Burundi: primo paese a lasciare la Corte penale internazionale

Pubblicato il 29 ottobre 2017 alle 6:00 in Africa Burundi

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Il Burundi, venerdì 27 ottobre 2017, è stato il primo paese a lasciare la Corte penale internazionale, il cui Statuto, come è noto, è stato stipulato il 17 luglio 1998 a Roma per processare i responsabili dei peggiori crimini contro l’umanità.

Il governo ha dichiarato quella di venerdì 27 ottobre una giornata “storica” e ha invitato la popolazione a festeggiare, per tutta la giornata del 28 ottobre, nelle piazze del paese.

Un portavoce della Cpi ha affermato che il ritiro del Burundi dallo statuto di Roma è già effettivo.

La mossa arriva un anno dopo rispetto a quando la capitale Bujumbura aveva notificato ufficialmente alle Nazioni Unite che avrebbe lasciato il tribunale internazionale.

Il portavoce dell’ufficio presidenziale, Willy Nyamitwe ha dichiarato: “La Cpi ha dimostrato di essere uno strumento politico e un’arma utilizzata dall’Occidente per assoggettare gli altri Stati. Quanto accaduto rappresenta una grande vittoria per il Burundi che ha così difeso la sua sovranità e il suo orgoglio nazionale”.

Tuttavia, Nigarura Lambert, Presidente della coalizione del Burundi per la Corte penale internazionale, ritiene che la decisione di far uscire il paese dallo statuto di Roma giunge in un momento in cui i bagni di sangue sono all’ordine del giorno.

Nigarura ha, inoltre, aggiunto che la giustizia del Burundi ha perso qualsiasi contatto con la tutela dei diritti umani e della vita stessa, divenendo un mero strumento di repressione di qualsiasi voce di dissenso.

Tuttavia, i funzionari della Cpi hanno affermato che l’inchiesta avviata in aprile 2016 per sventare possibili crimini contro l’umanità commessi dalla nazione africana continuerà il suo corso. Il ritiro del Burundi non pregiudica infatti la competenza della Corte ad indagare su presunti crimini commessi nell’arco di tempo in cui lo Stato faceva parte della Cpi, vale a dire fino al 27 ottobre 2017.

L’indagine iniziale è stata avviata dal capo procuratore della Cpi, Fatou Bensouda, in seguito alla pubblicazione di rapporti riguardanti uccisioni, arresti, torture, stupri e altre forme di violenza sessuale, nonché casi di sparizioni. I documenti sono stati pubblicati nel corso di una violenta crisi politica iniziata quando il Presidente Pierre Nkurunziza ha vinto le elezioni il 21 luglio 2015, inaugurando il suo terzo mandato.

Il mese scorso, gli investigatori delle Nazioni Unite hanno esortato la Cpi ad aprire un’indagine su vasta scala, avendo motivo di ritenere che in Burundi siano stati commessi crimini contro l’umanità nell’ambito di un attacco sistematico contro la popolazione civile.

Nel complesso, la violenza in Burundi ha colpito tra i 500 e i 2000 civili, secondo i calcoli forniti dall’ONU e da ONG, e più di 400.000 burundesi sarebbero fuggiti all’estero.

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Lucia Mecocci

di Redazione

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