Pentagono: ISIS dietro agli attacchi contro i soldati americani in Niger

Pubblicato il 24 ottobre 2017 alle 16:01 in Niger USA e Canada

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Il Pentagono sospetta che l’ISIS abbia condotto l’imboscata di lunedì 23 ottobre in Niger, in cui sono morti 4 soldati americani e 5 nigerini.

È quanto ha riferito il presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale Joseph Dunford, il quale ha rivelato alla CNN alcune informazioni importanti sull’attacco. La squadra militare, composta da 12 soldati americani e da 30 soldati nigerini, ha chiesto l’invio di ulteriori supporti solo un’ora dopo l’inizio degli scontri a fuoco con i militanti. “Dobbiamo capire perché non è stato chiesto aiuto durante la prima ora di combattimenti; io credo che i soldati pensassero di riuscire a gestire la situazione da soli”, ha spiegato Dunford, il quale ha aggiunto che il gruppo stava operando secondo gli ordini ricevuti. Tuttavia, il Pentagono deve indagare su tutti i dettagli della missione, per comprendere cosa sia andato sorto.

L’attacco del 23 ottobre non è stato il primo in cui cono stati coinvolti soldati americani. Il 4 ottobre scorso, tre ufficiali delle forze speciali statunitensi sono stati uccisi, mentre altri due sono stati feriti nell’area rurale di Niamey, situata a circa 200 km a nord della capitale nigerina, al confine con il Mali.

Questi due attentati hanno sollevato diverse domande circa la missione americana in Africa, e sul perché il corpo di una delle vittime, il sergente David Johnson, sia stato ritrovato due giorni dopo l’attacco del 4 ottobre.

Dunford ha spiegato che, quando la prima squadra ha lasciato la propria base operativa, il 3 ottobre, l’obiettivo della missione era quello di fare una pattuglia di ricognizione a Tongo Tongo, un villaggio al confine con il Mali. Non è ancora chiaro se i soldati abbiano fatto una deviazione rispetto al percorso stabilito, se siano riusciti a comunicare correttamente per chiedere aiuto alla base operativa e perché Johnson sia sparito. Le indagini in corso cercheranno di fare luce su questi interrogativi.

Secondo quanto riferito dal Pentagono, il 23 ottobre, sono stati 50 militanti affiliati all’ISIS a lanciare l’imboscata. L’intelligence americana sta cercando di capire se i terroristi siano stati informati dagli abitanti del villaggio circa la presenza dei soldati. Sulla base di questo dettaglio, Dunford ha messo in guardia la comunità internazionale, riferendo che, con la progressiva perdita di terreno in Siria e in Iraq, l’ISIS sta cercando di riorganizzarsi in Niger.

Lo US Africa Command, la missione americana in Africa, sostiene che il Niger è un partner importante per gli Stati Uniti, in quanto i due eserciti nazionali collaborano per contenere la minaccia terroristica nell’Africa occidentale e nella regione del Sahel. Sono circa 800 i membri del personale militare americano presenti nel Paese africano. Tra questi vi sono diversi ufficiali delle forze speciali, il corpo diplomatico presente all’ambasciata americana di Niamey e soldati che assistono e conducono la costruzione della base aerea 201 a Agadez. Tuttavia, non tutte le truppe americane presenti sul suolo nigerino sono impegnate in operazioni locali. Una parte del personale militare ha il compito di addestrare i militari nigerini e di assisterli nelle operazioni di ricognizione e sorveglianza, per facilitare il contrasto delle organizzazioni estremiste presenti nella regione; un’altra parte di soldati è impegnata, invece, in missioni congiunte alle forze francesi al di fuori del Niger.

In merito alla minaccia terroristica, secondo quanto riferito dal Country Report on Terrorism 2016 del governo americano, il principale gruppo terroristico attivo in Niger è Boko Haram, il quale compie attacchi soprattutto nel sud-est, in prossimità dei confini con la Nigeria. Tuttavia, nel Paese africano sono presenti anche al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM), il Movement for Unity and Jihad in West Africa, Ansar al Dine e Macina Liberation Front e l’ISIS. Il governo americano spiega che, nel 2016, i militanti di Boko Haram e dello Stato Islamico sono penetrati in Niger attraverso il confine nigeriano, con l’obiettivo di compiere attacchi contro i civili e le forze di sicurezza locali nella zona di Diffa.

Militanti affiliati all’ISIS sono altresì presenti al confine con il Mali. Il terrorista algerino Adnan al-Sahrawi, ex portavoce del gruppo al-Mourabitoun affiliato ad al-Qaeda e attivo nel Sahel, dal maggio 2015, ha giurato fedeltà all’ISIS. Da allora, lui e i suoi seguaci si fanno chiamare “the Islamic State of Greater Sahara”, e compiono operazioni al confine tra il Niger e il Mali. Il quotidiano inglese, The Guardian, ha attribuito ai militanti di al-Sahrawi l’attacco del 4 ottobre contro le forze americane in Niger.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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