Somalia: fazione affiliata all’ISIS sta crescendo sempre di più

Pubblicato il 10 novembre 2017 alle 6:01 in Africa Somalia

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Nel corso dei dodici mesi passati, una fazione di militanti somali affiliati all’ISIS è cresciuta da poche decine di membri, a più di 200.

La notizia è stata resa nota dalle Nazioni Unite a pochi giorni di distanza dal primo raid aereo americano contro i terroristi dello Stato Islamico in Somalia, avvenuto il 4 novembre 2017. La crescita della forza dei gruppi affiliati all’ISIS nell’area del Corno d’Africa ha attratto l’attenzione degli ufficiali di sicurezza, i quali temono che la Somalia possa diventare un nuovo rifugio sicuro per i terroristi fedeli ad al-Baghdadi che stanno progressivamente fuggendo dalla Siria e dall’Iraq.

Una fonte diplomatica ha rivelato a Reuters che “persino poche centinaia di combattenti potrebbero destabilizzare l’intera regione africana”. Il bombardamento americano, ha continuato la fonte, è stato una presa di coscienza del fatto che la situazione sta diventando sempre più critica, soprattutto nell’area di Puntland, la regione nord-orientale della Somalia.

Il Paese africano è dilaniato da anni da una guerra civile che contrappone il governo del primo ministro Hassan Ali Khaire, internazionalmente riconosciuto, e al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, una potente organizzazione politico-militare islamista fondata nel 2006 ed affiliata ad al-Qaeda, che compie continui attacchi terroristici contro i civili e le forze di sicurezza somale. Secondo le stime del governo americano, al-Shabaab, nel 2016, è stata la quarta organizzazione terroristica del mondo per numero di attentati pari a 332, che hanno causato la morte di 740 persone. L’attentato più mortale compiuto da al-Shabaab si è verificato il 14 ottobre 2017 a Mogadiscio, dove sono decedute di più di 300 persone.

Il raid aereo americano non è riuscito a colpire il leader della fazione legata all’ISIS, Sheikh Abdulqader Mumin, ma ha eliminato almeno 20 militanti, di cui due sudanesi e due arabi. Secondo quanto riportato dall’Onu, la maggior parte dei combattenti della cerchia di Mumin sono somali, ma è stata registrata anche la presenza di sudanesi. Sembra altresì che il gruppo abbia contatti con i jihadisti in Yemen, e che sia finanziato da soldi che provengono dalla Siria e dall’Iraq. Il primo attacco dei militanti di Mumin si è verificato il 7 febbraio 2017, quando i terroristi hanno ucciso 4 guardie presso un Hotel a Bosasso, la capitale economica della regione di Puntland.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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