Immigrazione come ricatto

Pubblicato il 26 ottobre 2017 alle 19:48 in Il commento

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Nessuno

La nuova rotta è la Tunisia. Chiusi i flussi dalla Libia, gli immigrati riprendono a sbarcare sulle nostre coste. L’Italia si trova in una morsa politica. Da una parte, è costretta a dare soldi ai paesi di esodo affinché impediscano ai migranti di salire sui barconi; dall’altra, scatena gli appetiti dei governi africani che ambiscono a intercettare una parte delle risorse europee per arginare l’immigrazione clandestina. Il meccanismo è noto: i governi africani allentano i controlli alle frontiere e fanno crescere il numero di migranti che si dirigono verso le coste italiane. Nessuno può accusarli di operare per favorire l’immigrazione clandestina, ma i numeri parlano chiaro e il caso della Tunisia lo dimostra. Dopo che gli sbarchi dei tunisini sono improvvisamente aumentati, un alto funzionario del governo della Tunisia, Adel Jarboui, ha dichiarato di voler incontrare le autorità italiane per valutare la quantità di risorse da stanziare per arginare il fenomeno. Vale la pena leggere le parole testuali di quest’uomo che ricopre il ruolo di segretario di Stato dell’immigrazione in Tunisia: “La visita in Italia – ha dichiarato Adel Jarboui venerdì 20 ottobre – sarà anche un’opportunità per identificare, insieme alle autorità italiane, possibili fonti di risorse per combattere l’immigrazione illegale”. Il problema è che il governo della Tunisia non dovrebbe combattere l’immigrazione illegale sul proprio territorio con le risorse dell’Italia, bensì con quelle della Tunisia, ma, nell’era del grande business dell’immigrazione clandestina, i ragionamenti logici sono un ostacolo al profitto. Ciò che conta è alimentare una continua emergenza umanitaria che costringa i paesi europei a spendere milioni di euro per evitare che i migranti anneghino. Chiunque affermi che l’Italia opera in modo cinico non ricorda i fatti. L’Italia iniziò a spendere milioni di euro per salvare i migranti dopo la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando annegarono 368 eritrei su un’imbarcazione partita dalla Libia. Alcuni morirono bruciati a causa di un incendio improvviso; altri annegarono. Gli italiani provarono una profonda commozione e il governo, allora presieduto da Gianni Letta, diede inizio all’operazione Mare Nostrum che fu poi sostituita dall’operazione Triton.

Bilanci alla mano, sembra proprio che l’Italia abbia a cuore la sorte dei migranti africani più dei loro governi. Secondo i dati del ministero dell’economia, l’Italia ha speso 3,3 miliardi di euro nel 2016 per aiutare coloro che attraversano il Mediterraneo. La spesa per i migranti comprende quattro voci: accoglienza; soccorso in mare; assistenza sanitaria e educazione. Che i migranti partano dalle coste libiche può essere giustificato dal fatto che lo Stato è crollato e il paese versa in una condizione di caos generalizzato con due governi debolissimi, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli, che hanno un controllo molto limitato del territorio. Che i migranti partano dalla Tunisia è meno giustificabile. In Tunisia non esiste nessuna guerra civile e lo Stato è saldo, nonostante i problemi legati al mancato sviluppo economico. I tunisini sbarcati in Italia nel 2016 erano stati 1,207. Dall’1 gennaio a oggi sono stati 4,100. Al momento, il dato statistico non è inquietante, lo è quello politico perché, se i governi africani inizieranno ad allentare i controlli sulle coste, per poi autoinvitarsi a Roma a contrattare un compenso, l’Italia sarà sottoposta a un ricatto politico costante.

Grazie di leggere Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale

Articolo pubblicato per gentile concessione del direttore del “Quotidiano Nazionale”.

 

 

 

 

 

di Alessandro Orsini

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