Jihadista Nemmouche indagato a Parigi

Pubblicato il 18 novembre 2017 alle 14:47 in Europa Francia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mehdi Nemmouche, presunto autore della strage del Museo ebraico di Bruxelles, è indagato nell’inchiesta sui quattro giornalisti francesi presi in ostaggio in Siria nel 2013-14.

Le forze dell’ordine stanno attualmente indagando sulla presunta partecipazione di Mehdi Nemmouche alla presa di ostaggi siriana; ci sono ragioni per credere che Nemmouche sia stato uno dei carcerieri implicati nel rapimento dei quattro giornalisti francesi.

Alcuni poliziotti armati pattugliano il perimetro del Palais de justice di Parigi in previsione dell’arrivo di Mehdi Nemmouche. Infatti il jihadista francese 32enne è stato trasferito dal Belgio in Francia e, stando a una fonte interna all’inchiesta, è arrivato poco prima delle 10 di mercoledì 15 novembre davanti al palazzo di giustizia di Parigi, scortato da un’unità speciale della Gendarmeria nazionale francese, per essere portato al cospetto di un giudice antiterrorista.

È indagato per “rapimento e sequestro in affiliazione a un’organizzazione terrorista”, stando al suo avvocato Francis Vuillemin.

“È partito stamattina e tornerà stasera”, ha riferito Eric Van der Sypt, portavoce del procuratore federale belga.

A novembre 2016, la giustizia belga aveva acconsentito alla temporanea consegna del jihadista alle autorità francesi affinché Mehdi Nemmouche fosse indagato in questa indagine.

“È poco probabile che Mehdi Nemmouche si esprima durante questa prima comparizione in giudizio, poiché non abbiamo avuto accesso alla documentazione”, ha riferito il suo avvocato all’agenzia di stampa francese AFP.

Il 24 maggio 2014, un uomo aveva aperto il fuoco davanti alla hall d’ingresso del Museo ebraico di Bruxelles, uccidendo due turisti israeliani, una volontaria francese et un giovane impiegato belga.

Il presunto autore degli omicidi, Mehdi Nemmouche, criminale pluriomicida radicalizzato in prigione e passato dalla Siria, era stato arrestato sei giorni dopo alla stazione ferroviaria di Marsiglia.

Pochi giorni dopo l’arresto, Didier François, Pierre Torrès, Edouard Elias e Nicolas Hénin, i quattro giornalisti rapiti in Siria a giugno 2013 e liberati dieci mesi più tardi, erano stati interrogati dai servici di intelligence francesi e avevano identificato Nemmouche come uno dei loro carcerieri.

‘Ossessione antisemita’

A settembre 2014, il quotidiano francese Le Monde aveva rivelato il ruolo di Nemmouche nella vicenda dei quattro giornalisti in Siria. Alcuni dei giornalisti rapiti avevano allora deciso di esprimersi pubblicamente in merito.

Nicolas Hénin aveva raccontato di essere stato “maltrattato” da Nemmouche, all’epoca sotto il soprannome di “Abu Omar il picchiatore”, quando Nicolas fu prigioniero presso l’ospedale oftalmologico di Aleppo, adibito a prigione dal gruppo dello Stato Islamico.

“Quando non cantava, torturava. Era membro di un piccolo gruppo di francesi la cui venuta terrorizzava la cinquantina di ostaggi siriani detenuti nelle celle vicine”, aveva rivelato l’ex-prigioniero.

“Era estremamente violento con i prigionieri siriani. Tuttavia era obbligato a comportarsi in modo più civile con gli ostaggi occidentali”, aveva spiegato dal canto suo Didier François, evidenziando nel comportamento di Nemmouche “una specie di ossessione antisemita, un’ossessione a voler imitare o superare (Mohamed) Merah”, autore delle stragi di Tolosa e di Montauban, nel 2012.

Gli ex ostaggi avevano riconosciuto altri noti jihadisti tra le fila dei carcerieri: Najim Laachraoui, uno dei due kamikaze morti il 22 marzo 2016 nell’attentato all’aeroporto di Bruxelles, e Salim Benghalem. Quest’ultimo, iscritto sulla lista americana dei foreign fighters a causa della sua appartenenza all’ISIS, era poi entrato a far parte della cerchia di jihadisti chiamati “gruppo di Buttes-Chaumont”, che inviava estremisti islamici in Iraq.

Nemmouche è stato estradato in Belgio a luglio 2014.

Lì, incarcerato in una prigione d’isolamento, “sta perdendo la vista e l’udito”, hanno riferito a settembre i suoi avvocati belgi, Sébastien Courtoy e Henri Laquay.

Secondo loro, l’assistito necessita di una diagnosi e di cure mediche, in mancanza delle quali Nemmouche si rifiuterà di comparire dinanzi al giudice nel processo per la strage del Museo ebraico di Bruxelles. Tale processo dovrebbe svolgersi nel 2018.

 

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dal francese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.