Yemen: gli Stati Uniti valutano di abbandonare la coalizione araba

Pubblicato il 7 novembre 2017 alle 18:14 in Medio Oriente Yemen

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Il Congresso americano sta valutando un progetto di risoluzione che prevede la fine del sostegno militare e di intelligence alla coalizione araba, a guida saudita, nella guerra contro le milizie degli Houthi in Yemen.

La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Mansur Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

La posizione degli Stati Uniti nei confronti della vendita di armi all’Arabia Saudita è cambiata con l’insediamento del nuovo presidente. Trump ha ordinato il primo raid aereo in Yemen il 5 luglio 2017, con il duplice obiettivo di sostenere l’Arabia Saudita e di inviare un messaggio di guerra all’Iran, che considera il suo principale nemico in Medio Oriente. Già da prima, però, gli Stati Uniti avevano supportato la coalizione araba, a guida saudita, attraverso il sostegno militare e di intelligence. Tuttavia, quando, l’8 ottobre 2016, l’Arabia Saudita aveva bombardato i cittadini yemeniti che stavano partecipando a un funerale, uccidendo 150 persone e ferendone altre 600, l’amministrazione Obama aveva fermato la vendita di armi che potessero essere impiegate nel conflitto in Yemen. Contrariamente alla politica adottata dal predecessore, l’amministrazione Trump ha rafforzato il proprio sostegno militare nei confronti di Riad e, il 20 maggio 2017, in occasione del suo viaggio a Riad, il presidente americano ha firmato con l’Arabia Saudita un accordo sulle armi del valore di 110 miliardi di dollari.

L’Arabia Saudita è stata più volte accusata dalle organizzazioni umanitarie di commettere violazioni nel conflitto in Yemen. Il 12 settembre 2017, Human Rights Watch aveva accusato la coalizione internazionale, a guida saudita, di aver commesso crimini di guerra, affermando che i suoi raid avevano ucciso 39 civili, di cui 26 bambini, in due mesi. Secondo quanto riferito dall’organizzazione, gli attacchi aerei della coalizione colpirebbero indistintamente uomini armati e civili e ciò costituisce una chiara violazione del diritto di guerra. Proprio per questo motivo, il 5 ottobre 2017, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva inserito la coalizione all’interno della lista nera di coloro che violano i diritti dei bambini nelle aree di conflitto. In particolare, la coalizione veniva accusata di aver ucciso e mutilato i bambini in Yemen e di aver distrutto edifici civili, quali scuole e ospedali.

Recentemente, anche l’Unione Europea si è espressa a favore della riduzione della vendita di armi all’Arabia Saudita. Il 14 settembre 2017, il Parlamento Europeo ha rinnovato il suo invito nei confronti dell’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, a imporre un embargo sulla vendita di armi ai sauditi, a causa delle violazioni dell’Arabia Saudita in Yemen e del timore che le armi vengano utilizzate nella campagna saudita nel Paese.

La decisione del Congresso americano giunge dopo che, il 22 settembre 2017, l’organizzazione umanitaria Amnesty International aveva pubblicato un report nel quale venivano fornite le prove del fatto che la coalizione araba avrebbe utilizzato le armi americane contro i civili in Yemen. Nel documento, infatti, si legge che la bomba utilizzata nel raid aereo della coalizione che il 25 agosto aveva distrutto due edifici residenziali, causando la morte di 16 civili, era stata prodotta negli Stati Uniti.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, che ha la propria base nella capitale Sana’a e che si è alleato con il presidente yemenita destituito Ali Abdullah Saleh. Dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, che hanno la propria base ad Aden. Il presidente Rabbo Mansour Hadi è l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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