La fine miserabile di Puigdemont e la lezione per l’Italia

Pubblicato il 3 novembre 2017 alle 19:56 in Il commento

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Cisnetto 3

Raggiunto da un mandato d’arresto in Belgio, Puigdemont si trova in tale situazione miserabile perché è privo delle qualità tipiche dei politici professione che sono il senso di responsabilità e la lungimiranza. Il senso di responsabilità avrebbe dovuto frenare il suo progetto di spaccare uno dei paesi più liberi e pacifici del mondo al fine di pagare meno tasse. La lungimiranza avrebbe dovuto aiutarlo a comprendere che nessun paese del blocco occidentale si sarebbe schierato al suo fianco. Alle doti di cui è privo, si aggiungono i difetti di cui è colmo ovvero il narcisismo, che ha alterato il suo rapporto con la realtà, e il cinismo. Convinto di possedere doti carismatiche straordinarie, Puigdemont ha creduto di raccogliere il consenso di milioni di europei. Il problema è che, avendo combattuto per una causa del tutto priva di valore morale, non ha generato alcuna solidarietà all’estero. Niente di ciò per cui ha combattuto quest’uomo potrebbe muovere a compassione un cuore compassionevole. Quando Puigdemont ha iniziato a temere di essere sconfitto, ha fatto di tutto per provocare la polizia spagnola nella speranza che la repressione contro il referendum illegale avrebbe generato la commozione degli europei, i quali, abituati agli orrori della Siria o alle stragi dell’Isis, sono rimasti indifferenti. Nessun uomo, che conosca le violenze delle dittature, potrebbe commuoversi davanti alle ricche signore di Barcellona che sfidano la polizia spagnola atteggiandosi a martiri cristiani sotto Nerone. Eppure, il cinismo e l’irresponsabilità di Puigdemont possono svolgere un ruolo positivo anche nella politica italiana, se coloro che ambiscono a seguire le sue orme avranno occhi per vedere e mente per capire: in un’Europa che si impoverisce, nessuno è disposto ad appoggiare la rivolta dei ricchi per diventare più ricchi.

Grazie di leggere Sicurezza Internazionale.

Pubblicato per gentile concessione del direttore del “Quotidiano Nazionale”

di Alessandro Orsini

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