Rifugiati siriani in Grecia: sciopero della fame per ritardo procedure di ricongiungimento familiare

Pubblicato il 5 novembre 2017 alle 6:30 in Grecia Immigrazione

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Da giorni, un gruppo di rifugiati siriani ha indetto uno sciopero della fame ad Atene per protestare contro la grave situazione in cui versano più di 2,000 migranti che, da sei mesi, stanno aspettando di essere ricongiunti con le proprie famiglie in Germania.

“Molti di noi sono qui da 2 anni”, ha riferito un padre siriano di circa 30 anni al quotidiano The New Arab, presso Synragma Square, dove è iniziato lo sciopero mercoledì 1 novembre. “Vogliamo sapere perché siamo costretti qui, le nostre famiglie si trovano in Germania e ci hanno detto che siamo in regola per avviare le procedure di ricongiungimento familiare”, ha spiegato l’individuo.

Uno degli organizzatori dello sciopero, Yiorgos Maniatis, ha riferito che i 2,000 siriani in questione stanno attendendo da più di sei mesi, che è l’arco di tempo massimo previsto dalla legge europea per ricongiungere le famiglie. A partire dal primo novembre, i manifestanti si sono accampati nella piazza della capitale greca, esponendo cartelloni con messaggi come “voglio la mia famiglia” e “vogliamo essere ricongiunti”. Secondo Maniatis, operando in questo modo, le autorità europee stanno facendo il gioco dei trafficanti di esseri umani.

Dallo scorso maggio, i processi di ricongiungimento familiare tra la Grecia e la Germania sono rallentati. Ad avviso dei gruppi umanitari, ciò è avvenuto per via delle elezioni del 24 settembre 2017, nell’ambito delle quali l’immigrazione è stato un tema chiave.

La chiusura della rotta balcanica, avvenuta con la firma di un accordo tra l’Unione Europea e la Turchia in ambito migratorio, il 18 marzo 2016, che avrebbe dovuto arrestare il traffico di esseri umani e l’immigrazione illegale, non ha prodotto gli effetti sperati. Il 14 febbraio 2017, Amnesty International ha pubblicato un reclamo, in cui ha denunciato la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, sono stati invece lasciati in un limbo nelle isole greche, in condizioni di grave disagio. A tale proposito, Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, ha definito l’accordo sull’immigrazione, firmato con Ankara, “un disastro”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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