito che accoglieranno altri 47 rifugiati che si trovano in Niger.

Il direttore generale dell’OFPRA (French Officer for the Protection of Refugees and Stateless Persons), Pascal Brice, ha riferito che i migranti, i quali sono stati selezionati in base alla necessità di protezione, riceveranno lo status di rifugiati il prima possibile, non appena arriveranno in Francia. “È un modo per salvare le persone che sono scappate da un inferno dove sono state torturate”, ha precisato Brice, aggiungendo che la maggior parte di queste è stata vittima di abusi sessuali. Il capo dell’ufficio della UN Refugee Agency a Niamey, in Niger, Alessandra Morelli, ha spiegato che l’agenzia ha “fatto i miracoli per evacuare i migranti dalla Libia in Niger”. A suo avviso, anche se 25 rifugiati non sono molti in confronti ai 44,000 stranieri che si trovano prigionieri in Libia, tale operazioni darà il via a molte altre simili.

Da anni, la Libia costituisce il principale porto di partenza delle imbarcazioni cariche di migranti che salpano alla volta dell’Italia e dell’Europa. In seguito alla caduta del regime di Gheddafi, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano è scivolato nel caos più totale. Attualmente, lo Stato è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Questi trattamenti non sono destinati soltanto agli uomini, ma vengono applicati indistintamente anche a donne e bambini. Il 14 ottobre 2017, la CNN ha pubblicato un video in cui viene mostrato un gruppo di migranti africani che, a poca distanza da Tripoli, vengono venduti all’asta come schiavi a 400 dollari.

La scorsa settimana, l’Onu si è scagliata contro gli accordi tra l’Europa, l’Italia e il governo di Tripoli, in base ai quali la Guardia Costiera libica si impegna a fermare le partenze dalle coste del Paese nordafricano, intercettando i migranti al largo e riportandoli in Libia. A tal riguardo, il 14 novembre scorso, l’Alto Commissario per i diritti umani delle Naizoni Unite, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha riferito che “la politica dell’UE di assistere la Guardia Costiera libica per intercettare i migranti in mare e riportarli nel Paese nordafricano, dove gli individui sono condannati alla sofferenza, è un oltraggio alla coscienza umana”. Il giorno seguente, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha risposto alle accuse, affermando il rispetto dei diritti umani è sempre stato e sarà sempre “irrinunciabile”. A suo avviso, le iniziative avviate in Libia dalla UN Refugee Agency e dall’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (IOM), sono state possibili grazie all’intervento e alla mediazione dell’Italia con il premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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