L’economia del Giappone: tra timida ripresa e innumerevoli sfide

Pubblicato il 22 ottobre 2017 alle 14:18 in Asia Giappone

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L’economia giapponese, messa a dura prova negli ultimi anni, sta finalmente voltando pagina?

Il Primo Ministro Shinzo Abe si mostra sicuro che l’economia giapponese sia in ripresa, al punto da aiutarlo a vincere le elezioni nazionali di domenica 22 ottobre. I critici, però, sono del parere che egli non sia riuscito a tenere fede alle sue affermazioni di insediamento al potere di circa cinque anni fa, quando assicurò una forte ripresa economica nazionale.

Sotto la sua politica economica, da lui definita “Abenomics”, il leader ha tentato di invertire la tendenza del Paese. La terza più forte economia mondiale ha infatti assistito, negli ultimi due decenni, a prezzi stagnanti e una crescita vicina allo zero.

Ci sono segni di ripresa: la crescita economica è ripartita negli ultimi trimestri e la sicurezza delle industrie è rimontata dopo un decennio di sfiducia.

Ma il Giappone affronta ancora un numero considerevole di sfide a cui Abe sta con fatica tentando di far fronte.

Debito nazionale

Il Giappone è infatti il Paese “ricco” più indebitato al mondo, con un debito di governo che ammonta a più del doppio dell’economia nazionale.

Il governo deve trovare i fondi con cui ripagare la somma, ma al contempo ha bisogno di ulteriori fondi da stanziare nella sanità di una popolazione in cui la terza età è predominante.

La strategia del Primo Ministro è quella di rilanciare la crescita economica, a tal fine egli mira a ridurre l’ammontare del debito poiché il governo riuscirà a sollevare più fondi dalla tassazione.

“La prospettiva [si basa sul fatto] che la crescita è più importante della risoluzione del problema fiscale nel breve periodo”, ha affermato Stephen Nagy, docente alla Tokyo’s International Christian University.

Ci sono decisioni difficili da prendere: nel 2014 un rincaro delle tasse volto a produrre più guadagno è finito con il generare malcontento e spingere nuovamente l’economia nazionale verso la recessione. Visti i risultati, l’anno scorso Abe ha deciso di far slittare un nuovo rincaro fiscale che aveva in programma.

Tuttavia il Giappone non sta solo affrontando un imminente regolamento dei conti: gran parte del suo debito è coperto dalla Banca del Giappone e altri organi governativi, ben poco è nelle mani di creditori stranieri.

Difficoltà per i consumatori

Il tasso di disoccupazione in Giappone è invidiabilmente basso, se paragonato con quello di altre importanti economie come la Francia. Ma non tutto è oro ciò che luccica.

Infatti la crescita salariale è debole, e ciò scoraggia la popolazione a spendere e consumare.

A sua volta ciò frena l’inflazione, che la Banca del Giappone non è riuscita a portare al 2% desiderato nonostante una politica monetaria aggressiva.

La stagnazione e il crollo dei prezzi sono in genere indice di cattive notizie per un’economia.

I consumatori rimandano gli acquisti e le compagnie hanno difficoltà ad accrescere i profitti, vi è dunque meno contante da investire in nuovi prodotti o da destinare ad aumenti salariali.

“È estremamente difficile cambiare l’atteggiamento mentale delle famiglie”, ha affermato Marcel Thielient, economista giapponese del Capital Economics.

Scandali aziendali

Nel corso degli ultimi anni, il Paese è stato inoltre indebolito da una serie di grossi scandali aziendali.

Proprio questo mese, il gigante dell’industria Kobe Steel ha ammesso di aver falsificato informazioni sulle vendite ai grandi clienti come Toyota e Boeing, e la Nissan ha affermato che interromperà la produzione di automobili per il mercato giapponese a causa dell’insoddisfacente esito di recenti ispezioni.

Queste vicende si sommano ad altre passate come gli airbag fatali della Takata, la costruzione nucleare e i problemi di contabilità della Toshiba, i dati truccati sull’economia legata al carburante dei motori della Mitsubishi, e gli scandali di frode e corruzione interni all’Olympus.

“La preoccupazione è che la competitività e gli standard delle corporazioni giapponesi cadano in picchiata”, ha affermato il professor Thomas Clarke, direttore del centro per la Corporate Governance alla UTS Business School di Sydney.

Poco dinamismo

Da quando Abe è al potere il Giappone è slittato dalla 14a alla 26a posizione tra i membri dell’OCSE nell’indiceDoing Businessstilato dalla Banca Mondiale, in quanto le industrie devono far fronte a complessi procedimenti burocratici.

I dipendenti giapponesi sono di un terzo meno produttivi dei loro pari statunitensi, stando a una ricerca del Capital Economics. E l’ammontare investito nel Paese dalle compagnie straniere è inferiore a quello di molte altre economie mondiali.

“Non c’è molto dinamismo nel settore commerciale”, ha affermato Thielient, Capital Economics. Egli teme che in mancanza di riforme “più coraggiose”, tra qualche anno la crescita economica del Giappone perderà il carburante che sta oggi bruciando.

Un merito di Abe è stato quello di incoraggiare le donne e le madri ad avere accesso al mondo del lavoro tramite misure quali l’agevolazionedi servizi volti all’assistenza all’infanzia.

Anche dare impiego a un maggior numero di lavoratori stranieri aiuterebbe, ma va a cozzare con la politica di un Paese che ha a lungo ostacolato l’immigrazione.

Infine, un’ulteriore fonte di difficoltà scaturisce dall’invecchiamento della popolazione giapponese: più di un quarto dei cittadini hanno infatti superato i 65 anni d’età, e questo trend non accenna a rallentare.

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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