Indonesia: bandiera dell’Isis sventola in carcere

Pubblicato il 11 novembre 2017 alle 10:01 in Asia Indonesia

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Un gruppo di terroristi islamici ha avviato delle sommosse alzando la bandiera nera dell’Isis dentro la struttura detentiva in cui i suoi membri sono rinchiusi, a sud di Jakarta, in Indonesia.

Il gruppo di terroristi islamici indonesiani era rinchiuso nelle celle di detenzione del quartier generale della brigata mobile di polizia a Depok, a sud di Jakarta, sull’isola di West Java. La schermaglia è iniziata a causa di un tentativo, da parte delle forze dell’ordine, di controllare una delle celle. Durante i controlli, i detenuti hanno perso la calma e hanno iniziato a gridare Allahu Akbar sventolando una bandiera nera dell’Isis, prima che le forze di sicurezza riuscissero a riportare l’ordine. La ragione dei controlli era la sospettata, poi confermata, presenza in una delle celle di 4 telefoni cellulari appartenenti a quattro individui di nome Juhanda, Saulihun, Kairul Anam and Jumali.

Per riportare l’ordine tra i detenuti è dovuta intervenire un’unità Densus della polizia, la squadra specializzata nell’anti-terorrismo, secondo quanto riportato dal portavoce delle stesse forze dell’ordine, il colonnello Rikwanto. Secondo le informazioni di ChannelNewsAsia, i prigionieri avrebbero anche tentato di rubare le armi alle forze speciali.

I prigionieri sapevano bene di trovarsi in una struttura sorvegliata dalle squadre dell’antiterrorismo, eppure hanno dato vita a un’agitazione, questo, secondo uno dei membri dei corpi speciali, dimostra a che livello di profonda radicalizzazione ed estremismo siano arrivati. Una domanda che rimane aperta è come facessero i detenuti a possedere, in cella, una bandiera nera dell’Isis e quando se la fossero procurata.

La struttura detentiva dove è avvenuta la schermaglia tra detenuti e polizia è la stessa in cui è recluso l’ideologo dell’Isis più importante dell’Indonesia, Aman Abdurrahman. Si tratta della mente dietro gli attentati in centro città a Jakarta del 14 gennaio 2016, che causarono 8 morti, di cui 4 attentatori, e 23 feriti con una serie di esplosioni ravvicinate. Al momento, la polizia dell’Indonesia non ha fatto alcun riferimento a un possibile coinvolgimento di Aman Abdurrahman nell’organizzazione della schermaglia.

Una bandiera nera dell’Isis innalzata all’interno di un centro di detenzione mostra chiaramente come l’estremismo islamico si stia diffondendo a macchia d’olio non solo in Indonesia, ma anche in tutto il Sud-Est Asiatico. Dopo l’assedio, durato cinque mesi, della città di Marawi, nel sud delle Filippine, da parte di un gruppo di terroristi fedeli all’Isis, tutti i Paesi della regione si sono resi conto di come la sicurezza dell’area del Sud-Est Asiatico sia in pericolo. Ciò che i governi temono di più è il possibile spostamento dei terroristi dell’Isis che perdono terreno in Medio Oriente verso il Pacifico. Per avere un maggiore controllo sui flussi di persone che si spostano da un paese all’altro via mare, Malesia, Indonesia e Filippine hanno creato un meccanismo di pattugliamento congiunto delle acque limitrofe ai loro confini. L’obiettivo è quello di evitare che le fila dei militanti estremisti già numerosi nella regione possano infoltirsi con nuovi membri giunti dall’estero. L’assedio di Marawi ha dimostrato che la rete terroristica copre tutto il Sud-Est Asiatico e che i terroristi di Paesi diversi sono in contatto. Tra i militanti caduti o arrestati dall’esercito delle Filippine a Marawi molti erano malesi o indonesiani.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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