Iran – Arabia Saudita: crescono le tensioni

Pubblicato il 8 novembre 2017 alle 11:23 in Arabia Saudita Iran

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Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha categoricamente respinto le accuse dell’Arabia Saudita, definendole “false e pericolose” e “contrarie al diritto internazionale e alla carta delle Nazioni Unite”.

In occasione di un colloquio telefonico con il segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth, Boris Johnson, Zarif ha tuonato contro l’Arabia Saudita, accusandola di aver compiuto alcune mosse provocatorie nella regione.

Le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano sono giunte in risposta alle affermazioni del principe saudita Mohammed bin Salman, il quale, lo stesso giorno, martedì 7 novembre 2017, ha accusato Teheran di “aggressione militare diretta”, che potrebbe essere considerata un “atto di guerra”.

Salman ha espresso tali accuse nei confronti dell’Iran dopo che, domenica 5 novembre 2017, gli Houthi avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale saudita. Il razzo era stato immediatamente dirottato e ridotto in frammenti in una zona disabitata a est di Riad, non causando alcun danno. Per tutta risposta, il giorno successivo, lunedì 7 novembre 2017, la coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen, aveva chiuso tutti gli accessi aerei, marittimi e di terra nel Paese, al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran.

L’Arabia Saudita e l’Iran sostengono parti avverse nel conflitto in Yemen. Riad è intervenuta direttamente nel conflitto, supportando il presidente destituito, Rabbo Mansour Hadi, tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Teheran, invece, sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. L’Arabia Saudita ritiene che sia l’Iran ad armare il gruppo ribelle yemenita. In questo senso, Riad avrebbe interpretato la caduta del missile degli Houthi nel territorio saudita come un “atto di guerra” da parte di Teheran. In questo contesto, durante un colloquio telefonico con il segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth, Boris Johnson, il principe Salman ha dichiarato: “Il coinvolgimento dell’Iran nel rifornire gli Houthi di missili costituisce un’aggressione militare diretta da parte del regime iraniano” e ha aggiunto che “potrebbe essere considerato un atto di guerra”.

Già il giorno precedente, lunedì 7 novembre 2017, la coalizione araba, a guida saudita, aveva accusato l’Iran di fornire missili balistici agli Houthi “con l’obiettivo di colpire il Regno [dell’Arabia Saudita], il suo popolo e i suoi interessi vitali”. Da parte sua, l’Iran aveva immediatamente respinto le accuse dell’Arabia Saudita, affermando che l’attacco dei ribelli yemeniti sarebbe giunto in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, che ha la propria base nella capitale Sana’a e che si è alleato con il presidente yemenita destituito Ali Abdullah Saleh. Dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, che hanno la propria base ad Aden. Il presidente Rabbo Mansour Hadi è l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Mansur Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Da parte sua, anche la Casa Bianca ha condannato gli attacchi missilistici degli Houthi in Arabia Saudita, accusandoli di minacciare la sicurezza della regione e di minare gli sforzi per porre fine al conflitto. In un comunicato, emanato mercoledì 8 novembre 2017, si legge: “Gli attacchi missilistici degli Houthi contro l’Arabia Saudita, supportati dal Corpo delle guardie della rivoluzione iraniana, minacciano la sicurezza regionale e minano gli sforzi delle Nazioni Unite mirati a negoziare la fine del conflitto”. 

Il giorno precedente, martedì 7 novembre 2017, gli Stati Uniti avevano accusato l’Iran di aver fornito agli Houthi il missile che era stato lanciato in Arabia Saudita nel luglio 2017 e aveva chiesto alle Nazioni Unite di ritenere Teheran responsabile di aver violato due risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In merito alla questione, l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU, Nikki Haley, ha dichiarato che le informazioni fornite dall’Arabia Saudita dimostrano che il missile lanciato a luglio era stato prodotto in Iran e lo ha definito come “un tipo di armi che non era presente in Yemen prima del conflitto”. Il 29 luglio 2017, l’Arabia Saudita aveva intercettato un missile sparato dagli Houthi verso la Mecca, un mese prima dell’inizio del pellegrinaggio nella città santa dell’Islam. In tale occasione, Riad aveva definito l’attacco “un tentativo disperato di rovinare l’haj“.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva adottato una risoluzione, n. 2140 del 2014, che imponeva un embargo sulle armi, un divieto di viaggio e il congelamento dei beni nei confronti degli individui e delle entità yemenite indicate nel documento. Successivamente, il Consiglio aveva adottato la risoluzione n.2342 del 2017, che rinnovava le misure imposte dalla risoluzione precedente fino al 28 febbraio 2018.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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