Albania: pubblicato il piano contro la criminalità organizzata

Pubblicato il 8 novembre 2017 alle 21:39 in Albania Balcani

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Il primo ministro albanese, Edi Rama, ha rivelato i dettagli del piano strategico per la lotta alla criminalità organizzata. Il programma, dal nome “il Potere della Legge”, mira a condannare i vertici delle organizzazioni e a confiscare le proprietà acquisite illegalmente.

Nel report, che è stato presentato lunedì 7 novembre, Rama ha dichiarato che il piano strategico intende perseguire tre obiettivi. Il primo obiettivo è l’identificazione e la distruzione delle organizzazioni criminali, da realizzare tramite la raccolta e lo scambio di informazioni tra forze dell’ordine e individui. Il secondo obiettivo è la protezione del sistema economico dalle infiltrazioni del denaro illecito. Il terzo obiettivo è l’indebolimento del potere economico della criminalità organizzata da raggiungere attraverso la confisca dei beni mobili e immobili delle organizzazioni.

Per garantire l’efficacia del piano, sarà necessario creare nuovi organi giudiziari che avranno bisogno dell’aiuto di forze dell’ordine aggiuntive interne ed esterne. Per questo motivo, l’Albania ha deciso di rafforzare la sua cooperazione con Paesi, come l’Italia e la Grecia, e istituzioni e agenzie come l’Unione Europea, l’Europol, l’Interpol e l’FBI. Questa molteplicità di attori, ha spiegato il primo ministro, andrà a formare un gruppo che “si occuperà dell’operazione più intensiva e a lungo termine mai intrapresa contro la criminalità organizzata”.

Il premier Rama intende quindi abbandonare le strategie precedenti e i piani già adottati dall’Albania “che hanno affrontato tali problemi perché lo hanno fatto con un approccio parziale, avvertendo il problema come una necessità o come una opportunità per favorire gli interessi del dibattito politico quotidiano o quelli elettorali”.

Nello specifico, il primo ministro ha affermato: “La criminalità organizzata ha danneggiato profondamente il sistema dei valori democratici, sociali ed economici del Paese, tramite la distorsione dei parametri dell’economia di mercato. […] Il fallimento degli organi di giustizia penali nel combatterla ha creato una situazione problematica, chiaramente percepita come tale dai cittadini”.

La percezione del problema nella società è stata individuata dai report periodici delle forze dell’ordine albanesi e da quelli dei vari partner internazionali dell’Albania nel corso degli anni. Nei dossier, ha spiegato Rama, è emerso che “la criminalità in genere e specialmente quella organizzata, attiva nei traffici o nei finanziamenti illeciti, è stata e continua ad essere una seria minaccia alla sicurezza nazionale”.

Subito dopo l’annuncio, il primo ministro Rama ha dichiarato che dovrebbe essere chiaro quanto il proprio governo stia affrontando seriamente la minaccia proveniente dalla criminalità organizzata. Rama ha anche dichiarato che il nuovo programma includerà tutte le branche delle forze dell’ordine e del sistema giudiziario che si occupano di identificare, processare e condannare i colpevoli. Tali organi interagiranno anche con i cittadini impegnati in programmi di prevenzione.

L’annuncio del programma e la pubblicazione del report seguono la conferenza del 3 novembre 2017 sulle azioni intraprese dalla Guardia di Finanza italiana, che ha condotto sorvoli aerei sul territorio albanese per individuare le piantagioni di marijuana. La Guardia di Finanza ha evidenziato un calo nella coltivazione di cannabis in Albania, fonte di guadagni della criminalità organizzata.

Tuttavia, Fatmir Xhafaj, il ministro albanese dell’Interno, ha affermato che “mentre la produzione nazionale è in diminuzione, le persone e i macchinari precedentemente destinati all’esportazione della cannabis sono ora impiegati nell’importazione di marijuana e altre droghe, che vengono poi nuovamente esportate. Questo è un fenomeno in crescita che richiede un’azione congiunta da parte di tutti i Paesi coinvolti, inclusa anche l’Albania in quanto punto di passaggio, ma anche i Paesi produttori e consumatori”.

La strategia rientra tra le attività del governo Rama che mirano a combattere la produzione e il traffico di stupefacenti, tra cui rientra la squadra speciale Anti-Cannabis, creata nel gennaio 2017. Tale squadra è presieduta dal primo ministro e coinvolge il ministro dell’Interno, il ministro della Difesa, il ministro della Giustizia, l’ufficio del Procuratore Generale, la Polizia di Stato, la Direzione Generale per la Prevenzione del Riciclaggio di Denaro del Ministero delle Finanze e il Servizio di Intelligence nazionale.

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di Redazione

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