La Francia e il terrorismo

Pubblicato il 22 ottobre 2017 alle 6:12 in Approfondimenti Francia

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Negli ultimi anni, la Francia è stata uno dei Paesi europei che ha subito il maggior numero di attacchi terroristici di matrice islamista. L’ultimo si è verificato la notte del 22 aprile 2017, pochi giorni prima delle elezioni presidenziali, quando un poliziotto è stato ucciso, mentre altri due agenti sono stati feriti insieme a un turista, nel corso di una sparatoria avvenuta sugli Champs-Elysees. Secondo le ricostruzioni delle autorità, l’assalitore è sceso da un’auto e ha iniziato a sparare contro i poliziotti con un kalashnikov, prima di essere ucciso a sua volta dal fuoco degli agenti. Nel veicolo, oltre a una copia del Corano e ad alcuni fogli inneggianti all’ISIS, è stato rinvenuto il documento dell’attentatore, il 39enne Karim Cheurfi. Nel 2003, l’uomo era stato condannato a 20 anni di reclusione per aver tentato di uccidere tre persone, inclusi due agenti, nel 2001 a Roissy-en-Brie. Cheurfi si trovava in libertà in quanto la sua pena era stata ridotta a 5 anni. L’attentato è stato rivendicato dall’ISIS.

Per quanto riguarda l’anno statistico 2016, il governo americano informa che la Francia ha continuato a riscontrare una minaccia terroristica molto alta, che ha costretto le autorità a mantenere la massima allerta. La Francia è stato il Paese europeo dal quale è partito il maggior numero di foreign fighters per la Siria e l’Iraq. Il fatto che, nel 2016, un numero sempre minore di cittadini francesi abbia raggiunto il Medio Oriente, ha indotto Parigi a temere una crescita degli attentati terroristici in Francia da parte di individui radicalizzati che, non potendo recarsi all’estero, preferiscono colpire in patria. L’anno scorso, si sono verificati diversi attacchi terroristici che sono stati rivendicati dall’ISIS:

  • Il 7 gennaio, a un anno di distanza dall’attentato di Charlie Hebdo, un uomo con indosso una cintura esplosiva finta ha cercato di attaccare una stazione di polizia a Parigi armato di coltello. L’assalitore, il 20enne di origini marocchine Tarek Belkacem, che è stato prontamente ucciso dagli agenti, aveva giurato fedeltà all’ISIS attraverso una lettera scritta, nella quale aveva giustificato il proprio atto di terrorismo facendo riferimento agli attacchi della coalizione internazionale a guida americana in Siria;
  • Il 13 giugno, il 25enne francese, Larossi Abballa, ha ucciso un ufficiale della polizia e un civile con un coltello, presso un’abitazione di Magnanville, a Parigi. La polizia ha rintracciato un video caricato su Facebook in cui il giovane giura fedeltà allo Stato Islamico ed esorta i seguaci dell’organizzazione terroristica a compiere nuovi attacchi contro le forze di sicurezza. Abballa è stato ucciso dalla polizia sul luogo dell’attentato;
  • Il 14 luglio, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, 31enne tunisino con residenza in Francia, alla guida di un camion, ha falciato la folla lungo la promenade di Nizza, durante i festeggiamenti della Bastiglia, uccidendo 86 persone e ferendone più di 400. Poco dopo la strage, il terrorista è stato ucciso dal fuoco della polizia;
  • Il 26 luglio, due 19enni armati di coltelli hanno ucciso un prete 86enne in una chiesa in Normandia. Entrambi sono stati uccisi dagli agenti accorsi sul luogo;
  • A inizio settembre, le autorità francesi hanno arrestato 3 donne sospettate di pianificare un attacco presso una stazione ferroviaria di Parigi. Una delle tre era legata agli attentatori della Normandia.

La Francia possiede un sistema di corti non giuridiche prettamente dedicate ai processi degli accusati di terrorismo. In base alla legge francese, gli stranieri possono essere deportati se sospettati di porre una minaccia alla sicurezza pubblica. Dall’attacco del Bataclan del 13 novembre 2015, la Francia rimane in stato di emergenza che consente al governo di monitorare i telefoni e le comunicazioni online dei sospettati, che possono essere trattenuti per gli interrogatori fino a 96 ore. La pena massima per gli accusati di organizzazione di un atto di terrorismo va dai 10 ai 30 anni di carcere. La Francia dispone di due corpi di sicurezza nazionale: il General Directorate of National Police (DGPN), e il Directorate General of the National Gendarmerie (DGGN), entrambi subordinati al Ministero dell’Interno. Il DGGN fa parte del Ministero della Difesa, ma è il Ministero dell’Interno a gestire le sue funzioni di polizia. Il DGPN è responsabile per le indagini criminali nelle città, e conta di un organico composto da 150,000 agenti. Dal gennaio 2015, circa 10,000 soldati dell’esercito francese sono stati posizionati nei principali centri urbani per protegge le aree più sensibili, nell’ambito dell’Operazione Sentinelle, volta ad aumentare la sicurezza nazionale alla luce della crescente minaccia terroristica. Alla fine di novembre 2016, le autorità francesi hanno arrestato 5 individui, di cui 4 residenti a Strasburgo e un cittadino marocchino, sospettati di pianificare un attentato a Parigi a inizio del mese di dicembre. La loro incarcerazione è stata il risultato di mesi di operazioni anti-terrorismo condotte dalle agenzie di sicurezza francesi. Nel 2016, la Francia ha finalizzato un sistema di condivisione di informazioni con gli Stati Uniti, che sta contribuendo a migliorare le indagini sui sospettati.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, la Francia è un membro della Financial Action Task Force (FATF), e ricopre il ruolo di osservatore in diversi organi regionali, tra cui il Caribbean Financial Action task Force e l’Eurasian Group on Combating Money Laundering and Financing Terrorism. L’unità di intelligence finanziaria di Parigi, chiamata Tracfin, è membro dell’Egmont Gorup of Financial Intelligence Units e dell’Anti-Money Laundering Liaison Commitee. Nel 2015, il governo francese ha annunciato l’adozione di 9 nuove misure per contrastare il finanziamento del terrorismo, alcune delle quali sono entrare in vigore nel 2016. Tali misure mirano a limitare la disponibilità di transazioni finanziarie anonime.

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, nel maggio 2016, l’allora primo ministro Manuel Valls ha rilasciato un Piano di Azione contro il terrorismo e la radicalizzazione. Il documento contiene 80 raccomandazioni rivolte ai ministeri e alle agenzie francesi per meglio indirizzare i problemi legati a tale fenomeno, come la ricerca delle cause della radicalizzazione. L’Inter-ministerial Committee for the Prevention of Deliquency and Radicalization (CIPDR) è responsabile per la coordinazione dell’entrata in vigore del Piano di Azione. Il comitato ha allargato l’accesso ai servizi di prevenzione e reintegrazione attraverso un network di organizzazioni governative. Il Ministero dell’Interno, che è responsabile per il monitoraggio delle comunità religiose, sta cercando di riformare l’organizzazione e il finanziamento delle istituzioni islamiche francesi. Il Ministero della Giustizia, nel 2016, ha annunciato la riorganizzazione del proprio approccio alla radicalizzazione alla violenza nelle carceri. I prigionieri sospettati di radicalizzazione verranno seguiti per 4 mesi; i casi più estremizzati, invece, verranno mandati presso l’unità dedicata ai “prigionieri violenti”, dove ricevono un’attenzione individuale e vanno incontro a misure molto restrittive, come l’isolamento forzato. I casi meno a rischio saranno redistribuiti nel sistema penitenziario e continueranno a ricevere assistenza.

Infine, in materia di cooperazione internazionale, la Francia è un membro fondatore del Global Counterterrorism Forum, ed è stata molto attiva nell’ambito della Coalizione Internazionale che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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