Congo: una guerra combattuta sui corpi delle donne

Pubblicato il 22 ottobre 2017 alle 16:42 in Africa Congo

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Un video di sette minuti diffusosi sulla piattaforma di messaggistica istantanea Whatsapp mostra una donna picchiata, stuprata e infine decapitata in pubblica piazza nella Repubblica Democratica del Congo (DRC). Il video circolava da mesi, ma è stato riconosciuto ufficialmente e pubblicato da France 24 solo una settimana fa.

La donna, una ristoratrice locale di cui si ignora l’esatta identità, è la più recente vittima di un conflitto brutale che da un anno affligge una regione prima relativamente tranquilla, ma la sua vicenda è ascrivibile anche a un’antica storia di violenza che si perpetra sin dalla fine del XIX secolo.

Tra il 1885 e il 1908 il re del Belgio Leopoldo II ha annesso la colonia del Congo al suo impero, arricchendosi con la raccolta della gomma locale ottenuta dai lavori forzati:chi non avesse raggiunto la quota stabilita veniva punito con la mutilazione di un arto. In soli vent’anni morirono 10 milioni di persone.

“L’uomo che aggiusta le donne”

È proprio questa vicenda, e il suo impatto sul presente, che il dottor Denis Mukwege intende diffondere, sensibilizzando l’opinione mondiale econgolese.

“Avvenimenti recenti ci hanno riportato alla mente esperienze del passato che abbiamo vissuto qui in Congo”, ha affermato. Deplorando la mancanza di musei o eventi commemorativi della brutale storia coloniale del Paese, il chirurgo ha aggiunto che “in Congo, il fatto che non ci sia memoria [di ciò] significa che la storia tende a ripetersi”.

Mukwege ha iniziato a essere chiamato “l’uomo che aggiusta le donne”per via del lavoro che lui e i suoi colleghi dell’ospedale Panzi hanno fattoe continuano a fare curando migliaia di donne e ragazze (46mila, in base a report recenti) superstiti di stupri e violenze sessuali. Tali pratiche vengono assiduamente usate nella regione come ‘armi di guerra’ a partire dallo scoppio del conflitto del 1955 nella parte orientale della RDC.

Il ginecologo richiama alla memoria le terribili lesioni che furono inferte a una delle sue prime pazienti nel 1999, nel periodo più violento della guerra.

“Mi portarono una donna che era stata stuprata da molteplici uomini in uniforme”, racconta.

“Non era stata solo violentata”, aggiunge, “le avevano sparato ai genitali. Non avevo mai visto nulla di simile prima. Pensai si trattasse di un caso eccezionale, dell’opera di un folle. Non potevo sapere che curare quelle ferite sarebbe diventato il lavoro che faccio oggi [e che continuerò a fare] probabilmente per il resto della mia vita”.

A maggio di quest’anno Mukwege era in lizza per il premio umanitario Aurora; il premio, del valore di un milione di dollari,è poi stato vinto dal dottore americano Tom Catena.

Mukwege, figlio di un pastore religioso, ha indirizzato i suoi studi medici dalla pediatria all’ostetricia e infine alla chirurgia ginecologica al fine di sopperire alle necessità locali.Oggi è intenzionato a compiere l’ennesimo passaggio di carriera, diventando un attivista a tutti gli effetti.

Timore di ulteriore instabilità e conflitto

Per più di 40 minuti Mukwege ha descritto il potere a suo dire “illegittimo” della Repubblica Democratica del Congo.

Il mandato del Presidente Kabila è scaduto nel dicembre 2016, ma egli ha posticipato le elezioni nazionali el’11 ottobre la commissione elettorale ha annunciato che non si voterà prima di aprile 2019. Ciò ha provocato un’aspra reazione dell’opposizione e ha dato adito a ulteriore instabilità.

Mukwege ha poi parlato di come la richiesta mondiale di columbite-tantalite (coltan) minerale – così come la gomma, tempo addietro – stia accendendo nuovi conflitti nel Paese, e sostiene che le società africane non avanzeranno finché non risolveranno il duplice problema del deleterio ruolo maschile nella societàe delle norme culturali negative imposte alle donne. “Le povere donne soffrono per mano degli uomini”, afferma.

“Ciò che le donne nelle nostre società sopportano in tempo di pace è una forma latente di ciò che patiscono in tempo di guerra”, continua.

“Dobbiamo eliminare il patriarcato; cresciamo i nostri figli privandoli di ogni emozione e le nostre figlie sono relegate in cucina. Il futuro dell’Africa inizierà quando le ragazze sapranno di essere uguali ai ragazzi”.

Necessità di una rispostacollettiva

Interrogato circa le possibili soluzioni al problema, il medico suggerisce il bisogno di un duplice approccio, dal basso (il popolo congolese che esige un cambiamento) e dall’alto, con l’aiuto della comunità internazionale (l’UE e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU), passando anche per le grandi corporazioni che traggono beneficio dal coltan congolese. Secondo lui, lemultinazionali dovrebbero fare pressione sul presidente e sul suo governo per garantire la pace.

“Ho operato una madre, poi, 15 anni dopo, ho operato sua figlia, e tre anni più tardi ho operato la nipote, una bambina”, racconta. “Quando ho iniziato a fare interventi alla seconda generazione di pazienti, mi sono detto: la risposta [al problema] non verrà dalla sala operatoria”.

“Devo assolutamente dire al mondo, mostrare al mondo, che abbiamo una responsabilità collettiva ad agire nella RDC. Condividiamo la stessa umanità e non possiamo continuare a permettere che queste guerre economiche vengano combattute sui corpi delle donne”.

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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