Ambientalista uccisa: è complotto criminale

Pubblicato il 4 novembre 2017 alle 11:01 in America Latina America centrale e Caraibi

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Stando al rapporto recentemente stilato da un gruppo investigativo sull’omicidio della famosa ambientalista honduregna Berta Cáceres, si sarebbe trattato di un vero e proprio complotto criminale.

Era il 2 marzo 2016, poco prima della mezzanotte, quando almeno due uomini si introducevano nell’abitazione dell’ambientalista e attivista Berta Cáceres a La Esperanza, Honduras. Poco dopo la 44enne vincitrice del Premio Goldman – massimo riconoscimento mondiale per le lotte ambientaliste – veniva uccisa a colpi di arma da fuoco. L’attivista messicano Gustavo Castro Soto, suo amico che si trovava con lei, fu ferito ma sopravvisse all’attacco.

Un rapporto recentemente reso pubblico divulga che l’omicidio della Cáceres era stato premeditato mesi prima, e sarebbe da escludere che si sia trattato di un “incidente isolato”; al contrario, l’assassinio sarebbe il risultato di una cospirazione che vede come protagonisti le istituzioni finanziarie, dirigenti attuali e passati di una società elettrica honduregna, i rispettivi impiegati e alcuni membri dell’agenzia di sicurezza statale del Paese.

Tale rapporto è il risultato di mesi di indagini condotte da un gruppo di esperti legali internazionali, che si sono mobilitati su richiesta della famiglia della vittima e del Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene di Honduras (COPINH) a fronte di una presunta illegittimità del governo nel processo investigativo.

Come conseguenza diretta di tali dubbi, sollevati tanto dalla famiglia Cáceres quanto dal COPINH, cinque specialisti in diritto umanitario internazionale hanno acconsentito a indagare per far luce sulla vicenda formando un Gruppo Internazionale Consultivo di Esperti, dall’inglese GAIPE (International Advisory Group of Experts).

Il gruppo di esperti ha presentato il rapporto a Washington giovedì 2 novembre.

Cáceres era alla guida della comunità indigena Lenca in una campagna contro il progetto multimiliardario Agua Zarca. La donna era cofondatrice e coordinatrice del Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene di Honduras, nonché figura di spicco nella lotta contro la costruzione pianificata sul fiume Gualcarque, presso cui si trovano gli insediamenti Lenca.

A muovere le fila del progetto Agua Zarca – che è ora in sospeso – era la compagnia elettrica Desarrollos Energéticos Sociedad Anónima (DESA). A luglio 2016, qualche mese dopo l’omicidio dell’attivista, FMO e Finnfund, due istituzioni finanziarie, si erano tirate fuori dal progetto Agua Zarca.

Otto sospettati arrestati

Otto sospettati sono stati arrestati perché considerati collegati alla morte di Berta Cáceres, stando all’ufficio del Ministro della Giustizia honduregno. Tra loro l’ex capo della sicurezza della DESA, un manager del dipartimento aziendale legato alle problematiche sociali e ambientali, un ex generale militare honduregno e un maggiore delle forze armate del Paese ancora in carica quando è stato arrestato.

La famiglia della vittima e altri simpatizzanti hanno tuttavia sempre sostenuto che fossero molti di più gli individui immischiati nell’omicidio. Stando al rapporto GAIPE, anche i dirigenti aziendali DESA, nonché alcuni agenti statali e funzionari, sarebbero stati coinvolti nella pianificazione ed esecuzione dell’assassinio, e successivamente nell’occultamento delle prove.

La relazione riporta altresì che le strategie utilizzate dai membri della DESA (“azionisti, dirigenti, manager e impiegati”) includevano “sorveglianza, minacce, omicidi su commissione, sabotaggio degli strumenti per la comunicazione del COPINH; cooptazione di ufficiali della giustizia e delle forze di sicurezza e rafforzamento di strutture parallele alle forze di sicurezza statali”. Questi metodi, stando al resoconto, servivano per “controllare, neutralizzare ed eliminare qualsiasi opposizione”.

La società elettrica DESA ha smentito ogni tipo di coinvolgimento nell’omicidio dell’ambientalista. In una mail indirizzata alla CNN, un portavoce del progetto Agua Zarca ha scritto che il rapporto GAIPE sarebbe “decontestualizzato e non riflette la realtà, ma al contrario è stato stilato con l’intenzione di arrecare danno al progetto Agua Zarca e generare instabilità nel Paese 26 giorni prima delle elezioni (26 novembre) in Honduras”.

Agua Zarca avrebbe inoltre proposto un “dialogo per un accordo di pace, volto a risolvere il conflitto, che il GAIPE ha rifiutato affermando che ciò esula dalla sua missione”.

Nella stessa dichiarazione si afferma che i membri del GAIPE sarebbero stati finanziati dal Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene di Honduras, “un’organizzazione honduregna che sta promuovendo alcuni candidati nel Paese” in vista delle elezioni.

Inoltre, dopo una “analisi più approfondita di ciò che il GAIPE ha pubblicato”, Agua Zarca ha dichiarato alla CNN che le accuse sarebbero totalmente infondate.

Roxanna Marie Altholz, membro del GAIPE nonché direttore associato dell’International Human Rights Legal Clinic presso la facoltà di legge dell’Università della California, a Berkeley, ha riferito alla CNN che il Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene di Honduras non avrebbe finanziato il rapporto in alcun modo.

Agua Zarca “rilascia dichiarazioni irresponsabili e falsità”, ha affermato, mostrando l’ultima delle 92 pagine di cui si compone il documento, in cui sono riportati i nomi dei finanziatori e i ringraziamenti. Il COPINH è menzionato nella lista dei ringraziamenti per il suo sostegno, non in quella dei finanziatori.

Per quanto riguarda le accuse circa interessi politici celati dietro al rapporto, Altholz ha affermato che il resoconto è stato semplicemente pubblicato un anno dopo l’inizio delle indagini. “Abbiamo deciso di pubblicarlo adesso perché il rapporto era pronto adesso. Non so se ci possa mai essere un momento propizio per pubblicare un rapporto concernente una struttura criminale responsabile di omicidio e favoreggiamento di altri crimini”, ha aggiunto la donna, sostenendo che “ciò non ha nulla a che fare con le elezioni”.

 

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.