Violenza contro gli omosessuali: parla una delle vittime del “gulag gay” in Cecenia

Pubblicato il 25 ottobre 2017 alle 5:59 in Cecenia Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Maksim Lapunov, arrestato in Cecenia per sospetto di omosessualità lo scorso marzo, ha tenuto una conferenza stampa raccontando le violenze subite nelle prigioni segrete per omosessuali della capitale cecena Groznyj: il cosidetto “Gulag gay”. 

Secondo le informazioni riportate dalla Novaja Gazeta, che ha ospitato la conferenza stampa, Lapunov è stato arrestato il 16 marzo ed è stato detenuto per 12 giorni in una delle cantine delle “prigioni segrete” di Groznyj. Lapunov è il primo omosessuale residente in Cecenia a rendere pubblico il proprio nome e a sporgere denuncia al Comitato investigativo della Federazione russa.

È stato colpito a bastonate, minacciato, picchiato e umiliato costantemente, per dodici giorni, dalla polizia cecena. “Potevo solo trascinarmi strisciando quando mi lasciavano” – ha dichiarato Lapunov, la cui madre “aspettava ogni giorno la chiamata per andare a recuperare il cadavere”.

La testimonianza di Lapunov giunge sei mesi dopo le notizie che denunciavano la detenzione arbitraria e la tortura di dozzine di uomini sospetti di omosessualità in Cecenia. Allora, le autorità federali, solitamente attente a non irritare il presidente ceceno Kadyrov, avevano avviato un’indagine e la presidente del comitato russo per i diritti umani Tat’jana Moskal’kova aveva invitato gli omosessuali ceceni a farsi avanti e a denunciare le angherie subite, per facilitare l’inchiesta.

Lapunov, di etnia russa, ha raccontato di aver lavorato in Cecenia per due anni prima che agenti, in abiti civili, lo fermassero lo scorso marzo. Portato in commissariato era interrogato e picchiato da diversi agenti. “Si davano il cambio ogni 10-15 minuti – ha affermato – gridavano che ero gay e che mi avrebbero ucciso, dopodiché mi hanno chiuso in una cella dove mi hanno picchiato e bastonato per diversi giorni”. Lapunov ha denunciato torture quali la falanga (bastonate alla pianta dei piedi) e numerose punture alle mani e ai piedi.

I poliziotti che lo hanno interrogato hanno messo a verbale – secondo la denuncia – che Lapunov era andato in Cecenia “ad adescare ragazzi ceceni” e a “depravare i costumi della repubblica”. Durante un interrogatorio un agente ha controllato le conversazioni di Lapunov nei social network e gli ha assicurato che se gli avesse fatto i nomi di “almeno due o tre omosessuali ceceni” lo avrebbero lasciato andare: “siamo interessati ai Ceceni e tu sei russo” – gli avrebbe detto.

Il giovane è stato rilasciato solo dopo che la famiglia ha presentato denuncia e molti suoi amici sono andati in Cecenia a chiedere di lui e a cercarlo, affiggendo anche manifesti come fosse una persona scomparsa. Le associazioni per i diritti LGBT in Russia hanno denunciato che Lapunov è stato rilasciato in quanto russo, e solo dopo aver firmato un documento in cui ammetteva di essere omosessuale e accettava di non riferire a nessuno dell’accaduto.

Nonostante una legge che vieta la “propaganda omosessuale” il governo russo ha sempre affermato che gli omosessuali vivono tranquilli in Russia purché non manifestino apertamente la propria sessualità. Il 19 aprile scorso, quando le denunce su quanto accadeva in Cecenia avevano causato proteste da parte della comunità internazionale, Vladimir Putin aveva convocato al Cremlino il presidente ceceno Kadyrov, intimandogli di arrestare le retate.

Il leader ceceno ha sempre negato, assicurando che nella repubblica nord-caucasica “non ci sono omosessuali”. Le associazioni per i diritti degli omosessuali non credono che le autorità russe daranno grande peso alle denunce o intensificheranno le indagini. “Sarebbe come ammettere che il Cremlino non riesce a controllare quel che succede in Cecenia” – affermano alcuni attivisti che preferiscono l’anonimato.

Lapunov è il primo a rendere pubblica la sua denuncia, sebbene Igor’ Kočetkov , presidente dell’associazione Red-LGBT Russia ha affermato che sono almeno una dozzina le denunce presentate al Comitato per i diritti umani, ma tutte coperte da segreto. “Maksim è l’unico a non avere familiari in Cecenia – ha spiegato – e non è tenuto a rispettare il codice d’onore della società cecena”. La Cecenia è infatti una repubblica islamica particolarmente tradizionalista.

“Dovevo rendere pubblica la mia denuncia – ha concluso Maksim Lapunov – se consentiamo che succeda in Cecenia, allora può succedere dappertutto e nessuno può sapere chi sarà il prossimo”.

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.