Grecia: terminato sciopero della fame dei 14 rifugiati siriani

Pubblicato il 16 novembre 2017 alle 8:47 in Grecia Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

È terminato lo sciopero della fame indetto da 14 rifugiati siriani all’inizio di novembre 2017 ad Atene, per protestare contro la grave situazione in cui versano più di 2,000 migranti che, da sei mesi, stanno aspettando di essere ricongiunti con le proprie famiglie in Germania.

Il gruppo di rifugiati, composto da 7 donne e 7 uomini, nei primi giorni del mese si era accampato con tende nella capitale greca, di fronte al Parlamento, esponendo cartelloni con messaggi come “voglio la mia famiglia” e “vogliamo essere ricongiunti”. Uno degli organizzatori della protesta, Yiorgos Maniatis, ha spiegato che più di 2,000 siriani stanno attendendo da più di sei mesi, che è l’arco di tempo massimo previsto dalla legge europea per ricongiungere le famiglie. Secondo Maniatis, con tali ritardi, le autorità europee stanno facendo il gioco dei trafficanti di esseri umani. I processi di ricongiungimento familiare tra Germania e Grecia hanno subito rallentamenti a partire dal mese di maggio. Ciò, ad avviso dei gruppi umanitari, sarebbe stato dovuto alle elezioni tedesche del 24 settembre 2017, incentrate sul tema dell’immigrazione.

In seguito allo sciopero della fame, 3 dei 14 rifugiati siriani hanno avuto l’autorizzazione di raggiungere la Germania. Tuttavia, al di là dell’accelerazione delle proprie procedure, i migranti chiedono che il limite dei sei mesi venga rispettato per tutti gli altri rifugiati presenti in Grecia. Secondo le stime dello UN High Commissioner for Refugees, dall’inizio del 2017 a oggi, la Grecia ha ricevuto circa 9,300 richieste di ricongiungimento familiare, di cui soltanto 5,000 sono state processate.

Oltre a problemi relativi alle tempistiche dei ricongiungimenti, la Grecia sta affrontando un’altra importante questione, che è quella dei migranti, ogni giorno sempre più numerosi, che affollano le isole greche. La chiusura della rotta balcanica, avvenuta con la firma di un accordo tra l’Unione Europea e la Turchia in ambito migratorio, il 18 marzo 2016, avrebbe dovuto arrestare il traffico di esseri umani e l’immigrazione illegale. Tale accordo, tuttavia, non ha prodotto gli effetti sperati in quanto, già il 14 febbraio 2017, Amnesty International aveva pubblicato un reclamo, in cui denunciava la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, si trovavano ancora in un limbo nelle isole greche, in condizioni di grave disagio. A tale proposito, Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, definì l’accordo sull’immigrazione, firmato con Ankara, “un disastro”.

I migranti che sono arrivati sulle isole greche in seguito all’accordo con la Turchia possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti. I migranti bambini non accompagnati vengono persino obbligati in centri di detenzione come se fossero in carcere. Nonostante tale fenomeno sia stato denunciato più volte nel corso degli anni, continuano le segnalazioni delle organizzazioni umanitarie. L’ultima è stata effettuata da Human Rights Watch, il 2 agosto, quando l’Ong ha inviato una lettera al ministro per le politiche migratorie greco, Yiannis Mouzalas, denunciando che il numero di bambini migranti trattati come detenuti sta aumentando.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.