Siria: gli Stati Uniti rimarranno in Siria

Pubblicato il 14 novembre 2017 alle 16:27 in Siria USA e Canada

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Il segretario della Difesa degli Stati Uniti, James Mattis, ha dichiarato che il proprio Paese manterrà la presenza militare in Siria fino a quando i negoziati di Ginevra porteranno a un accordo.

Nelle sue dichiarazioni in merito al futuro delle operazioni americane in Siria, rilasciate lunedì 13 novembre 2017 ai giornalisti, Mattis ha affermato che i negoziati di Ginevra, che si svolgono sotto l’egida dell’ONU “sono il luogo dove andremo per la riconciliazione politica” e ha aggiunto: “Il nostro obiettivo adesso è quello di continuare le operazioni al fine di sconfiggere lo Stato Islamico”.

In tale occasione, Mattis ha dichiarato che gli Stati Uniti continueranno a lottare contro lo Stato Islamico in Siria “fino a quando vorranno combattere”. Al momento la coalizione internazionale, a guida americana, sta combattendo per liberare le ultime aree ancora sotto il controllo dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. Mattis ha annunciato che l’obiettivo a lungo termine degli Stati Uniti è quello di prevenire il ritorno di un “ISIS 2.0”. In questo senso, Mattis ha affermato: “Il nemico non ha ancora dichiarato di aver finito nell’area, quindi continueremo a combattere fino a quando vorranno combattere”.

Mattis ha altresì sottolineato l’importanza di realizzare una pace a lungo termine in Siria e ha suggerito che le forze americane mirano ad aiutare a creare le condizioni per una soluzione diplomatica in Siria. In questo contesto, ha dichiarato: “Non scapperemo adesso, prima che il processo di Ginevra prenda piede”.

Le dichiarazioni del segretario della Difesa giungono dopo che, domenica 12 novembre, il presidente americano, Donald Trump, e il presidente russo, Vladimir Putin, avevano confermato l’impegno congiunto per stabilizzare la situazione in Siria. Tale intesa prevede anche l’estensione della tregua che era stata concordata tra le due parti nel luglio 2017. Il 7 luglio, a margine del G20, Stati Uniti, Russia e Giordania avevano raggiunto un accordo in merito a una tregua nella Siria meridionale. L’accordo prevedeva un cessate il fuoco che era iniziato a mezzogiorno – ora locale siriana – di domenica 9 luglio nelle province di Dar’a, Quneitra e Al-Suwayda. Si era trattato di un tentativo internazionale di realizzare la pace nel Paese, attraverso la mediazione tra il regime siriano e le forze di opposizione. Le tre province di Dar’a, Quneitra e Al-Suwayda costituiscono una delle quattro zone cuscinetto, o “zone di de-escalation”, previste dal memorandum d’intesa firmato da Russia, Iran e Turchia a Astana il 5 maggio 2017. Le altre tre aree interessate comprendono la provincia di Idlib, le province di Latakia, Aleppo, Hama e Homs e la zona di Ghouta, a est di Damasco.

In merito alla questione, Mattis ha affermato che la tregua nel sud-ovest della Siria starebbe funzionando e ha sottolineato la necessità di espanderla ad altre aree, al fine di permettere ai siriani sfollati di tornare a casa.

Gli Stati Uniti sono entrati nel conflitto siriano nel 2014 con l’operazione Inherent Resolve, nonostante la contrarietà del presidente siriano Bashar Al-Assad, che aveva definito l’intervento americano “illegittimo e illegale”. Inherent Resolve è l’operazione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata il 15 giugno 2014, dopo la richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno. La missione americana in Siria era iniziata come un supporto militare alle forze curde che combattono l’ISIS. In seguito si è espansa includendo altresì altre missioni mirate a mantenere la pace tra le forze del regime e i ribelli siriani e ad aiutare nella ricostruzione del Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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