USA: il futuro della lotta contro l’ISIS

Pubblicato il 28 ottobre 2017 alle 6:01 in USA e Canada

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Il futuro della lotta contro l’ISIS riguarda tutto il mondo.

È quanto affermato dal capo del Joint Chief of Staff, Joseph Dunford, il quale ha spiegato che per distruggere definitivamente il network globale che ha creato lo Stato Islamico sarà necessario mettere in atto uno sforzo maggiore a livello internazionale. Secondo quanto riferito da Dunford, nonostante l’imminente sconfitta dei jihadisti in Siria e in Iraq, la lotta degli USA contro il terrore non è ancora conclusa.

Il dominio dell’ISIS nei due Paesi mediorientali è ormai agli sgoccioli.

Il 26 ottobre, le forze irachene hanno annunciato l’inizio dell’offensiva finale contro lo Stato Islamico, volta a riconquistare l’ultima parte del territorio dell’Iraq, ancora sotto il controllo dell’organizzazione. Al momento, il distretto di Al-Anbar, situato sulle rive dell’Eufrate, al confine con la Siria, è l’ultima area irachena ancora sotto il controllo dei terroristi. La battaglia per liberare il governatorato è iniziata il 20 settembre 2017 e, inizialmente, si era concentrata nei distretti di Anah e Al-Rihana, che costituivano un punto logistico fondamentale per l’organizzazione.

In Siria, il 17 ottobre 2017, le Syrian Democratic Forces, sostenute dalla coalizione internazionale a guida americana hanno liberato la città di Raqqa, capitale dell’ISIS. Attualmente, stando a quanto riferito dagli ufficiali militari russi, l’ISIS controlla meno del 5% del territorio siriano.

Dunford ritiene che, nel corso dei prossimi 3/5 anni, i terroristi avranno la capacità di auto-sostenersi e, non avendo più il controllo di porzioni di territorio, mireranno a rafforzare i propri legami globali. Ciò significa che, nel breve futuro, l’ISIS metterà in atto una nuova strategia, con l’obiettivo di accrescere i propri legami con altri gruppi estremisti sparsi in tutto il mondo per ricreare un flusso di finanze e risorse di cui servirsi. “La situazione di oggi è chiara: i leader dell’ISIS stanno cercando di fomentare i conflitti locali. Ciò sta avvenendo in Africa, dove sempre più gruppi armati stanno dichiarando di giurare fedeltà allo Stato Islamico”, ha spiegato il presidente del Joint Chief of Staff.

Il Pentagono ritiene che la diffusione dell’ideologia dell’ISIS non sia dovuta dal ritorno nei Paesi di origine dei foreign fighters. Al contrario, la maggior parte dei 40,000 combattenti stranieri che si sono uniti alle fila dello Stato Islamico si è organizzata in piccoli gruppi, che si sono sparpagliati in determinate regioni del mondo per fomentare i conflitti locali e accrescere l’instabilità.

L’assedio di Marawi, nelle Filippine, è un chiaro esempio di quanto affermato dal Pentagono. La città, situata sull’isola meridionale di Mindanao, è stata per 5 mesi sotto il controllo dei guerriglieri del gruppo terroristico locale Maute, affiliato all’ISIS.

Allo stesso modo, gli ufficiali americani hanno riscontrato la presenza di gruppi affiliati all’ISIS anche in altre Africa, in Afghanistan e in Pakistan. Secondo quanto riportato da l national Counterterrorism Center, nel 2016, l’ISIS aveva branche in 18 diversi Paesi.

Tra questi, in Libia, i militanti dello Stato Islamico si stanno riorganizzando. Il 28 settembre 2017, l’ufficio del Procuratore Generale libico, Sadiq Al-Sour, ha riferito che centinaia di militanti del gruppo, dopo essere fuggiti da Sirte prima o durante la campagna per liberare la città, si sono rifugiatisi nel deserto, dove hanno formato un esercito guidato dal militante libico Al-Mahdi Salem Dangou, meglio conosciuto con il nome di Abu Barakat.

In Nigeria, Boko Haram, una delle organizzazioni terroristiche più potenti al mondo, nel marzo 2015 ha giurato fedeltà allo Stato Islamico. In Niger, Il Pentagono sospetta che l’ISIS abbia condotto l’imboscata di lunedì 23 ottobre in Niger, in cui sono morti 4 soldati americani e 5 nigerini. Militanti affiliati all’ISIS sono altresì presenti al confine con il Mali. Il terrorista algerino Adnan al-Sahrawi, ex portavoce del gruppo al-Mourabitoun affiliato ad al-Qaeda e attivo nel Sahel, dal maggio 2015, ha giurato fedeltà allo Stato Islamico. Da allora, lui e i suoi seguaci si fanno chiamare “the Islamic State of Greater Sahara”, e compiono operazioni al confine tra il Niger e il Mali. In Egitto, nel nord del Sinai, è molto attivo un gruppo terroristico affiliato allo Stato Islamico, che si autodefinisce “Stato del Sinai”. Il gruppo ha più volte rivendicato la paternità di attacchi terroristici avvenuti nell’area contro le forze della polizia egiziana.

In Pakistane e in Afghanistan, la Khorasan Province, affiliata all’ISIS, è attiva dal 2015, compiendo attentati sia contro le forze di sicurezza locali, sia contro le comunità sciite.

Alla luce di tale situazione, la distruzione dei tessuti connettivi tra le varie cellule affiliate allo Stato islamico intorno al mondo è l’unica soluzione per cercare di distruggere definitivamente l’organizzazione. A tal fine, Dunfrod spiega che sarà necessario instaurare una cooperazione e una condivisione di informazioni a livello internazionale migliore.

“L’ISIS sarà sconfitto definitivamente quando non sarà più in grado di operare come un’organizzazione terroristica transnazionale, e quando quei gruppi che si identificano con la sua ideologia verranno sconfitti direttamente dalle forze di sicurezza locali dei Paesi in cui operano”, ha concluso Dunford.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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