Manifestanti a Barcellona per il rilascio dei leader separatisti

Pubblicato il 12 novembre 2017 alle 11:29 in Europa Spagna

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Migliaia di persone – 750mila, secondo la polizia municipale locale – si sono riunite sabato a Barcellona per reclamare la libertà dei politici e dei leader indipendentisti arrestati per sedizione e ribellione.

I familiari dei consiglieri del governo catalano destituiti, dei dirigenti dell’Assemblea Nazionale Catalana (ANC) e dell’associazione Òmnium hanno letto messaggi e lettere che sono stati inviati loro dal carcere.

All’evento “per la libertà dei prigionieri politici” ha partecipato anche il sindaco di Barcellona, Ada Colau. La deposta presidente del parlamento catalano, Carme Forcadell, ha invece seguito il consiglio del suo avvocato, evitando di partecipare alla manifestazione a così poche ore dalla sua scarcerazione.

L’evento, iniziato alle 17.00, ha paralizzato ancora una volta le strade del centro di Barcellona. Già un’ora prima, migliaia di cittadini si adunavano lungo il Carrer de la Marina, la strada barcellonese che porta dalla spiaggia alla chiesa della Sagrada Familia.

La manifestazione di sabato 11 novembre è stata la più affollata dopo quella del 16 ottobre, quando l’ex presidente dell’Assemblea Nazionale Catalana, Jordi Sànchez, insieme a Jordi Cuixart, presidente dell’associazione culturale Òmnium, sono stati arrestati per sedizione.

Il giorno successivo alla loro incarcerazione, infatti, circa 200mila persone – sempre stando alle stime della polizia municipale – si sono riunite nella strada Diagonal illuminando ceri in religioso silenzio di fronte a quello che reputavano un abuso giudiziario.

Secondo l’Audiencia Nacional, tribunale speciale spagnolo, i dirigenti indipendentisti hanno incoraggiato le proteste davanti ai dipartimenti della Generalitat – nome delle strutture del governo catalano – per impedire le perquisizioni ordinate da un giudice di Barcellona che indagava sul referendum del 1 ottobre.

Il 21 ottobre, in una manifestazione organizzata per Carles Puigdemont, 450mila cittadini sono nuovamente scesi in piazza per reclamarne la rimessa in libertà.

Fuggito a Bruxelles, Puigdemont ha partecipato a distanza alla manifestazione di sabato tramite un messaggio videoregistrato. Il presidente destituito ha chiesto ai cittadini di continuare a mobilitarsi (essere “molto attivi”) e si è mostrato fiducioso che i suoi colleghi incarcerati ascolteranno la sua “protesta”.

“Non lasciamoci intimorire, attanagliare da coloro che vorrebbero imporre l’articolo 155, spogliare delle nostre libertà e distruggere, vessare, umiliare le nostre istituzioni”, sono state le parole di Puigdemont.

“Nello Stato spagnolo”, ha aggiunto, “non si può andare avanti così; alla comunità europea [chiedo]: smetta di far finta di niente”. Le sue parole sono state accolte dalla folla con applausi e grida che lo acclamavano “presidente, presidente”.

Non vi è stato alcun segnale di divisione nel gruppo indipendentista, al contrario: un richiamo all’unità.

In questo contesto, l’attore Marc Martínez  è salito sul palco e ha mandato “un abbraccio” alla presidente e ai capigruppo parlamentari. La folla, sulla scia dell’attore, ha lungamente applaudito Forcadell, una dei principali assenti.

Giovedì 9 novembre Forcadell, in una dichiarazione dinanzi al Tribunale Supremo, ha affermato che la dichiarazione unilaterale di indipendenza è stata “simbolica” e ha assicurato di aver agito conformemente all’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione. Non ci sono state critiche: “Ti vogliamo bene, Carme, e siamo orgogliosi. Non ci importa quello che hai detto dinanzi a uno Stato. Conta solamente ciò che hai fatto in questi anni nelle strade della città”, ha affermato il vicepresidente di Òmnium, Marcel Mauri.

A capo della manifestazione – sotto allo slogan “Libertà prigionieri politici. Siamo una repubblica” – si sono situati i familiari dei detenuti. Qualche metro dopo stavano i dirigenti dei partiti indipendentisti (PDeCAT, ERC y CUP) e il sindaco di Barcellona. “È una vergogna che ci siano prigionieri politici”, si è limitata a dire Ada Colau. In mattinata, tuttavia, aveva richiesto al governo catalano destituito che desse spiegazioni e facesse autocritica “per aver ingannato e scosso i cittadini e per aver creato un terribile danno economico a cui bisognerà far fronte”. Il sindaco ha alluso alle elezioni del 21 dicembre come a una “opportunità” affinché la lista elettorale indipendentista “Junts pel Sí” (Insieme per il Sì) spieghi “perché hanno fatto una dichiarazione unilaterale di indipendenza e sono scomparsi”.

Allusioni al 21 dicembre sono state fatte altresì dai leader incarcerati. Familiari, colleghi e amici sono saliti sul palco per leggere messaggi e lettere che sono stati loro inviati dal carcere.

“La nostra forza è la vostra unità. Restano ancora però delle tappe da fare in questo viaggio, ma ci arriveremo. Il 21 dicembre per votare e per vincere”, ha letto Abril Sànchez, la figlia del presidente dell’Assemblea Nazionale Catalana.

Anche Junqueras e i suoi consiglieri hanno reso note le loro impressioni circa la situazione in carcere. E, soprattutto, hanno incitato i cittadini a continuare a mobilitarsi. “Lottate sempre senza arretrare e l’inverno farà strada alla primavera”, ha comunicato l’ex vicepresidente, assicurando che, se il popolo persevera con determinazione, l’indipendentismo conseguirà il suo obiettivo. A Valencia, d’altro canto, una manifestazione contro il “nazionalismo catalano” ha riunito svariate migliaia di persone.

 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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