USA: continua la propaganda anti-iraniana

Pubblicato il 23 ottobre 2017 alle 14:01 in USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha messo in guardia gli alleati mediorientali ed europei di fronte all’Iran.

In occasione della propria visita a Riyad, il 20 ottobre, Tillerson ha colto l’occasione per scagliarsi contro Teheran, spiegando che sia gli Stati Uniti, sia l’Arabia Saudita, sono convinti che chiunque entri in affari con la Iranian Revolutionary Guard, la quale ha il monopolio di vasti settori dell’economia iraniana, corra un grosso rischio.

Le dichiarazioni del segretario di Stato americano costituiscono l’ultimo sforzo dell’amministrazione Trump per convincere i propri alleati europei ad adottare un approccio più duro nei confronti dell’Iran. Il 13 ottobre, il presidente americano ha annunciato la de-certificazione dell’accordo nucleare iraniano, dicendosi intenzionato a voler imporre nuove sanzioni contro la Repubblica islamica. In linea con la posizione di Trump, il 19 ottobre, l’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Nikki Haley, ha esortato la comunità internazionale a riconoscere le “azioni destabilizzanti” dell’Iran nella regione mediorientale, chiedendo di mettere in atto misure più rigide per contrastare il programma missilistico di Teheran.

Dall’altra parte, i leader europei hanno ripetutamente affermato di voler tener fede al patto nucleare, dal momento che l’Iran sta rispettando tutte le sue condizioni. A loro avviso, una ri-negoziazione non è altresì possibile. La Russia e la Cina, le quali fanno parte a loro volta dell’accordo, non hanno espresso alcun interesse nell’apporre modifiche.

A seguito della decisione di Trump, il Congresso americano ha 60 giorni di tempo per decidere se imporre nuovamente sanzioni contro Teheran e abbandonare l’accordo. Come spiega il New York Times, gli alleati degli USA hanno riferito che, se Washington deciderà di rinnovare le misure restrittive contro l’Iran, le compagnie europee saranno costrette a fare lo stesso per non perdere 19 trilioni di dollari provenienti dagli affari con il mercato americano. Tali guadagni sono nettamente più alti rispetto ai 400 miliardi di dollari ricavati dagli affari con il mercato iraniano. Se ciò accadesse, l’Iran sentirebbe il peso delle nuove sanzioni. Al contrario, se l’Unione Europea non decidesse di non sostenere gli Stati Uniti, Teheran sarebbe in grado di portare avanti le proprie attività senza particolari ostacoli.

Il viaggio di Tillerson in Arabia Saudita fa parte di un tour più ampio in Medio Oriente, in Asia e in Europa, che si concluderà il 27 ottobre. Il segretario americano è atteso a Doha, Islamabad, Nuova Delhi e Ginevra.

La tappa saudita aveva l’obiettivo di riconciliare le relazioni tra Riyad e Baghdad, in vista dell’imminente sconfitta dell’ISIS in Siria e in Iraq. Nell’agosto 1990, in seguito all’invasione del Kuwait da parte del dittatore iracheno, Saddam Hussein, l’Iraq e l’Arabia Saudita avevano interrotto i propri rapporti. Da quel momento, il confine tra i due Stati è stato chiuso, venendo aperto una sola volta all’anno, per permettere il transito dei fedeli iracheni durante la stagione del pellegrinaggio nei luoghi sacri sauditi. Il riavvicinamento tra Riyad e Baghdad è iniziato il 16 dicembre 2015, quando l’Arabia Saudita aveva riaperto la propria ambasciata a Baghdad. Infine, lo scorso 14 agosto, in seguito alla creazione di una commissione commerciale mista tra Iraq e Arabia Saudita, è stata annunciata la riapertura dei confini.

Il fatto che gli Stati Uniti si siano proposti come intermediari alla riconciliazione tra l’Iraq e l’Arabia Saudita è significativo, in quanto può essere considerato un ulteriore sforzo americano per cercare di contrastare il consolidamento dell’influenza iraniana in Iraq, dove governa un regime sciita amico dell’Iran.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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