Hong Kong: sì alla Corte Suprema per gli attivisti democratici

Pubblicato il 8 novembre 2017 alle 6:07 in Asia Hong Kong

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I tre giovani attivisti democratici di Hong Kong attualmente in prigione potranno essere ascoltati in appello dalla Corte Suprema dell’isola a gennaio, secondo quando stabilito dalla Corte d’Appello.

Joshua Wong, Alex Chow e Nathan Law, i tre allora studenti protagonisti delle proteste che hanno preso il nome di Movimento degli Ombrelli – ispirato all’utilizzo degli ombrelli da parte dei manifestanti per proteggersi dai gas utilizzati dalle forze dell’ordine per disperderli -, erano stati condannati alla detenzione, il 17 agosto 2017. L’accusa era quella di associazione illecita, e le condanne ammontano a sei mesi per Joshua, sette per Alex Chow e otto per Nathan Law.

Il movimento pacifico di rivolte pro-democrazia del 2014 noto come “movimento degli ombrelli” ha visto gli studenti scendere in piazza e bloccare le strade dell’isola di Hong Kong per 79 giorni. La ragione delle proteste era una modifica al sistema elettorale del governatore dell’isola di Hong Kong da parte del governo centrale di Pechino. La modifica è stata comunque apportata e l’elezione del governatore, avvenuta nel maggio 2017, è stata svolta secondo le regole decise da Pechino e senza suffragio universale. L’attuale governatrice, Carrie Lam, è accusata dalla popolazione di Hong Kong di essere stata scelta dal governo centrale cinese.

Gli esperti per i diritti umani hanno chiesto più volte al governo e alle autorità giudiziarie di schierarsi a tutela dei diritti dei tre leader dei movimenti studenteschi incarcerati. “Chiediamo alla Corte Suprema di Hong Kong di considerare i casi di Nathan Law, Joshua Wong e Alex Chow in base agli obblighi che l’isola ha di rispettare il diritto internazionale sui diritti umani”, hanno affermato David Kaye, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la libertà di opinione e di espressione e il suo collega Michel Frost, incaricato dell’Onu per la situazione dei difensori dei diritti umani. “Chiediamo alle autorità di Hong Kong di rispettare l’indipendenza del loro potere giuridico e lo stato di diritto”, hanno aggiunto i due rappresentanti Onu aggiungendo che è evidente che il governo di Pechino sta aumentando il suo controllo sul governo dell’isola negli ultimi mesi.

Secondo Joshua Wong, la durata delle condanne a loro riservate va ben oltre i tre mesi di base previsti per “associazione illecita” ed è un segnale dell’irrigidimento del sistema sociale di Hong Kong sempre più controllato dalla Cina continentale. “In un momento come questo, si può contare solo sugli abitanti di Hong Kong e spero che di fronte a questa situazione, in cui noi studenti anche in prigione non siamo disposti ad abbandonare Hong Kong, non lo facciano neanche loro, non abbassino la testa e si diano per vinti”, ha dichiarato Joshua Wong prima di conoscere l’esito definitivo della sentenza, aggiungendo di essersi già preparato al carcere.

La Cina, proprio sabato 4 novembre, ha esteso anche ad Hong Kong la legge che condanna il mancato rispetto dell’inno nazionale cinese. Secondo i difensori delle libertà di Hong Kong si tratta dell’ennesimo segno dell’ingerenza di Pechino sulla politica interna dell’isola.

Hong Kong, dopo un secolo di dominazione britannica, è tornata sotto la sovranità della Repubblica Popolare Cinese il 1 luglio 1997 e il primo luglio 2017 si è tenuta la celebrazione del ventesimo anniversario del ritorno di Hong Kong alla patria. Negli ultimi vent’anni, l’isola è stata governata secondo il principio “un paese, due sistemi”, in base al quale Hong Kong ha potuto mantenere un certo grado di autonomia e non adeguarsi al comunismo del continente, grazie agli accordi raggiunti tra Cina e Regno Unito a partire dalla dichiarazione di intenti del 1984. Secondo Pechino si è trattato di un ventennio di successo. Intanto, sull’isola aumenta la preoccupazione per il maggiore controllo che il governo centrale cinese esercita sulla politica interna e per lo stallo del processo che dovrebbe portare alla creazione di una piena democrazia.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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