Serbia: governo dietro le milizie in Jugoslavia

Pubblicato il 9 novembre 2017 alle 7:49 in Balcani

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Goran Stoparic, ex membro della milizia degli Scorpioni, una delle unità paramilitari attive durante il conflitto in Jugoslavia, ha dichiarato che, durante la guerra, tale gruppo veniva sostenuto dal governo serbo.

In occasione del processo di appello dell’8 novembre 2017, Stoparic ha dichiarato che gli Scorpioni erano formalmente parte integrante delle Forze Armate della Repubblica Serba di Krajina in Croazia, entità autoproclamata indipendente dal 1991 al 1995, “ma il gruppo era sponsorizzato dal Dipartimento di sicurezza di Stato serbo”. Tale accusa è stata mossa in occasione delle indagini contro Jovica Stanisic e Franko Simatovic, vertici del Dipartimento di Stato serbo, autorizzate dal Tribunale per Crimini di Guerra dell’Aia.

Stoparic, membro di varie milizie paramilitari tra il 1991 e il 1995, anni del conflitto in Jugoslavia, ha altresì dichiarato che il comandante degli Scorpioni, Slobodan Medic, noto con il nome di Boca, rappresentava il punto di contatto con i capi del Dipartimento di Stato.

Nello specifico, ha dichiarato l’ex combattente, “Boca riportava a Milan Milanovic, il vice ministro della Difesa della Repubblica Serba di Krajina in Croazia, che a sua volta riportava a Franko Simatovic, il quale a sua volta riportava a Jovica Stanisic”.  Il ruolo di Milanovic sarebbe stato quello di “fornire gli ordini agli Scorpioni” sotto la “grande influenza” del Ministero dell’Interno serbo.

In occasione del processo, Stoparic ha altresì aggiunto che i membri delle milizie ricevevano stipendi ed equipaggiamenti dal Dipartimento di Stato serbo per la sicurezza, con sede a Belgrado. Tali milizie, tra cui compaiono anche le Tigri di Arkan, le Vipere e i Lupi da Drina, sono stati indicati da Stoparic come “i satelliti del Dipartimento di Stato per la sicurezza della Serbia”.

Secondo il capo d’accusa, Stanisic e Simatovic avrebbero fatto parte di un’organizzazione criminosa capeggiata da Slobodan Milosevic. Nello specifico, i due sarebbero stati accusati nel 2013 di aver perseguitato, assassinato, deportato e trasferito forzatamente cittadini di etnia croata e bosgnacca durante i conflitti in Croazia e in Bosnia ed Erzegovina scoppiati tra il 1991 e il 1992.

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di Redazione

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