Trump assente alla plenaria dell’ASEAN

Pubblicato il 14 novembre 2017 alle 17:16 in Asia Filippine

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha partecipato alla sessione plenaria dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) come previsto per un ritardo sul suo programma di marcia. Trump ha valutato molto positivamente il suo lungo viaggio in Asia, durato dal 5 al 14 novembre.

Il presidente Trump avrebbe dovuto partecipare alla sessione plenaria del summit annuale dell’ASEAN prevista per il pomeriggio di martedì 14 novembre, ma ha lasciato le Filippine prima del suo inizio a causa di un ritardo durante il corso di svolgimento delle riunioni in corso a Manila. Il presidente ha reso noto di aver comunque pronunciato l’intervento che aveva preparato per la sessione del pomeriggio durante il pranzo e sembra che al suo posto a parlare sarà il Segretario di Stato, Rex Tillerson.

Donald Trump, durante il viaggio di ritorno, si è detto soddisfatto dei risultati ottenuti durante il suo primo viaggio di stato in Asia che, ha affermato, ha portato alla sigla di 300 miliardi di dollari di accordi. “Abbiamo chiarito che gli Stati Uniti sono aperti al commercio, ma questo deve essere reciproco e giusto”, ha dichiarato il presidente dall’Air Force One, sulla via del rientro negli Usa.

Il presidente Trump ha concluso il suo viaggio con la tappa nelle Filippine per il vertice ASEAN, dopo esser stato in Giappone, Corea del Sud, Cina e Vietnam.

Il vertice ASEAN in corso a Manila è riservato non solo ai Paesi membri dell’Associazione, ma anche ai loro 7 partner più importanti, Cina, Stati Uniti, India, Canada, Giappone e Australia. Trump aveva inizialmente reso noto che non avrebbe partecipato al vertice, suscitando lo scontento dell’ASEAN che aveva interpretato tale decisione come una mancata attribuzione di importanza alla regione nella nuova politica estera dell’amministrazione Trump. La notizia era poi stata smentita dalla Casa Bianca ed era giunto l’annuncio che il viaggio del presidente si sarebbe concluso proprio a Manila il 14 novembre.

Durante le riunioni in corso nelle Filippine, uno dei temi più dibattuti è quello dell’emergenza umanitaria della minoranza etnica musulmana Rohingya che dallo stato nord-occidentale di Rakhine, in Myanmar, è stata costretta da una campagna molto dura dell’esercito birmano a fuggire nel vicino Bangladesh. Sono più di 600 mila i profughi Rohingya giunti nei campi di accoglienza bengalesi solo dal 24 agosto scorso. Il primo ministro del Canada, Justin Trudeau, ha sollevato il tema della crisi umanitaria e parlato dei crimini contro l’umanità di cui l’esercito birmano è accusato. Le forze dell’ordine sono accusate dalle organizzazioni per i diritti umani – l’Alto Commissariato Onu per primo – di aver condotto uccisioni di massa, violenze e abusi sulla popolazione Rohingya in un modo che rasenta le operazioni di pulizia etnica.

Gli altri paesi del Sud-Est Asiatico, con la Malesia in prima linea, sono molto preoccupati per la crisi dei Rohingya e temono che essa possa condurre a un’ulteriore diffusione delle ideologie radicaliste islamiche nella regione, sotto l’egida della difesa dei diritti dei Rohingya.

Un altro tema su cui Trudeau si è soffermato sono state le violazioni di diritti umani e dello stato di diritto nella lotta del presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, contro il narcotraffico. La guerra alla droga di Duterte era stata anche la ragione per l’irrigidimento dei rapporti tra Manila e Washington nell’ultima fase della presidenza di Barack Obama che l’aveva criticata. Donald Trump non ha fatto rifermento alla cosa durante il suo incontro bilaterale con Duterte, lunedì 13 novembre.

Il presidente delle Filippine ha avviato una cruenta guerra al narcotraffico subito dopo esser stato eletto nel mese di giugno 2016 che ha visto 3900 vittime tra pusher e persone con dipendenza da stupefacenti. La campagna ha portato a molte critiche nei confronti del Presidente e delle forze di polizia che sono accusate di aver effettuato esecuzioni in modo sommario, sotto l’egida dell’auto-difesa.

Queste tematiche, in linea con l’assetto di non interferenza nella politica interna dei singoli Paesi membri dell’Associazione, sono stati discussi ai margini delle riunioni ufficiali dell’ASEAN.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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