Kenya: proseguono le violenze in clima elettorale

Pubblicato il 29 ottobre 2017 alle 14:11 in Africa Kenya

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Il corpo senza vita di un anziano è stato rinvenuto in una piantagione di canna da zucchero nei pressi di un villaggio del Kenya occidentale.

Il ritrovamento è avvenuto domenica 29 ottobre, all’indomani della visita di alcuni funzionari di alto rango nella regione nel tentativo di sedare le tensioni etniche infiammate dal clima di incertezza elettorale.

Il sessantenne è stato ferito a morte da tre frecce conficcate nella schiena e da gravi ferite alla testa, stando a quanto ha riferito all’agenzia di stampa Reuters un testimone del villaggio Koguta.

Il motivo e i colpevoli dell’omicidio restano da chiarire, tuttavia la tragedia si è consumata il giorno immediatamente successivo a quello in cui gli abitanti, appartenenti alle due etnie Luo e Kalenjin, si sono armati gli uni contro gli altri. Alcuni membri del villaggio mettono in guardia circa la possibilità che l’uccisione dell’uomo Luo scateni una vendetta della sua comunità contro quella rivale.

“La comunità Luo desidera vendetta, sto cercando di calmarli ma sono così inaspriti e arrabbiati”, ha affermato Gordon Onyango, 32 anni, appartenente alla medesima etnia.

La comunità Luo ha largamente boicottato le presidenziali di giovedì 26 ottobre, che avrebbero dovuto vedere schierati da una parte il leader dell’opposizione Raila Odinga, di etnia Luo, e dall’altra il presidente Kenyatta, di etnia Kikuyu ma in stretta collaborazione con un vicepresidente Kalenjin.

Tutto è scaturito dalla decisione della Corte Suprema di ripetere le prime elezioni in seguito alle rimostranze di Odinga. Tuttavia, Odinga si è tirato fuori anche dalle seconde elezioni, continuando a sostenere che non sarebbero eque.

Nelle roccaforti occidentali di Odinga, che si sono a lungo sentite escluse dalle decisioni politiche ed economiche del Paese, i manifestanti hanno impedito alle sedi elettorali di aprire in quattro province.

In tutto il territorio nazionale, circa il 10% delle sedi elettorali non sono riuscite ad aprire e garantire le elezioni, nonostante non ci siano stati problemi nelle aree fedeli a Kenyatta. I risultati delle urne sono caduti in picchiata, passando dall’80% del mese di agosto al 35% attuale e disilludendo le aspettative del presidente circa una larga maggioranza per il suo eventuale secondo mandato.

In alcune zone del Paese, come a Koguta, nella provincia di Kisumu, le proteste hanno inasprito le relazioni con altre comunità keniote che volevano votare Kenyatta.

Questo sentimento di rabbia diffusa rischia di innescare nuove violenze etniche, che nel 2007 causarono la morte di 1200 persone in seguito a un’elezione presidenziale controversa, ma che da allora sono state assenti su tutto il territorio.

Almeno 51 persone sono state uccise dallo scoppio delle violenze nel mese di agosto, ma la maggior parte degli omicidi si sono consumati negli scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine.

In questo clima di violenze la polizia, sebbene sia appostata a soli 400 metri da dove il corpo è stato rinvenuto, ha scartato la possibilità di accedere alla scena del crimine fino a che non saranno arrivati ulteriori rinforzi.

Le forze dell’ordine e i governatori della provincia non hanno risposto alle telefonate di Reuters, ma Julius Genga, un deputato della regione, ha risposto al telefono affermando di starsi recando sul posto in auto.

“Vogliamo dispiegare la polizia per cercare di ristabilire la calma poiché, dopo la morte di quest’uomo, la tensione sta aumentando e non vogliamo che inneschi un’escalation non più controllabile”, ha affermato.

 

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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