Trump ripristina l’accesso ai rifugiati, ma esclude 11 Paesi

Pubblicato il 25 ottobre 2017 alle 12:20 in Immigrazione USA e Canada

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Il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che ripristina l’ammissione dei rifugiati negli Stati Uniti ma che esclude, tuttavia, quelli provenienti da 11 Paesi specifici.

La notizia è stata annunciata dall’amministrazione americana nel corso di una conferenza stampa con i giornalisti, martedì 25 ottobre 2017. Secondo quanto riferito da alcuni ufficiali statunitensi, i rifugiati saranno sottoposti a screening di sicurezza più approfonditi, basati sull’analisi di dati biografici e dei social media degli individui, mentre per quelli provenienti da 11 Stati, che attualmente rimangono segreti per motivi di sicurezza, sarà in vigore un blocco di 90 giorni. Non sono state fornite ulteriori informazioni dettagliate al riguardo, anche se Reuters riferisce che gli 11 Paesi dovrebbero appartenere all’Africa e al Medio Oriente. I cittadini provenienti da tali Stati non saranno banditi definitivamente dagli USA, ma verranno ammessi sulla base di indagini approfondite per ogni singolo caso. L’amministrazione Trump metterà altresì in atto un programma per facilitare il ricongiungimento familiare dei rifugiati.

Queste decisioni, prese al fine di innalzare la sicurezza nazionale americana, sono state annunciate alla scadenza del bando anti-immigrati, dalla durata di 120 giorni, emesso da Trump poco dopo l’inizio del proprio mandato presidenziale. Il 28 gennaio scorso, dopo soli 8 giorni dall’insediamento alla Casa Bianca, il presidente americano aveva varato un primo bando anti-immigrati, che è stato bloccato e riformulato il 6 marzo, vietando l’entrata negli USA ai cittadini originari di Iran, Somalia, Sudan, Siria, Libia e Yemen. Dalla primavera passata, la questione è stata oggetto di riesame presso le corti statunitense fino a che, il 13 settembre scorso, la Corte Suprema americana si è espressa a favore di tale restrizione. Il 24 settembre, è stata emessa una terza versione del bando volta a vietare l’entrata dei cittadini provenienti da Iran, Libia, Siria, Yemen, Somalia, Ciad e Corea del Nord dagli USA. Tale ordine è stato bloccato da un giudice federale delle Hawaii, il 18 ottobre.

In reazione all’ultima decisione della Casa Bianca, i difensori dei rifugiati hanno protestato, riferendo che gli stranieri in questione erano già soggetti a procedure di sicurezza molto approfondite. “L’amministrazione ha avuto più di sei mesi di tempo per rivedere tale politica, ma ha riproposto un bando simile che discrimina i musulmani”, ha riferito il presidente di Refugees International, Eric Schwartz. Dall’altra parte, Washington ha giustificato la propria mossa spiegando che il blocco di 90 giorni mira a innalzare la sicurezza nazionale di fronte alla minaccia terroristica.

Fin dalla propria campagna elettorale, Trump aveva annunciato di voler adottare una linea rigida nei confronti dell’immigrazione. Al di là dei bandi, tale promessa si è concretizzata, il 6 settembre scorso, con l’abolizione del programma Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA), volto a evitare la deportazione dei giovani clandestini giunti negli Stati Uniti da bambini, dando al Congresso sei mesi di tempo per trovare una nuova soluzione legislativa. Il DACA, o “programma per i sognatori”, era stato adottato nel 2012 dalla precedente amministrazione di Barack Obama, con l’intento di permettere ai giovani immigrati di poter lavorare legalmente negli USA.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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