Giappone e Immigrazione: pronti a maggiore rigidità

Pubblicato il 31 ottobre 2017 alle 21:03 in Asia Giappone

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Il Giappone intende irrigidire ulteriormente il suo sistema per la gestione dei rifugiati privando i richiedenti asilo del diritto al lavoro e imponendo il fermo su altri richiedenti lo status di rifugiati. Si tratta di un inasprimento di uno dei sistemi di gestione dell’immigrazione più rigidi del mondo.

Il Giappone concederà il diritto al lavoro solo ai rifugiati che considererà “in buona fede”, a partire dalla metà di novembre. Questo provvedimento farà sì che più di 10 mila richiedenti asilo l’anno diverranno inabili al lavoro, secondo quanto riportato dal quotidiano giapponese Yomiuri. Gli altri immigrati, compresi quelli considerati non rifugiati nei primi controlli e i richiedenti di asilo multiplo, verranno spostati in centri di detenzione alla scadenza del loro permesso di soggiorno in Giappone.

Attualmente, i richiedenti asilo con visti validi ricevono permessi di soggiorno rinnovabili che permette loro di lavorare in Giappone mentre le richieste vengono esaminate. Si tratta di un sistema che, secondo il governo di Tokyo, incoraggia le persone a richiedere asilo per poter lavorare. Il Ministero della Giustizia ha reso noto che la nuova politica che non concederà più il diritto al lavoro a tutti è un tentativo delle autorità per controllare meglio il riconoscimento dello status di rifugiati.

Il Giappone ha accolto le richieste di asilo di 3 rifugiati nella prima metà del 2017, nonostante siano state presentate 8561 richieste. Durante il 2016, sono state concesse un totale di 28 domande, un numero che Human Rights Watch ha definito come “infinitesimale”.

 Il Giappone, la terza maggiore economia del mondo, porta avanti una politica rigida nei confronti degli immigrati, nonostante la sua popolazione sia in invecchiamento e ci sia mancanza di forza lavoro che peggiora ulteriormente la crescita economica del paese. La riluttanza del Giappone ad accettare lavoratori stranieri e rifugiati è in contrasto con le politiche degli altri paesi industrializzati ha costretto le industrie a cercare lavoratori tra i richiedenti asilo che dispongono di permessi per il lavoro. Nel 2015, erano 2 milioni gli immigrati presenti sul territorio giapponese e rappresentavano il 2% della popolazione, una percentuale molto inferiore al 15% di Germania e Usa.

Dietro la politica rigida nei confronti dell’immigrazione, vi è anche la tendenza di molti giapponesi – 6 su 10 secondo un sondaggio del Pew Research Center – a voler mantenere l’omogeneità etnica, sociale, culturale e religiosa nel Paese e il timore che un’apertura all’immigrazione creerebbe un contesto multietnico che renderebbe il Giappone un posto peggiore in cui vivere.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

 

di Redazione

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