Siria: i crimini del regime contro l’umanità

Pubblicato il 18 novembre 2017 alle 6:04 in Medio Oriente Siria

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Il regime siriano di Bashar Al-Assad ha commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità, mettendo sotto assedio il proprio popolo all’interno dei cosiddetti accordi di “riconciliazione” con l’opposizione armata, secondo quanto riferito dall’organizzazione umanitaria Amnesty International.

In un report pubblicato lunedì 13 novembre 2017, dal titolo “We leave or we die”, Amnesty International accusa il regime siriano di aver condotto una campagna di assedi, omicidi illegali e sfollamento forzato nei confronti del proprio popolo. Secondo l’organizzazione umanitaria si tratterebbe di veri e propri crimini di guerra e contro l’umanità. In questo senso, “gli assedi, gli omicidi illegali e lo sfollamento forzato da parte del governo fanno parte di un attacco sistematico e molto diffuso contro la popolazione civile e costituisce, pertanto, un crimine contro l’umanità”.

Il documento, basato su video e immagini satellitari, oltre a interviste con 134 persone, tra le quali cittadini siriani e ufficiali delle Nazioni Unite, raccolte nel periodo compreso tra aprile e settembre 2017, analizza quattro accordi locali, raggiunti tra l’agosto 2016 e il marzo 2017 tra il regime e l’opposizione. Stando alle testimonianze dei gruppi umanitari locali, tali patti sarebbero stati raggiunti dopo che il regime avrebbe assediato e bombardato alcune città, al fine di obbligare i civili ad abbandonare le proprie abitazioni. Durante l’assedio, sia il governo siriano sia le forze dell’opposizione avrebbero attaccato i civili in maniera indiscriminata. Stando a quanto riportato nel documento, “il governo siriano e, in misura minore, i gruppi dell’opposizione armata hanno intensificato l’assedio nelle aree densamente popolate, privando i civili di cibo, medicine e altri beni di prima necessità, violando il diritto internazionale umanitario”.

Tale comportamento è considerato un crimine di guerra ed è stato adottato dalle forze del regime nelle città di Daraya, Madaya nell’area orientale di Aleppo e nel quartiere Al-Waer a Homs. Le stesse tattiche sono state usate da gruppi di opposizione negli assedi di Kefraya e Foua. Tra luglio e agosto 2016, Amnesty International ha documentato 10 attacchi contro la parte orientale di Aleppo, durante i quali il regime ha colpito quartieri “molto lontani dalla prima linea e, apparentemente, senza alcun obiettivo militare nelle vicinanze”. Il documento ha riportato anche 8 attacchi condotti dall’opposizione nella zona occidentale e settentrionale di Aleppo, tra agosto e novembre 2016, durante i quali sono stati colpiti i civili.

Più recentemente, il 27 ottobre 2017, le Nazioni Unite avevano denunciato le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad per aver posto sotto assedio la regione del Ghouta, situata nella campagna orientale di Damasco, costringendo almeno 350 mila civili a morire a causa della mancanza di cibo. Tra queste persone, più di 1 100 bambini soffrono di gravi forme di malnutrizione e altre centinaia sono ad alto rischio, stando ai dati dell’UNICEF.

La regione, che rappresenta una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, è stata posta sotto assedio dalle forze del regime nel dicembre 2012. Negli ultimi mesi le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano il territorio hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini.

L’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva descritto la condizione del Ghouta come “una chiara violazione del diritto internazionale umanitario” e “un crimine contro l’umanità e/o un crimine di guerra”.

Domenica 12 novembre 2017, 24 veicoli che trasportavano beni di prima necessità, tra i quali medicinali e generi alimentari, per 21.500 persone sono riusciti ad arrivare a Douma, la principale città della regione del Ghouta, grazie alla collaborazione tra le Nazioni Unite e la Croce Rossa. L’ultima consegna era avvenuta il 17 agosto, stando a quanto riferito dalla portavoce della Croce Rossa, Ingy Sedky. Pochi giorno dopo, mercoledì 15 novembre, il regime ha intensificato i bombardamenti nel territorio e ha distrutto un magazzino che conteneva beni alimentari.

In conclusione del proprio report, Amnesty International ha rivolto un appello alla comunità internazionale, affinché sottoponga la questione alla Corte penale internazionale (ICC) e chieda di avere accesso incondizionato al Paese al fine di condurre indagini in merito all’abuso dei diritti umani.

Stando ai dati riportati dall’organizzazione, dall’inizio del conflitto, il 15 marzo 2011, più di 330 mila persone sono state uccise in Siria e milioni di civili sono stati sfollati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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