La Somalia e il terrorismo

Pubblicato il 5 novembre 2017 alle 6:01 in Approfondimenti Somalia

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La Somalia, Paese africano situato nel Corno d’Africa, è dilaniata da anni da una guerra civile che contrappone il governo del primo ministro Hassan Ali Khaire, internazionalmente riconosciuto, e al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, una potente organizzazione politico-militare fondata nel 2006 ed affiliata ad al-Qaeda, che ricorre spesso al terrorismo contro i suoi nemici.

Dall’inizio del 2017, gli attentati compiuti da al-Shabaab sono stati numerosi. Tra questi si ricorda quello del 14 ottobre 2017, in cui la capitale somala Mogadiscio è stata teatro dell’attacco terroristico più letale avvenuto nel Paese, che ha causato la morte di più di 350 persone. Quella mattina, due autobombe esplosero presso la K5 Junction, una zona controllata da numerosi ufficiali governativi, piena di alberghi e ristoranti. L’attentato ha distrutto diversi edifici e incendiato numerosi veicoli nelle vicinanze. In seguito all’esplosione si è verificata una sparatoria presso il Safari Hotel. Il corrispondente di al-Jazeera in lingua inglese, Mohamed Adow, ha riferito che gli assalitori, dopo aver detonato la bomba, hanno fatto irruzione nella hall dell’albergo sparando contro il personale e le forze di sicurezza. La Turchia è stato il primo Paese ad assistere la Somalia, inviando una squadra di medici professionisti e un aereo adibito alle situazioni di emergenza per trasportare alcune vittime negli ospedali di Ankara. Il 16 ottobre, il Gibuti ha mandato più di 30 dottori a Mogadiscio, seguito dagli Stati Uniti che, il giorno seguente, hanno trasportato medicine e altro materiale sanitario nella capitale somala. Nel contempo, il Kenya ha annunciato la spedizione di 31 tonnellate di materiale sanitario in Somalia, e si è offerto di assistere le forze locali nell’evacuazione delle vittime dell’esplosione.

Prima del 14 ottobre 2017, l’attacco più letale compiuto da al-Shabaab si era verificato in Kenya, il 2 aprile 2015, presso la Garissa University, dove erano morte 152 persone, la maggior parte delle quali erano studenti.

Il Country Report on Terrorism 2016 del governo americano ha inserito la Somalia al primo posto tra i Paesi considerati “safe heavens” (rifugio sicuro) del terrorismo in Africa. Con tale termine, il rapporto indica quegli Stati in cui le organizzazioni terroristiche sono in grado di operare liberamente per colpa di una governance locale inadeguata e incapace di contrastare le attività terroristiche. Il documento spiega altresì che la maggior parte dei territori somali vengono sfruttati dai terroristi senza alcuna resistenza da parte delle autorità locali. Nonostante la Somalia, nell’ultima parte del 2016, abbia cercato di aumentare gli sforzi per migliorare la situazione, continuando a collaborare con gli USA, quasi nessun progresso è stato raggiunto. Nel settembre dell’anno scorso, il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud ha lanciato una nuova strategia, chiamata Countering Violent Extremisms (CVE), per contrastare tale fenomeno nel Paese. La legislazione anti-terrorismo somala prevede che il governo federale si occupi della difesa dei propri cittadini. Il corpo di polizia è incaricato di condurre le indagini di sicurezza e di organizzare le operazioni per cacciare i terroristi e sequestrare armi, in collaborazione con il personale dell’AMISOM.

Secondo il rapporto del governo americano, tuttavia, la capacità di al-Shabaab di operare indisturbatamente nel Paese è stata dovuta, in larga parte, alla fallibilità delle operazioni anti-terrorismo portate avanti dal governo. I terroristi sono stati in grado di compiere una serie di assalti e attacchi mortali contro l’African Union Mission in Somalia (AMISOM), causando la morte di centinaia di soldati somali e di ufficiali della missione dell’Unione Africana.

Come negli anni precedenti, anche nel corso del 2016, al-Shabaab ha mantenuto la propria principale base operativa nella Juba River Valley, dalla quale ha lanciato attacchi in tutta la Somalia e nel nord del Kenya. Nel 2016, complessivamente, la Somalia ha subito 359 attacchi terroristici, che hanno causato la morte di 740 persone, un aumento rispetto ai dati del 2015, in cui ci sono stati 241 attentati e 659 vittime. L’attentato più grave si è verificato il 15 gennaio 2016, contro una base keniota stanziata a Ceel Adde, nella regione somala di Gedo, in cui sono morti decine di ufficiali del Kenya. Il gruppo terroristico ha utilizzato diverse tattiche asimmetriche, tra cui ordigni esplosivi e assalti armati, per colpire i soldati dell’AMISOM e le forze di sicurezza somale, insieme al personale governativo e ai civili.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, la Somalia detiene lo status di osservatore all’interno del Middle East and North Africa Financial Action Task Force (MENAFATF). Nel febbraio 2016, le autorità di Mogadiscio hanno firmato una legge per contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, che era stata adottata dal Parlamento alla fine del 2015. La Somalia ha altresì aumentato gli sforzi per formalizzare il proprio nascente settore finanziario e per far sì che la Banca Centrale somala sviluppasse la capacità di supervisionare e regolare il settore finanziario informale. L’unità di intelligence finanziaria somala (FRC), seppur non ancora perfettamente funzionante, ha fatto progressi, adottando politiche e procedure per affermarsi come un’agenzia chiave nella prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento al terrorismo.

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, il governo somalo ha aumentato gli sforzi per limitare la diffusione della propaganda terroristica. Nel settembre 2016, le autorità di Mogadiscio hanno lanciato la prima strategia nazionale per affrontare il fenomeno della radicalizzazione in tutta la Somalia. Il governo somalo ha finanziato il Ministero della Sicurezza Interna per diffondere tale strategia, al fine di contrastare l’influenza dei gruppi terroristici. Nel novembre 2016, è stato avviato un programma di reintegrazione finanziato da fondi tedeschi dell’African Development Bank, al fine di reinserire nella società 50 combattenti al mese. Secondo le stime di diverse organizzazioni internazionali, le defezioni all’interno di al-Shabaab, seppur difficili da quantificare, sono aumentate rispetto al 2015.

Infine, in termini di cooperazione regionale e internazionale, la Somalia è un membro dell’African Union e di diversi altri organi come la Partnership for Regional East Africa Counterterrorism. Il governo somalo ha espresso il proprio interesse nel migliorare la condivisione delle attività di intelligence con i paesi vicini, ai fini di intensificare la lotta contro al-Shabaab.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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