Antiterrorismo del Marocco: un esempio per le autorità europee

Pubblicato il 11 novembre 2017 alle 6:01 in Africa Marocco

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Il coordinatore dell’antiterrorismo europeo, Gilles de Kerchove, sostiene che l’Europa abbia molto da imparare dal Marocco nell’ambito della lotta al terrorismo.

Come ha rivelato Gilles all’agenzia di stampa marocchina Maghreb Arab Press (MAP), il Marocco è riuscito a sviluppare un sistema anti-radicalizzazione molto efficace che potrebbe essere utilizzato come esempio dalle autorità europee che, a suo avviso, sono in difficoltà nell’individuare i primi segni di tale processo. Il punto di forza dell’approccio delle autorità di Rabat, ad avviso di Gilles, è la prevenzione della radicalizzazione, e non una mera concentrazione sulle operazioni di sicurezza.

In Marocco, la principale agenzia responsabile per le operazioni antiterrorismo è la Central Bureau of Judicial Investigation (BCIJ), creata nel 2015, e soprannominata “l’FBI del Marocco”. Secondo le stime del governo americano, nel 2016, tale agenzia ha smantellato complessivamente 18 cellule, arrestando in tutto 161 individui, di cui alcuni provenienti da Algeria, Ciad, Francia e Italia. Il direttore della BCIJ, Abdelhak El Khiam, ormai divenuto una figura molto conosciuta in tutto il Marocco, nel corso di un’intervista televisiva rilasciata il 17 aprile scorso, ha rivelato che, dal gennaio 2015 all’aprile 2017, sono state arrestate complessivamente 43 cellule terroristiche. A suo avviso, il successo delle forze di sicurezza marocchine sta nell’adozione di strategie preventive, le quali mirano a smantellare i gruppi di militanti prima che riescano ad agire. El Khaim ha spiegato altresì che dei quasi 2000 marocchini che sono partiti come foreign fighters in Siria e in Iraq, circa 1,623 si trovano ancora all’estero, 400 sono morti, e 78 sono rientrati nel Paese. Questi ultimi, appena intercettati dalle forze di sicurezza, sono stati sottoposti a interrogatori, poi processati nel rispetto della legge marocchina e, infine, sono rimasti soggetti a indagini ancora più approfondite. Tali attività vengono affiancate da una stretta sorveglianza dei social media e di internet, effettuata dalla Central Bureu of Judicial Investigation, la quale cerca di tracciare tutti i movimenti online delle organizzazioni terroristiche. Le intercettazioni telefoniche possono essere effettuate, ma soltanto con l’autorizzazione della procura generale di Rabat, che è altresì incaricata di controllare che tutte le attività delle forze di sicurezza marocchine rispettino i diritti umani. Per quanto riguarda la strategia per il contrasto all’estremismo violento, le autorità di Rabat si sono focalizzate sui giovani e sulle attività economiche. In primo luogo, sono state create diverse iniziative dirette ai ragazzi, ritenuti la fascia della popolazione più vulnerabile ai processi di radicalizzazione, e a rafforzare il ruolo della donna all’interno della società marocchina. Inoltre, per contrastare la diffusione dell’ideologia islamista, il Marocco ha sviluppato una strategia nazionale per sostenere e istituzionalizzare l’adesione all’Islam moderato. A tal fine, Rabat ha ordinato il rinnovo delle moschee, promuovendo l’insegnamento moderato e rafforzando il ruolo del Ministry of Endowments and Islamic Affairs (MEIA) che si occupa di formare gli imam locali e stranieri.

Dal momento che il terrorismo è una minaccia transnazionale, il direttore della BIJC sostiene infine che il coordinamento con i Paesi vicini sia fondamentale. “I legami tra l’intelligence marocchina e le intelligence occidentali sono molto forti”, ha spiegato El Khaim.

Da tali aspetti, nasce l’interesse delle autorità europee nel cooperare con il Marocco, il quale assiste altresì le operazioni per contrastare l’immigrazione illegale portate avanti dall’agenzia europea Frontex. Le autorità di Rabat, negli ultimi anni, hanno compiuto importanti progressi nella protezione dei rifugiati presenti nel territorio nazionale. Grazie all’entrata in vigore, nel settembre 2013, della National Policy on Immigration and Asylum (NPIA), il Marocco ha adottato una legislazione molto efficiente dedicata ai migranti e ai rifugiati, trasformandosi progressivamente in un Paese di transito, a un Paese di destinazione.

In conclusione, Gilles ritiene che l’antiterrorismo europeo dovrebbe potenziare le proprie attività di contrasto alla radicalizzazione e al terrorismo in generale, ispirandosi al modello marocchino, focalizzato sulla prevenzione dei fenomeni.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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